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Teocrito di Siracusa (310 – 260 a.C.)

Di Teocrito abbiamo una produzione di testi cospicua, seppure la paternità di alcuni di essi è messa in dubbio. Importanti sono gli idilli (idillio significa piccolo componimento), di cui ne conserviamo 30 interi ed uno frammentario. Possono essere classificati secondo la forma in mimi, canti bucolici, epilli, canti encomiastici e d’occasione; secondo il tema in amorosi, naturalistici, di vita quotidiana, mitologici. Abbiamo poi 20 epigrammi, carmi figurati (technopaìgnia) e vari componimenti.
Tra gli idilli amorosi ricordiamo:
Le incantatrici”: è un mimo epidittico; troviamo una scena notturna di incantesimo, è scandito in strofe e ciascuna termina con un ritornello (per Vigilium veneris); è il racconto di una storia d’amore ed è molto sintetico. È il monologo di Simeta, una donna di Cos, che parla alla sua schiava Testili: narra e canta la storia del suo amore finora sfortunato per il giovane Delfi di Mindo preparando un filtro amoroso e aspettandone poi gli effetti. Troviamo temi ripresi da Catullo e che derivano da Saffo. La donna però alla fine è disposta ad accettare la situazione e non ha timore di mettere a nudo il proprio animo sconvolto dalla passione amorosa: questo è molto importante poiché dimostra che Teocrito non ha timore di incappare nelle stesse critiche che furono rivolte ad Euripide.

I cantori bucolici” è un canto tra Dafni e Dameta che rievocano il triste amore tra Polifemo e Galatea; Polifemo viene rivisitato: è gentile e sensibile, tuttavia Galatea non ricambia a causa dell’aspetto fisico di Polifemo, che non accetta di essere rifiutato.
I mietitori”: ci sono due contadini, Buceo e Milone, che cantano esprimendo i propri valori: Buceo canta il suo amore per Bombica, una flautista molto bella, mentre Milone celebra il lavoro e la fatica costruttiva del contadino.
Il ciclope”, dedicato all’amico Nicia affinché lo consolasse da una delusione d’amore riportando la storia di Galatea e Polifemo, in cui ci si sofferma sulla psicologia di quest’ultimo.
L’amore di Cinisca”, è il racconto di Eschine, innamorato tradito, che picchia la propria amata; troviamo il tema della gelosia, dell’ira e della nostalgia. Alla fine Eschine presta servizio militare presso Tolomeo III, di cui viene fatto un encomio.
Per quanto riguarda gli idilli naturalistici, la natura viene ritratti negli aspetti più sereni e aulici, come il pomeriggio e l’estate; non c’è realismo. Ricordiamo:
Al pastore Tirsi”, è un lamento funebre per la morte di Dafni; c’è senso di sconforto e cordoglio a cui partecipano tutti gli elementi della natura; c’è infine una ekfragis, una coppa che porta raffigurate le tre età dell’uomo, con in cornice gli elementi naturali.
Talisie”: nella cornice della narazione epica fatta da Simichida, viene presentato un episodio vissuto nell’isola di Cos; due ricchi possidenti locali celebrano le feste Talisie in onore di Demetra per il ricco raccolto e a questa festa Simichida si reca con due amici; a metà strada incontrano il capraio Licida che, poeta a tutti noto per la sua eccellenza, viene invitato a “cantare alla maniera bucolica”, e cioè a gareggiare con un canto pastorale. Licida accetta e la gara si svolge subito: Licida – che dichiara di odiare chi costruisce poemi epici grandi come montagne – canta per primo, Simichida canta per secondo; alla fine dei due canti il capraio consegna a Simichida il bastone come “dono ospitale” delle Muse e continua per la sua strada.
Gli idilli sulla vita quotidiana sono chiamati mimi, in quanto il mimo è un’imitazione della vita.
“Le siracusane”: molto vicine alla commedia; ci sono tre scene organizzate intorno a vari personaggi, tra cui due siracusane, Gorgo e Prassinoa, che vivevono ad Alessandria; Teocrito si sofferma sulle loro relazioni all’interno del palazzo reale. C’è un intenso lirismo finale con la rievocazione del triste amore tra Adone ed Afrodite. Caratteristiche essenziali sono: immediatezza, freschezza, delineazione dei personaggi.
Tra gli idilli mitologici, chiamati epilli, ricordiamo:
Ila”, che prende il nome da un giovane amato da Eracle che le ninfe fecero annegare durando una sosta della spedizione degli Argonauti.
L’epitalamio di Elena”.
Eracle neonato”, dove troviamo la figura di Tiresia che predice la futura grandezza dell’eroe.
Le Baccanti”.
I Dioscuri”.

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