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CATONE IL CENSORE

Le notizie biografiche riguardanti Marco Porcio Catone che sono giunte fino a noi, sono quelle delle biografie dedicategli da Cornelio Nepote, Plutarco e Cicerone (“Cato Maior de senectute”). Egli Nacque a Muscolo, da gens plebea, nel 234 a.C. Crebbe nella proprietà paterna, condotta secondo il severo costume sabino. Entrò 17enne nell’esercito, diventò prima tribunus militium, e poi percorse tutte le altre tappe del cursus honorum. Governò con saggezza la Sardegna, dalla quale riportò a Roma il poeta Ennio. Giunse al consolato nel 195 a.C. assieme all’amico e patrono Licio Valerio Flacco. Nel 196 a.C. la moglie Licinia gli diede l’amato figlio MAarco Porcio Catone Liciniano al quale destinerà diversi scritti. Al 190 a.C. risale l’aperta contrapposizione con il gruppo politico degli Scipioni. Catone ne respingeva i raffinati modi di vita, la larga apertura al mondo greco e soprattutto gli ideali politici. Attaccato dai suoi avversari si difese con l’orazione Dierum Dictarum De Consulatu Suo . Il partito avverso riuscì a respingere la nuova candidatura di Catone al consolato e questi decise allora di sferrare l’affondo decisivo pronunciando l’orazione De Pecunia Regis Antiochi, censurando l’uso che Lucio Cornelio Scipione e il fratello Publio Cornelio Scipione l’Africano avevano fatto dell’indennità di guerra versata da Antioco III re di Siria. Pervenne alla Censura nel 184 a.C., ancora assieme a Lucio Valerio Flacco. Raggiunse allora il culmine della propria carriera e del suo impegno politico. Della carica si servì per allontanare dal Senato diversi aristocratici e soprattutto per alimentare una fiera campagna a favore della moralità tradizionale. Intervenne su questioni sociali di pubblica moralità oltrechè amministrative e di politica estera. Si manifestò costantemente ostile alla penetrazione della cultura greca nell’Urbe e si battè per espellere da Roma retori e filosofi greci. Con il tempo però le sue posizioni si ammorbidirono. Il suo stesso tenore di vita ne risentì e gli avversari politici ne approfittarono per attaccarlo davanti agli altri censori. Catone vigorosamente si difese con l’orazione De Sumpto Suo, in cui tracciava un ritratto idealizzato di sé come uomo parsimonioso e amministratore giusto. Malgrado l’età avanzata, fu inviato in Africa per cooperare alla soluzione della controversia fra Cartagine e il re di Numidia: egli si battè per la soluzione più radicale ("Carthago Delenda Est"). Nel 149 pronunciò la sua ultima orazione, parlando contro Servio Sulpicio Galba, un amministratore disonesto che aveva venduto come schiavi i lusitani che gli si erano arresi. Morì ottantacinquenne nell’autunno del 149 a.C.

ORATORIA
Catone fu anche un eminente Letterato, Egli, infatti, praticò l’ arte Oratoria, strumento indispensabile per chi nella Respublica voleva percorrere il cursus honorum. Differenti erano i generi dei numerosissimi discorsi da lui pronunciati:
- ORATIONES DELIBERATIVAE: tenute sia in senato che nelle assemblee popolari
- DISCORSI GIUDIZIARI: pronunciati in tribunale o nelle contiones (= adunanze pubbliche). Siamo di fronte ad un’oratoria quasi sempre politica: in questo ambito rientra una tematica prettamente catoniana come l’attenzione verso i provinciali: chiedendo in Senato che i macedoni rimanessero liberi e che non si facesse guerra ai Rodiensi, Catone si mostrava ostile alla guerra fine a se stessa.
Quanto alle forme, oggi vediamo come, le doti che già gli antichi riconoscevano ai discorsi catoniani, ossia il rigore logico, la competenza giuridica e l'efficacia sugli uditori, si accompagnino in essi ad un uso ormai scaltrito della retorica greca. Sdegnoso della Tékhne retorica di matrice greca, Catone, affermava la superiorità dei contenuti rispetto alla forma.
ORIGINES
Le Origines, scritte nel periodo del riposo senile, furono per Catone una continuazione dell’azione politica: la storia è qui intesa come memoria di virtù e come insegnamento mediante anche l’esempio personale. L’opera era strutturata in 7 libri: il punto d’avvio era offerto dai 7 re dell’età monarchica. Si proseguiva con la ricostruzione dei primordi dei vari popoli. Catone annotava i fatti senza fare il nome dei comandanti (Catone si proponeva in tal modo di respingere il culto della personalità. Avversava fortemente il modello, di matrice ellenistica, dell’uomo "forte", del politico o del generale dalle virtù carismatiche.) e si conduceva con molta accuratezza e diligenza senza fare sfoggio del proprio sapere. E’ molto rilevante l’attenzione di Catone per la storia locale e il mondo italico. In tale interesse si rifletteva tra l’altro il dibattito sul concetto di “Italia”. Non sarà un caso che lo stesso titolo suoni al plurale, prchè Roma non poteva pretendere di essere l’unica protagonista di una storia che è sempre creazione collettiva. (Per lui la grandezza di Roma era opera non dei singoli ma del popolo.) Catone individuava, quindi, le Città Italiche come le basi profonde della potenza romana.
Cammino facendo egli modificò il proprio indirizzo storiografico: forse per merito della venuta a Roma di Polibio che raccomandava una storiografia più pragmatica e più vicina alla riflessione politica.
DE AGRI CULTURA
Unica opera di Catone conservataci nella sua interezza, ed è il più antico testo in prosa latina giunto sino a noi. E’ un libro che si presenta come una serie di istruzioni relative alla più razionale amministrazione della Villa Rustica. I contenuti rispecchiano una certa disomogeneità fra le parti e si riferiscono però a tutte – o quasi – le operazioni attinenti al fondo agricolo. E’ possibile che la mancata organicità dell’opera risalga alla primitiva stesura d’autore. Catone avrebbe cioè via via ampliato i propri appunti sul tema agricolo. Egli tenne sotto mano la Trattatistica Greca sull’argomento: l’analisi lessicale evidenzia calchi diretti dal greco, e dalla cultura ellenistica proviene sicuramente l’idea stessa di una guida scritta a un qualche sapere tecnico. Ma tutta romana è l’ ideologia che guida il De Agri Cultura, come anche lo scopo, sotteso alla trattazione (ricerca del massimo profitto possibile) e lo stile, che richiama gli antichi carmina.

LIBRI AD MARCUM FILIUM – PRAECEPTA AD FILIUM
Si trattava forse di una serie organica di opere o sezioni distinte: vi era un De Medicina, un De Agri Cultura, un De Oratore, un De Re Militari. Vasta fortuna toccò soprattutto ai pensieri e alle sentenze, I Dicta. Questa enciclopedia pratica ci conferma il traguardo del Civis Romanus Ideale, a cui Catone ha costantemente mirato.

I DOVERI DEL DOMINUS
Il trattato è rivolto al proprietario terriero, non al semplice contadino. Il suo interlocutore è il dominus, che trascorre gran parte del tempo a Roma impegnato nei negotia della politica, ma dedica ancora con assiduità la propria personale cura all’azienda agricola di cui è proprietario e guida organizzativa ed etica.
I DOVERI DEL VILICUS
Dopo il dominus, al secondo posto dell’organizzazione di una tenuta agricola viene il vilicus, il fattore, uomo di fiducia del dominus, esecutore delle sue disposizioni e suo delegato presso la villa.

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