La poesia lirica

Sotto il termine lirica,vengono inclusi vari generi già distinti dagli antichi: Il giambo, poesia composta in metro giambico; ELEGIA, composizioni in distico elegiaco; melica, composta in vari versi e si suddivide ancora in lirica monodica, cantata da un solita, e lirica corale, cantata da un coro. I rappresentanti più famosi furono riuniti in ‘canoni’ di eccellenza dai filosofi alessandrini e abbiamo per i giambo grafi Archiloco, Semonide Ipponatte; per la melica Pindaro, Bacchilide, Saffo, Anacreonte, Stesicoro, Simonide, Ibico, Alceo. Quello di 'poesia lirica' è forse il termine letterario che nel tempo ha cambiato più radicalmente il proprio significato. NOI moderni 'siamo infatti abituati a considerare la poesia lirica come un' espressione personale mediata dall’’io lirico’ che attraverso la penna dell'autore, prende voce.Tutto questo non è però valido per la lirica greca arcaica, nata e sviluppatasi in contesti di comunicazione letteraria completamente diversi dal nostro. Un altro poeta che spesso, ma erroneamente, è stato letto in chiave moderna è Archiloco. In un famoso frammento Archiloco dichiara di aver gettato il suo scudo, ma di aver avuto in cambio salva la vita Questo perché Archiloco era un soldato mercenario che combatteva per vivere e quindi doveva viveva per poter combattere. ilgesto di Archiloco si contrappone all'etica dell’epos dove il guerriero deve morire per acquistarsi gloria, ma per quella dei tempi di Archiloco. Analogamente, quando afferma di preferire lo stratego brutto e piccolo ma forte all'eroe guerriero omerico risponde 'a una tecnica di guerra che ha degli scopi ben precisi e che riflette dei valori diversi da quelli della società omerica. Fra l'VIII e il VII secolo a.c., si avvia la formazione della polis, che risponde alle esigenze di un ceto artigiano e mercantile opposto alla vecchia aristocrazia terriera. L'espressione più tipica di questa società è il simposio, un luogo eminentemente politico in cui gli appartenenti a una fazione, ovvero a una eteria si incontrano e cementano la loro concordia con il rito del bere in comune, mo­ mento d'incontro in cui si parla e si delibera di politica. I simposiasti si dedicavano anche a va­ rie occupazioni più o meno ritualizzate, come la conversazione, il gioco, l'amore, ma anche l'esecuzione di alcuni carmi. I temi di questi canti potevano essere i più svariati: la lotta politica, lo scherno degli avversari la guerriera l'amore può dire allora che l'epoca lirica coincidere Per quanto riguarda l'elegia, il giambo e la lirica rnonodica, in questi ultimi anni ha finalmente preso piede l'idea che l'occasione all' origine di questi generi letterari e il loro luogo di destinazione fosse il simposio. Per questo la lirica come la poesia epica, è strumento di lode? perché esalta i valori della collettività'che in quella poesia si riconosce. A differenza dell' epos, però, è anche strumento di biasimo, la poesia deve convincere l'uditorio dei valori positivi condivisi dall’eterie, e combattere i valori negativi rappresentati dai nemici. La poesia diventa, così, strumento di lotta. la lirica corale, l'occasione per cui veniva composta erano le grandi feste pubbliche e private festività religiose;funerali di personaggi illustri la poesia antica è tutta poesia d'occasione. il committente, cioè chi commissiona e paga i, carmi al poeta instaurando con lui un rapporto economico e contrattuale. Il committente può essere un tiranno, una polis, un piccolo gruppo. Comunque sia, la committenza è la nuova prospettiva dalla quale vedere tutta la poesia lirica: è un dato storico innegabile. 1"io' lirico diventa automaticamente un 'noi', in quanto rispecchia i valori del gruppo o dell’intera polis:quando un poeta lirico dice' io' e narra qualche cosa, si tratta non di una, 'situazione singolare ma di una situazione a suo modo tipica e condivisa dalla comunità a cui il poeta si rivolge. Accanto alla questione della convenzionalità dell"io lirico', c'è poi un altro fattore da tenere presente per valutare il peso da dare alla voce che, nei nostri frammenti, parla in prima persona: a volte, infatti, a dire 'io' non è il poeta, bensì un personaggio che il poeta fa appunto parlare in prima persona 'prestandoglì' la propria voce. Si tratta del­ l'espediente della persona loquens, come lo si designa di consueto: ciò significa appunto che il poeta parla attraverso una 'maschera' o 'personaggio parlante'. In ogni caso, sia che l"io' corrisponda all'autore, sia che si tratti di una persona loquens, sono comunque 'maschere': perciò la poesia arcaica è sempre una 'poesia di ruoli'. Un altro fattore che rende la lirica greca arcaica molto distante dal nostro concetto di lirica è il' ruolo della musica: i componimenti lirici erano infatti destinati all'esecuzione pubblica con accompagnamento musicale Possiamo ricostruire con sufficiente approssimazione almeno tre diversi modi di resa del la parola ne1mondo antico: il parlato (musica a grado zero), cioè la recitazione semplice, il recitatiuo (musica a grado ridotto), cioè una specie di cantilena accompagnata da uno strumento per lo più a corda, originariamente proprio dell' epos e poi dell'elegia e del giambo; il canto spiegato (musica a grado pieno), cioè un canto eseguito a solo o in coro accompagnato o dallo strumento a corda o dallo strumento a fiato, proprio di tutta la lirica monodica e corale e delle parti liriche del dramma. Secondo la tradizione antica, l'inventore del recitativo fu il poeta giambico Archiloco. Dal punto di vista metrico, t'elegia è una composizione basata su una sequenza di distici, cioè coppie di versi formate da un esametro e da un pentametro. Il nome 'elegia' veniva ricondotto a “canto di lamento” accompagnato dall'aulos. Per quanto riguarda la zona di origine, il dialetto ionico-epico impiegato nell'elegia ha fatto pensare all'Asia Minore. Riguardo ai contenuti originari, la varietà dei temi trattati porta a escludere che questo genere sia derivato unicamente dal canto intonato in occasione dei riti funebri. La poesia giambica è caratterizzata dall'uso del ritmo giambico, costituito dalla successione sillaba breve-sillaba lunga. Per quanto riguarda l'origine della parola la si collega al nome dell' eroe Iambos, figlio di Ares, valente guerriero e lanciatore di giavellotto: il suo incedere asimmetrico e l'urlo terribile che emetteva al momento del lancio alluderebbero all'andatura zoppicante del­ la sequenza sillaba breve-sillaba lunga del giambo Un'altra 'etimologia collega invece 'giambo' al nome di una serva di Demetra, Iambe, che con i suoi lazzi osceni riuscita a far ridere la dea addolorata per la perdita della figlia Proserpina. Il termine, dal IV secolo a.c., in poi indicò sempre la poesia di contenuto scherzoso. Elegia e giambo arcaici presentano numerose affinità per cui si distaccano dalla poesia melica. Il primo aspetto riguarda le modalità di esecuzione: per tutte e due queste for­me letterarie, il modo di resa non era il canto spiegato bensì il recitativo e la voce era accompagnata dallo strumento a corda (la lira) o dallo strumento a fiato (l’aulos). Nell'elegia e nel giambo si mescolano in modo indissolubile contenuti tradizionali e topici e contenuti che, invece, rimandano a realtà storiche e biografiche ben precise. Per quanto riguarda l'elegia, un chiaro esempio è fornito dalle elegie di Solone, nei cui componimenti la presenza dell'attualità politica è particolarmente avvertibile accanto a precetti e concetti tradizionali di validità generale.

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