Home Invia e guadagna
Registrati
 

Password dimenticata?

Registrati ora.

Shakespeare, William - Romeo and Juliet, Scena del balcone (2)

Figure retoriche nella traduzione italiana

E io lo dico a Skuola.net
La dichiarazione d’amore
Al chiaro di luna, Romeo nascosto sotto il balcone della ragazza, la sente parlare da sola e scopre così che lei ricambia il suo amore. La scena si anima con il monologo appassionato di Romeo e la confessione d’amore inattesa di Giulietta, esitante tra la passione giovanile e il dubbio di affrontare con un giovane dei Montecchi una storia impossibile. Essendo le famiglie Capuleti e Montecchi fiere nemiche, Giulietta riflette sull’inconsistente valore dei nomi: un nome è solo una vuota etichetta che non cambia la sostanza delle cose e delle persone; la rosa sarebbe sempre così profumata anche se avesse un altro nome, e così Romeo sarebbe sempre perfetto, anche senza quel nome che li separa. La ragazza perciò è pronta a rinunciare al suo nome e spera che anche Romeo rinneghi suo padre. li giovane esce allora allo scoperto e le rivela i suoi sentimenti con l’espressione: «Chiamami so/tanto amore». I due giovani si scambiano il loro voto d’amore, definito da Giulietta come un lampo che illumina per un istante il buio della notte e come uno splendido fiore: le due immagini riassumono il senso di fugacità di questo breve incontro, su cui incombe la morte dei due sfortunati amanti.

Le caratteristiche dello stile
Iperbole e metafora. Il linguaggio ricco di figure retoriche awicina il testo drammatico a quello lirico. Immagini fantasiose, affermazioni iperboliche ed eleganti metafore esprimono la tenera passione dei due giovani.
Ride delle cicatrici, chi non ha mai provato una ferita.
Le cicatrici e la ferita sono metafora dei segni lasciati dalle pene d’amore.
Quella finestra è l’oriente e Giulietta è il sole! Sorg, o bell’astro
Giulietta si affaccia alla finestra e Romeo la paragona al sole.
E se gli occhi suoi, in questo momento, fossero lassù, e le stelle fossero nella fronte di Giulietta?
Romeo immagina che due stelle del cielo chiedano di essere sostituite dagli occhi luminosi della ragazza.
Lo splendore del suo viso farebbe impallidire di vergogna quelle due stelle, come la luce del giorno fa impallidire la fiamma di un lume; e gli occhi suoi in cielo irradierebbero l’etere di un tale splendore, che gli uccelli comincerebbero a cantare, credendo finita la notte.
La bellezza di Giulietta è descritta in modo esagerato mediante una iperbole, rafforzata dalla metafora degli occhi che, come stelle, illuminerebbero il cielo con la loro luce.
un alato messaggero del cielo
Giulietta è come un angelo: la perifrasi cioè il giro di parole eleva lo stile e gli conferisce un tono fantasioso.
Ho il manto della notte per nascondermi agli occhi loro...
Tu sai che la maschera della notte mi cela il volto
L’oscurità della notte ha una funzione di protezione nei
confronti dei due giovani innamorati: di qui le metafore del manto e della maschera.
Questo boccio d’amore, aprendosi sotto il soffio dell’estate, quando quest’altra volta ci rivedremo, forse sarà uno splendido fiore.
Le metafore del bocciolo (l’amore appena nato) e del fiore (l’amore maturo) conferiscono tenerezza e splendore alle parole di Giulietta.
L.a funzione del linguaggio drammatico
Le didascalie. Le didascalie stampate in corsivo e tra parentesi forniscono le istruzioni necessarie sull’entrata in scena di Giulietta (Giulietta appare ad una finestra in alto), sulla sua uscita (Si ritira dalla finestra), sulla modalità di recitazione di Romeo (fra sé) oppure sulla sua uscita nella conclusione (Esce).
Performatività e deissi. L’opera drammatica rappresentata sulla scena diventa azione (performance), il linguaggio è detto performativo perché finalizzato all’azione. In quanto tale esso è conativo, quindi esorta di fare qualcosa. In questa scena le battute dei due giovani esprimono soprattutto il loro slancio amoroso e i deittici cioè i pronomi personali e dimostrativi segnalano con precisione i loro gesti e il contesto in cui sono compiuti (qui ed ora), come nell’esempio:
ROMEO Ho il manto della notte per nascondermi agli occhi loro; ma a meno che tu non mi ami, lascia che mi trovino qui (= linguaggio performativo): meglio la mia vita terminata per l’odio loro, che la mia (= deittico) morte ritardata senza che io abbia l’amor tuo (= deittico).
GIULIETTA Chi ha guidato i tuoi passi a scoprire questo (= deittico) luogo?
ROMEO Lasciami restar (= modo imperativo, linguaggio performativo) qui (= deittico) finché te ne ricordi.
Contenuti correlati
Oppure registrati per copiare