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The Tempest - Atto quinto, scena prima

Ariel: To you drive them.

Prosperous: You, de 'necks, de' lakes and forests,
Abitatrici sylphs, and you, you also
What followed her for enjoying on the beach,
With that foot in the arena footprint not loose,
The Neptune's fleeting, and if returns
The dates, running scary, back,
And you describe that to 'rays of the moon,
Faeries minutes, looking bitter
To the lawn soaks it up, and that grass
Neither sheep nor the tooth approaches Zeba;
And you who go out at night for amusement
Take the mushroom to the ground, and be glad
When playing the curfew rings,
You who but weak, yet rescue
I you were sufficient, and for your
Sailmakers face little virtue in the sun
In the afternoon pien, scatenai anger
De 'winds, and between the green sea wave
And the blue-green air of heaven, the battle

The howl elicited, the flames lit
At that terrible thunder with powerful
The oak burst dell'Egioco lands,
I made the mountains tremble on 'their deep
Fundamentals, fir, beech, cedar
Svelsi roots, and from the graves
I opened with a nod, and the dormant,
Wake up my art, Balzar anew
In the light of day, all you hear!
I swear that I leave here these infernal
Prestige, and then that raises a divine
Music that you would restore the senses
To these wretches, and both reached
That cogl'incanti long as I suggested,
I swear my breaking of the rod, soil
More cubits sink, and my book
Submerge it 'where waves did not reach
Sounding ever.

ATTO V SCENA I
ARIEL - Vado e li porterò qui, signore.
PROSPERO - O voi, elfi dei colli, dei ruscelli, dei laghi quieti e dei boschi; e voi, che lungo la sabbia, senza lasciare il segno dell'orma, inseguite il mare quando arretra e striscia dalla riva, e scappate da esso quando torna; o voi gnomi che al lume di luna fate cerchi d'erba di aspro sapone che la pecora non mangia, che per gioco create i funghi a mezzanotte e con gioia udite il coprifuoco; voi, mie deboli potenze : col vostro aiuto ho coperto il sole a mezzogiorno, destato venti ribelli, ho sollevato il verde mare in furia contro il cielo, dato fuoco al tremendo e strepitoso tuono, ho spaccatto la quercia di Giove con il suo stesso fulmine, provocato terremoti dal fondamento della terra, sradicato il cedro ed il pino. Con la mia possente magia, svegliai dalle tombe i morti, che si aprirono per liberarli. Ora rinnego la barbara magia e quando avrò chiesto, come adesso chiedo, un'armonia celeste che con aereo incanto(??) agisca sui loro sensi, perchè era questo l'intento, spezzerò il mio bastone e lo metterò nel profondo della terra, e là, dentro il mare, dove non giunge lo scandaglio, affonderò il mio libro.

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