Genius 3813 punti

Plauto Tito Maccio
Amphitruo

Lingua e stile
Lo stile della commedia risulta vario, mosso e brillante: è presente una mescolanza di lingua letteraria e lingua parlata, in cui possiamo trovare anche parole appartenenti al lessico militare, giuridico e politico. Il linguaggio che prevale è quello quotidiano e informale, il sermo cotidianus, che viene riprodotto molto liberamente con le sue ridondanze, con l’espressività dei diminutivi e delle locuzioni idiomatiche, con una morfologia e una sintassi ancora fluide e multiformi. A una forte presenza di neologismi (“lumbifragium”) vengono inseriti numerosi grecismi a fini comici. Sono presenti molte figure foniche, come anafore, chiasmi (“Nunc quando factis me impudicis abstini, ab impudicis dictis auorti uolo”), ripetizioni, ma quelle che spiccano di più sono le allitterazioni (“regem recta me ducam resque”, “si sis sanus aut sapias satis”, “Optumo optume optumam operam das, datam pulcre locas”, “Perii, pugnos ponderat”) che danno un ritmo incalzante ai discorsi, e altre figure retoriche, come le metafore (“Quo ambulas tu, qui Vulcanum in cornu conclusum geris?”), i doppi sensi (“Ego tibi istam hodie, sceleste, comprimam linguam”) e i giochi di parole (“Nescio quam tu familiaris sis, nisi actutum hinc abis, familiaris, accipere faxo haud familiariter”). I dialoghi e i battibecchi sono numerosi e sono caratterizzati dalla battuta corta e veloce, che è alla base della comicità. Sono presenti numerose scorrettezze e volgarità (“Ubi sunt isti scortatores, qui soli inuiti cubant? Haec nox scita est esercendo scorto conduco male”). Il tipo di lessico usato, semplice, efficace e popolare, serve per stabilire un contatto diretto tra attore e pubblico. Il linguaggio utilizzato da alcuni personaggi contribuisce a determinarne il comportamento e la posizione sociale: Alcmena, nel suo monologo, fa considerazioni di tipo filosofico (quando parla del destino degli uomini guidato dal volere degli dei), Mercurio, invece, ha un registro basso, si esprime a volte in maniera volgare, che è però funzionale all’obiettivo dell’opera: far ridere.

Registrati via email