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PLUTARCO: VITA, OPERE E POETICA

Plutarco nasce intorno al 50 d.C. a Cheronea, in Beozia, da una famiglia benestante che vi risiedeva da parecchie generazioni godendo di prestigio sociale e politico: lo stesso Plutarco guiderà ancor giovane per conto della sua città una missione diplomatica presso il proconsole d'Acaia.
Di fondamentale importanza è la sua collocazione storica. Plutarco visse infatti in un periodo (ellenistico-romano, 31 a.C.-529 a.C., date caratterizzate rispettivamente dalla battaglia di Azio e dalla chiusura dell'ultima scuola neoplatonica ad Atene) in cui la potenza romana è oramai consolidata: egli non si opporrà al dominio romano, nonostante volesse con tutte le sue forze conservare la grande cultura greca. Da Atene, si recò per ben due volte a Roma, dove viene accolto come intellettuale, dopo aver tenuto alcune conferenze pubbliche che gli valsero numerose onorificenze da parte di Traiano e Adriano. Tuttavia, per il suo amore nei confronti della cultura greca, tornerà a Cheronea.

Plutarco è uno degli autori di cui ci sono pervenute più opere, grazie soprattutto all'apprezzamento che suscitò durante il Medioevo: possediamo il Catalogo di Lamprias, lista di ben 227 opere a lui attribuite, alle quali se ne possono aggiungere altre 33, riportate da fonti indirette: pertanto, il suo corpus letterario conta 260 opere, che possiamo suddividere in due grandi sezioni: storica (l'opera più importante è 'Le Vite parallele') e di argomento vario (tramandataci con il titolo 'Moralia').

Le Vite parallele

La raccolta "Le Vite parallele" si compone di una serie di biografie individuali: ciascun personaggio greco viene messo a confronto con uno romano per un totale di 23 coppie (Teseo-Romolo, Solone-Publicola, Temistocle-Camillo, Aristide-Catone il Vecchio, Cimone-Lucullo, Pericle-Fabio Massimo, Epaminonda-Scipione, Nicia-Crasso, Alcibiade-Coriolano, Demostene-Cicerone, Focione-Catone il Giovane, Dione-Bruto, Emilio Paolo-Timoleonte, Sertorio-Eumene, Filopemene-Flaminino, Pelopida-Marcello, Alessandro-Cesare, Demetrio-Antonio, Pirro-Mario, Agide e Cleomene-Tiberio e Caio Gracco, Licurgo-Numa, Lisandro-Silla, Agesilao-Pompeo), alle quali vanno aggiunte 4 vite separate (Arato, Artaserse, Galba, Otone).
Plutarco adotta, per la stesura delle Vite, il genere biografico peripatetico, volto ad approfondire l'ètos, ossia la personalità del protagonista. Questo genere è definito tale in quanto si sviluppa in ambiente aristotelico, e tende a fondere ἒτος (costume) e πράξις (azione). Plutarco presenta inizialmente la coppia e le motivazioni di quell'accoppiamento: a questo punto procede con la trattazione delle due biografie, accompagnate da un approfondito confronto, volto ad individuare i punti di contatto tra cultura greca e romana.

L'assenza di quel rigore storiografico che caratterizzò le epoche antiche fu alla base delle critiche mosse nei confronti del poeta. Ma Polibio cerca in qualche modo di prevenire questo attacco, sottolineando come il suo intento non sia quello di scrivere un'opera di carattere storico, bensì quello di riportare semplici biografie: da ciò quindi nasce una sorta di autolegittimazione alla trattazione di episodi per nulla importanti ai fini storici.


I Moralia

La raccolta 'Moralia' è un corpus eterogeneo, diviso in sezioni in base alle tematiche affrontate. Il titolo rende conto solo in parte di una varietà di interessi che coprono quasi tutta la cultura del tempo. E varia risulta anche la forma letteraria via via adottata: dal dialogo platonico alla diatriba di tradizione cinico-stoica e di tono divulgativo.
Il primo gruppo dei 'Moralia' è costituito da scritti di etica popolare, : tra i vari componimenti troviamo i Coniugalia Praecepta, di interesse familiare con un occhio di riguardo al ruolo della donna.
Al secondo gruppo appartengono invece le opere pedagogiche: ci è pervenuto il 'De audiendi poetis': Plutarco si sofferma qui sull'effetto che la poesia produce sui giovani, argomento che suscitò l'interesse anche di Platone: egli riteneva infatti che la poesia non fosse altro che una rappresentazione fittizia della realtà, che avrebbe potuto creare turbamento nella formazione dei giovani; Plutarco mitiga questa posizione sostenendo che l'arte poetica, se sottoposta a un'opera di selezione, poteva anche avere effetti positivi sulla crescita dell'individuo.

L'opera si compone, nelle successive sezioni, di scritti di carattere etico-politico. Evidenziamo,in particolare, la presenza dei "Praecepta gerenda rei publicae", manuale di politica teso a trasmettere l'importanza della vita politica: l'atteggiamento dei giovani deve essere di profonda umiltà, basato sulla conservazione del proprio punto di vista seppur riconoscendo in questo ambito la superiorità romana. Seguono scritti a carattere filosofico (De Stoicorum repugnantiis, Platonicae quaestiones, non posse suaviter vivi secundum Epicurum, scientifico (De facie in orbe lunae, ipotesi sulle macchie lunari) e religioso (risalenti all'arco di tempo in cui ricoprì il ruolo di sacerdote di Apollo a Delfi). Plutarco si interessò di critica letteraria, con lo scritto "Aristophanis et Menandri comparatio", dove il confronto tra i due comici è risolto a favore di Menandro per l'urbanità del suo umorismo e per la capacità di adattare la dizione al carattere dei suoi personaggi.
Segnaliamo infine la presenza del "De Herodoti malignitate": Plutarco prova una certa avversione nei confronti dello storico di Alicarnasso, legata alla luce in cui Erodoto aveva posto i Beoti, rei di essersi schierati dalla parte dei Persiani.

Lo stile

Plutarco si rifà per lo più allo stile attico: una lingua chiara, limpida, che però, in corrispondenza di episodi che richiedono la presenza dell'effetto patetico e drammatico, diviene più complessa, arricchendosi di arcaismi e figure retoriche.

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