La tempesta di Alceo

Una terribile tempesta marina si abbatte su una nave. È un tema antico, che troviamo già in Omero e che nasce dalla reale esperienza dei popoli navigatori della Grecia. Noi sappiamo però da Orazio che questo frammento faceva parte di una poesia più vasta: l’immagine della nave in difficoltà veniva paragonata alle vicissitudini politiche della patria di Alceo, nella quale i cittadini rischiavano di perdere la tradizionale autonomia e di finire soggetti a un governo assoluto.

Con questo primo frammento entriamo in pieno nel mondo politico di Alceo, che ribolle di passioni fortissime e quasi selvagge. Nello stesso tempo scopriamo la capacità tipicamente greca di questo poeta di descrivere la natura con immediatezza e forza, catturandone nei versi i ritmi e la spontaneità.

Alceo, apparteneva, come Saffo, a una delle famiglie aristocratiche di Lesbo. Anch’egli visse nella prima metà del VII secolo a.C., un periodo molto tormentato per l’isola: tradizionalmente il governo veniva esercitato dalle famiglie aristocratiche, ma in questo periodo alcuni uomini tentarono di assumere un potere personale e di governare da soli (tirannide). La reazione degli aristocratici fu durissima e portò a numerose guerre. Alceo si trovò coinvolto in questa situazione; combatté con le armi contro i “tiranni” e celebrò la loro sconfitta nelle sue liriche.

Alceo canta la guerra e la politica con passione che è comprensibile solo all’interno del mondo greco. Al fondo della poesia di Alceo troviamo spesso un’eco di profonda malinconia virilmente sopportata. L’uomo, come ogni altro essere vivente, è destinato alla morte. La vita dura un breve attimo e neanche gli eroi più valorosi possono riconquistare la giovinezza e i colori dell’esistenza. Tuttavia, un vero uomo ha il dovere morale di non autocommiserarsi; una volta constata la sorte inesorabilmente destinata, all’uomo è necessario accettarla e “non concedere l’animo ai mali”.

Ai tempi di Alceo essere poeta era un ruolo di grandissima importanza. Per questo gli fu così naturale trattare temi fondamentali del suo tempo e del suo gruppo, con una capacità di fondere ritmo, ritualità ed emotività che ci lascia stupiti. Fu amico di Saffo e la cantò in un frammento nel quale la poetessa viene identificata con la bellezza e la sacralità: “Saffo divina, chioma di viola, dolce sorriso”.
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