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Nell'Agamennone di Eschilo il filo conduttore di tutta la tragedia è rappresentato dall'espressione 'pathei mathos' ovvero 'imparare soffrendo, attraverso la sofferenza' con Zeus garante di giustizia. Nell'Orestea al'ordine si ristabilisce dopo unalunga vicenda di lacrime e sangue grazie all'intervento della divinità. Nelle tragedie di Sofocle, Aiace, Antigone ed Edipo, l'eroe tragico più è dotato di qualità, più è destinato a soffrire ma non a imparare. è così che il motto dell'eroe di Eschilo è 'ti draso!' ovvero 'che fare?'. La tragedia è un dubbio, non ha risposta, ogni risposta finisce in tragedia. Edipo in particolare quando capisce la verità non può rimediare, il suo è solo un interrogativo aperto sul dolore. Inoltre Sofocle, molto attaccato alla religione tradizionale e alla morale delfica, da molto religioso credeva che il nostro destino andasse accettato così come era. Su Euripide abbiamo notizie scarse e leggendarie. La data di nascita non è certa. Secondo la leggenda, Eschilo e gli altri combattenti di Salamina sarebbero stati celebrati con un peana intonato da Sofocle proprio mentre Euripide nasceva nel 480 a.C. ma si tratta di un sincronismo (combinazione trovata dagli antichi). Il realtà la nascita del poeta è da collocarsi tra il 486/485 a.C. secondo l'iscrizione del Marmor Parium. La morte invece sarebbe avvenuta un anno prima di Sofocle mentre Aristofane componeva 'Le rane'. Sofocle è talmente commosso da questa fine che presenta i coreuti vestiti a lutto in segno di rispetto del collega. Euripide è denigrato dai contemporanei mentre già nella prima posterità rimane il più riproposto. Già nel IV secolo quando la tragedia è già finita e Aristotele compone 'La poetica', Euripide viene riproposto in generi letterari diversi.

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