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Marco Porcio Catone - Il Censore


Catone, soprannominato il Vecchio, il Censore per differenziarlo dal pronipote, nacque nel 234 a.C. sui Colli Albani e apparteneva ad una famiglia di proprietari terrieri aristocratici. Nessuno della sua famiglia aveva mai intrapreso il cursus honorum pertanto egli rappresenterà l’homo novus, ovvero il primo a prendere la strada delle magistrature.

Trascorse l’adolescenza in campagna dedicandosi all’agricoltura e sappiamo che imparò molto sulla cultura tradizionale orale tanto che la tradizione vuole che apprese la lingua greca in tarda età. Da maggiorenne intraprese il servizio militare durante l’assalto di Annibale come tribuno militare. Diventa amico di Valerio Flacco, compagno duraturo decisivo per la carriera politica.

A trent’anni diventa questore. Porta a Roma il poeta Ennio con il quale poi entra in conflitto poiché favoriva il partito degli Scipioni. Dopo essere stato pretore, ottiene il consolato che condivide con l’amico Valerio Flacco. Si candiderà due volte alla censura, diventandone membro solo la seconda volta e facendo escludere dalle liste dei senatori alcuni nobili corrotti. In questo momento della sua vita inizia a scrivere le prime opere.

È considerato l’iniziatore della prosa latina poiché lasciò un’impronta duratura basandosi su un otium che era un esercizio culturale. La sua figura appare come quella di un homo novus contro i potenti patrizi. Egli vuole ripristinare i veri valori romani: il mos maiorum tanto da essere in perenne contrasto con l’attività greca.
Con Cartagine Catone fu implacabile poiché era ritenuta una nemica invincibile (Delenda Carthago).

Orazioni (vir bonus = oratore, esperto nel dire)
Catone dedicò ampio spazio del suo lavoro alle orazioni che furono efficaci ed apprezzate. I suoi discorsi erano scritti su tavolette di legno conservati in archivio. Scrive 150 discorsi come quello contro la ‘Lex Oppia’ di Livio. In un frammento troviamo una celebre frase tra la corrispondenza tra parole e cose (Rem tene, verba sequentur). L’oratoria è il sapere tecnico, indispensabile a trasmettere un linguaggio complesso e pieno di figure retoriche. Scrisse anche delle opere didattiche, quasi delle istruzioni indirizzate al figlio di tipo retorico, militare, medico etc.

Le origines


Catone fu il primo autore di un’opera storiografica in latino, composta nella vecchiaia. Ci sono giunti 143 frammenti e già il titolo rappresenta una evidente novità. Esso rispondeva solo ai primi tre libri che narravano appunto le origini di Roma, simili ai poemi di Nevio ed Ennio che aspiravano alle leggende sulla fondazione. A queste origini affiancava quelle delle altre città per sostenere l’identità romano-italica. Origines anche perché cerca informazioni dal passato e le inserisce in ordine geografico, non cronologico. Nei libri successivi, forse aggiunti in seguito, tratta le guerre di Roma. In quest’opera emerge la considerazione della storia di Catone, cioè l’esperienza collettiva tanto che non nomina neanche i personaggi che erano semplici soldati e popolani (Cedicio è nominato poiché paragonabile a Leonida).

Il De agri cultura


Prima opera in prosa conservata interamente che abbracciava tutte le operazioni necessarie in un’azienda agricola e al lavoro che si svolge in essa. Emerge un esempio realistico della vita di campagna, fatta dal duro lavoro di schiavi e animali. Si notano i doveri del proprietario che come un ‘capo’ è il romano che può aspirare al cursus honorum.
Il testo è stato sottoposto a interventi ‘modernizzanti’. Infatti, la lingua di Catone è caratterizzata dalla presenza di arcaismi. Si incontrano allitterazione e figura etimologica. Nel De agri cultura lo stile è spoglio, ‘grezzo’ tipico di quel contesto.
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