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Senofonte - Anabasi

L’Anabasi (dal greco Ἀνάβασις, marcia verso l’interno) è una nota opera di Senofonte scritta nel IV secolo a.C. È suddivisa in 7 libri.

La storia

Libro primo
Ciro il Giovane è fratello di Artaserse II, re di Persia, entrambi figli di Dario e Parisatide. È stato allontanato dal palazzo reale e dal potere regale da suo fratello, che prima lo aveva anche messo in prigione. Ciro vuole vendicarsi e perciò, nel 401 a.C., assolda 10 000 mercenari greci, noti come “I Diecimila”, dei quali fa parte anche Senofonte, che per tutta l’opera parlerà di se stesso in terza persona, chiamandosi “Senofonte ateniese”. L’esercito marcia attraverso i territori dell’Asia e arriva a scontrarsi contro l’esercito del re, riportando una vittoria nella battaglia di Cunassa. Questa vittoria in realtà si rivela essere una sconfitta: Ciro muore, anche se i greci non se ne accorgono subito.

Libro secondo
Si scopre che Ciro è morto, ed ora i greci si trovano nel mezzo dell’Asia senza nessuno che li guidi nelle terre straniere. I comandanti avversari invitano nelle loro tende gli strateghi greci, il cui capo era Clearco, ma è una trappola: questi vengono uccisi. L’esercito adesso è dunque privo anche di qualcuno che organizzi il ritorno.

Libro terzo
Grazie alla sua abilità oratoria, Senofonte viene eletto stratego (era partito come soldato) insieme ad altri. Il suo principale obiettivo è incoraggiare i commilitoni con parole appassionate. A questo punto comincia il ritorno, inseguiti dall’esercito persiano.

Libro quarto
L’esercito attraversa il paese dei Carduchi: è una parte molto difficile del viaggio, infatti bisogna passare in stretti crepacci con i barbari che lanciano rocce dalle cime dei monti: i greci però riescono a occupare le cime e alla fine, seppur messi in difficoltà dai continui agguati e dall’impossibilità di formare lo schieramento a falange in passaggi così stretti, riescono a superare le montagne. Si spingono in Armenia, dove sono sorpresi dal rigido inverno e devono stare attenti a non morire di assideramento: a questo proposito Senofonte raccomanda di muoversi continuamente, dando lui stesso l’esempio spaccando legna (questo è una delle tante esagerazioni presenti nel testo). Supereranno le terre dei Taochi e dei Colchi e arriveranno sulla costa, a Trapezunte.

Libro quinto
Il viaggio prosegue fino a Cotiora, sempre vicino alla costa. Alla fine si tiene un’assemblea dove tutti i comandanti devono rendere conto del loro comportamento che, se risulta scorretto, comporta una sanzione. I mercenari greci si stabiliscono nei pressi di questa città e per sopravvivere depredano i territori Paflagoni.

Libro sesto
Viene eletto un unico comandante supremo, ovvero Senofonte, visto che l’inimicizia tra alcuni strateghi stava portando l’esercito intero alla rovina. Il viaggio prosegue lungo la costa verso Eraclea. I greci continuano a errare subendo attacchi dalle popolazioni locali, arrivando a Crisopoli.

Libro settimo
Seute, un sovrano subordinato al Gran Re che aveva perso il suo regno di Tracia, assolda i mercenari greci per riconquistarlo. Seute però non paga i soldati, i quali comandati da Senofonte arrivano a Pergamo, dove il condottiero spartano Tibrone assolda i mercenari dello stratega per andare a combattere Tissaferne, il comandante persiano che aveva fatto uccidere Clearco e gli strateghi.

Il viaggio giunge così al termine, dopo un anno e tre mesi e 6 100 chilometri di cammino.


Osservazioni

- Senofonte, nella narrazione, esagera il suo valore e le sue doti di condottiero. Quest’opera sarà presa come modello da Cesare per il suo De bello gallico molti anni dopo.
- Le manovre militari sono descritte nei minimi particolari, molte volte l’autore ricorda che i soldati sono più forti dei barbari anche se sono sfiniti dalla lunga marcia.
- La scelta del titolo è strana. La storia narra infatti del viaggio verso la costa, non verso l’interno dell’Asia. In teoria si dovrebbe chiamare Catabasi.
- Quest’opera è nota fin dall’antichità per il suo stile asciutto, consono a un contesto militare, infatti verrà più volte imitata e citata. Si può definire come il primo “diario di bordo” della storia.

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