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Appio Claudio Cieco
Appio Claudio Cieco (IV-III a.C.) è il primo letterato prima di Livio Andronico.
Egli è un romano orgoglioso che difendeva Roma dai nemici, in particolare da Pirro.
Nel 280 pronunciò l'orazione con la quale convinse il senato a non accettare nessuna condizione di pace avanzata da Pirro se prima non avesse lasciato l'Italia; l'orazione venne pubblicata e probabilmente circolò sino all'età di Cicerone.
Appio Claudio Cieco era favorevole all'espansione romana nel meridione poiché i contatti con la cultura greca avrebbero portato vantaggi culturali, perciò fece costruire la via Appia, che collegava Roma a Capua (Brindisi), detta “regina viarum”.
Politica interna
Egli partecipò attivamente alla vita politica, era un aristocratico progressista e si adoperò a favore della plebe, in quanto non voleva sottostare al patriziato.
Infatti inserì i figli dei liberti nelle liste dei senatori.
Interessi giuridici
Ha scritto un trattato a carattere giuridico “De usurpationibus”, inoltre incaricò il suo scrivano (Gneo Flavio) di scrivere e pubblicare un testo che conteneva le norme di procedura giudiziaria:“Ius Flavianum”.
Interessi filologici
Teorizzazione del fenomeno ormai quotidiano del “rotacismo”, sostituzione della -s- intervocalica con la -r-.
Abolizione della -z-
Produzione letteraria
Il contatto con la cultura greca influenza la sua produzione, che è espressione di una nuova cultura italica.
Cicerone dice che Appio Claudio scrisse un carmen in cui sono presenti tracce di Pitagorismo, si riferisce ad una raccolta di “Sententiae”.

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