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Apostrophe to the ocean

Testo originale Apostrophe to the ocean


CLXXVIII.

There is a pleasure in the pathless woods,
There is a rapture on the lonely shore,
There is society where none intrudes,
By the deep Sea, and music in its roar:
I love not Man the less, but Nature more,
From these our interviews, in which I steal
From all I may be, or have been before,
To mingle with the Universe, and feel
What I can ne'er express, yet cannot all conceal.

CLXXIX.
Roll on, thou deep and dark blue Ocean—roll!
Ten thousand fleets sweep over thee in vain;
Man marks the earth with ruin—his control
Stops with the shore;—upon the watery plain
The wrecks are all thy deed, nor doth remain
A shadow of man's ravage, save his own,
When for a moment, like a drop of rain,
He sinks into thy depths with bubbling groan,
Without a grave, unknelled, uncoffined, and unknown.

CLXXX.
His steps are not upon thy paths,—thy fields
Are not a spoil for him,—thou dost arise
And shake him from thee; the vile strength he wields
For earth's destruction thou dost all despise,
Spurning him from thy bosom to the skies,
And send'st him, shivering in thy playful spray
And howling, to his gods, where haply lies
His petty hope in some near port or bay,
And dashest him again to earth:—there let him lay.

CLXXXI.
The armaments which thunderstrike the walls
Of rock-built cities, bidding nations quake,
And monarchs tremble in their capitals.
The oak leviathans, whose huge ribs make
Their clay creator the vain title take
Of lord of thee, and arbiter of war;
These are thy toys, and, as the snowy flake,
They melt into thy yeast of waves, which mar
Alike the Armada's pride, or spoils of Trafalgar.

CLXXXII.
Thy shores are empires, changed in all save thee—
Assyria, Greece, Rome, Carthage, what are they?
Thy waters washed them power while they were free
And many a tyrant since: their shores obey
The stranger, slave, or savage; their decay
Has dried up realms to deserts: not so thou,
Unchangeable save to thy wild waves' play—
Time writes no wrinkle on thine azure brow—
Such as creation's dawn beheld, thou rollest now.

CLXXXIII.
Thou glorious mirror, where the Almighty's form
Glasses itself in tempests; in all time,
Calm or convulsed—in breeze, or gale, or storm,
Icing the pole, or in the torrid clime
Dark-heaving;—boundless, endless, and sublime—
The image of Eternity—the throne
Of the Invisible; even from out thy slime
The monsters of the deep are made; each zone
Obeys thee: thou goest forth, dread, fathomless, alone.

CLXXXIV.
And I have loved thee, Ocean! and my joy
Of youthful sports was on thy breast to be
Borne like thy bubbles, onward: from a boy
I wantoned with thy breakers—they to me
Were a delight; and if the freshening sea
Made them a terror—'twas a pleasing fear,
For I was as it were a child of thee,
And trusted to thy billows far and near,
And laid my hand upon thy mane—as I do here.

Traduzione di Apostrophe to the ocean


All’Oceano
C’è un immenso appagamento nei boschi senza sentieri,
c’è dell’ebbrezza sul lido solitario,
c’è una società nella quale nessun essere umano si intromette,
vicino al mare profondo e la musica nel suo fragore:
comunque il mio amore per l’uomo non è minore, anche se amo di più la Natura,
da questi nostri colloqui, dai quali io rubo
da tutto quello che io possa essere ora, o essere stato prima,
per congiungermi con L’Universo, e sentire
ciò che non posso mai manifestare, ma nemmeno dissimulare del tutto.

Vai avanti nel tuo ondeggiare, tu profondo oceano blu – ondeggia!
Diecimila flotte si muovono su di te inutilmente;
l’uomo marchia la terra di rovine - il suo controllo
però si interrompe dove comincia la tua spiaggia; - sulla superficie acquosa
le carcasse sono tutte opera tua, non rimane neanche
un’ombra della distruzione dell’uomo, tranne la propria,
quando per un momento, come una goccia di pioggia,
lui annega nei tuoi abissi con un lamento gorgogliante,
senza una lapide, senza suono di campane, senza una bara, e ignoto.

I suoi passi non calpestano i tuoi sentieri, - i tuoi campi
Non sono per lui un bottino, - tu ti elevi
E lo allontani da te; la vile forza di cui si serve
Al fine di distruggere la terra tu la disdegni totalmente,

scacciandolo dai tuoi seni verso i cieli,
e lo mandi, rabbrividendo nella tua giocosa schiuma
e strepitando, verso i suoi Dei, nei quali casualmente
ripone la sua mediocre speranza in qualche porto o baia nelle vicinanze,
e lo butti di nuovo a terra: lascia che rimanga lì.

Le armi che colpiscono le mura
Delle città edificate con le pietre, dando l’ordine alle nazioni di tremare
E ai re di rabbrividire nelle loro capitali.
Le querce leviatane le cui enormi costole conferiscono
La loro argilla creatrice il titolo vano
Del tuo signore, e giudice di guerra;
questi sono i tuoi giocattoli, e, come il nevoso fiocco,
si sciolgono nel tuo subbuglio di onde, le quali danneggiano
allo stesso modo dell’orgoglio dell’Armada, o del bottino di guerra di Trafalgar.

Le tue rive sono imperi, che sono cambiati e ti proteggono-
Assiria, Grecia, Roma, Cartagine, che cosa sono?
Le tue acque hanno tolto loro il potere mentre erano libere
E da quel momento ci sono stati molti tiranni: le loro rive obbediscono
Allo straniero, allo schiavo o al selvaggio; la loro decadenza
Ha ridotto i regni fino a renderli deserti: non succede così per te,
immutabile e al sicuro dal gioco selvaggio delle tue onde –
Il tempo non disegna alcuna ruga sulla tua fronte azzurra –
Proprio così come ti vide l’alba della creazione, tu scorri adesso.

Tu specchio illustre, nel quale la figura dell’Onnipotente
Si riflette durante la tempesta; in tutte le condizioni,
Calmo o agitato – con la brezza, la bufera, o l’uragano,
ghiacciando il Polo, o con clima torrido
scuro ed ondeggiante; - senza confini, infinito e sublime –
l’immagine dell’Eternità – il trono
dell’Invisibile; addirittura dal tuo fango vengono creati

i mostri degli abissi; ogni luogo
ti obbedisce: tu prosegui, fiero, molto profondo,
da solo.

E io ti ho amato, Oceano! E la mia gioia
Degli sport giovanili stava nel farmi portare dal tuo petto
Come le tue bolle, in avanti: da quando ero bambino
Facevo il pazzo con i tuoi cavalloni – per me loro
Erano un divertimento; e se il mare rinfrescante
Li rendeva spaventosi – era uno spavento piacevole,
perché era come se io fossi una tua creatura,
e mi fidavo dei tuoi cavalloni lontani e vicini,
e posavo la mia mano sopra la tua chioma – come faccio in questo momento.

A cura di eleo

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