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L'oratoria del V secolo

L'oratoria è un mezzo per la trasmissione del pensiero e forte strumento di persuasione. Nei poemi omerici l'arte oratoria espressa nelle assemblee è tenuta in grande considerazione.
La letteratura oratoria è un esito della situazione politica e giudiziaria che si produsse nelle città nell'età successiva alle guerre persiane, in un clima di partecipazione totale alla vita pubblica.
Esistono tre tipi di oratoria: tipo deliberativo, cioè orazioni tenute in una sede e con finalità politiche; tipo giudiziario: discorsi d'accusa e difesa; oratoria epidittica o dimostrativa: discorsi pubblici in occasione di cerimonie e festività. Da questo tipo di oratoria si sviluppò poi la conferenza di parata, un esibizione di abilità su temi assurdi.
L'oratoria giudiziaria era per esigenza schematica, e formata da 4 fasi fondamentali:
1) introduzione, per propiziare l'attenzione e il preliminare favore dei giudici;
2) narrazione, cioè la rappresentazione dei fatti;
3) discussione propriamente giuridica, con l'eventuale interrogatorio dei testimoni;
4) perorazione, per ottenere definitivamente il voto favorevole.

Tecniche dell'oratoria giudiziaria erano quelle di ricorrere ad argomenti di carattere generale e astratto e cercare di coinvolgere emotivamente la giuria valorizzando il racconto. Spesso l'oratoria giudiziaria era affidata a dei professionisti, i logografi, che scrivevano l'accusa o la difesa immedesimandosi nel personaggio che poi doveva ripeterla a memoria in giudizio.
L'oratoria politica e quella epidittica erano meno schematiche e tendevano ad adattarsi ogni volta alla situazione, ed erano narrate in prima persona dall'autore, per cui la sua personalità acquista particolare rilievo.

Antifonte
Nato verso il 480, fu protagonista della restaurazione oligarchica dei "Quattrocento". Dopo che fu ristabilita la democrazia, Antifonte fu condannato a morte per tradimento e giustiziato nello stesso anno. Tucidide fu suo allievo, e da lui sappiamo che il discorso che fece in sua difesa quel giorno è il migliore mai fatto da alcuno, ma a noi non è rimasto nulla di quel discorso. Noi conosciamo Antifonte solo come logografo, e abbiamo 15 orazioni, tra cui Sull'uccisione di Erode, in cui si difende un giovane di nome Mitilene accusato di aver ucciso in mare Erode.
Di Antifonte conserviamo anche le Tetralogie, che si riferiscono ognuna ad un processo criminale. Non comparendo nomi, è possibile pensare che fungessero semplicemente da modello per l'esercitazione retorica.

Andocide
Nato poco prima del 440, apparteneva all'aristocrazia ateniese. Venne coinvolto nell'accusa di aver partecipato assieme ad Alcibiade alla mutilazione delle Erme. Andocide si salvò con la delazione e andò in esilio volontario a Cipro, dove commerciò e accumulò molto denaro. Non riuscì a rientrare subito in patria (in questo periodo scrisse un'orazione Sul proprio ritorno), ma vi riuscì dopo la caduta dei 30 Tiranni, nel 403. Ma nel 399 i suoi nemici lo accusarono di empietà per aver assistito ai misteri Eleusi. Fu assolto grazie all'orazione Sui misteri. Partecipò, dopo riaver acquistato credibilità politica, ad un'ambasceria a Sparta che però fallì (Sulla pace con Sparta). Accusato di corruzione, Andocide dovette andare in esilio evitando la condanna a morte.
Egli non è un oratore di professione, ma scrive semplicemente per autodifesa. Ha una forte personalità e un certo vigore espressivo e uno stile lineare perché vuole apparire un uomo semplice.

Lisia
Lisia rappresenta la prima grande figura di artista nella letteratura greca. Scrive in gran parte discorsi giudiziari, in cui mostra una grande capacità di imitazione per l'esistenza quotidiana e i personaggi che la popolano, in uno stile molto elegante. Lisia appartiene all'alta letteratura.
Suo padre Cefalo si trasferì con la famiglia ad Atene, dove nel 445 nacque Lisia, che ben presto si recò in Magna Grecia per perfezionare la sua istruzione nella scuola retorica siciliana. Dopo la spedizione disastrosa in Sicilia del 415 tornò ad Atene, ma il nuovo governo dei Trenta lo accusò assieme al fratello Polemarco. Lisia riuscì a fuggire a Megara, ma il fratello fu ucciso. Tornò ad Atene dove fu costretto ad esercitare la professione del logografo. È morto intorno al 380.

Scrisse moltissimo (si pensa 425 orazioni, di cui la metà sicuramente autentiche), in tutti i generi di oratoria: al genere epidittico apparteneva l'Olimpico, pronunciato alle Olimpiadi, mentre per la retorica abbiamo l'Erotico.
Ma è l'oratoria giudiziaria il campo preferito da Lisia: egli è chiaro, con una straordinaria varietà di toni espressivi e una forte energia. La sua maestria risiede nell'"etopea", cioè la capacità di immedesimarsi in un'altra persona facendo in modo che il discorso scritto da Lisia sembri in realtà scritto da quella persona. Egli insisteva sulle apparenze negative del cliente per metterne in risalto la genuinità e acquistare così la simpatia dei giurati. Per esempio, nell'orazione Per l'olivo sacro, un possidente, accusato di aver abbattuto un olivo sacro, è rappresentato come un uomo all'antica, burbero e poco socievole, per cui sarà difficile che si tratti di un bugiardo.
In Per l'invalido, un uomo riesce con umorismo ad ottenere un contributo statale per la sua invalidità.
Lisia è anche dotato di un eccezionale talento narrativo, ed è capace di mettere in scena situazioni altamente drammatiche o molto spassose, per esempio nel discorso Per l'uccisione di Eratostene, in cui viene narrato un realismo quotidiano che è in genere inconsueto.
Più passionali i discorsi politici, in cui a volte parla lo stesso Lisia. Nell'orazione Contro Eratostene, egli comparve personalmente in tribunale per accusare quest'uomo di aver ucciso suo fratello Polemarco, parlando in uno stile crudamente oggettivo.
I suoi discorsi rappresentano un'evoluzione rispetto alla retorica tradizionale. L'enfasi fa sì che ogni singola causa risulti unica nel suo genere. Lisia scrive in un purissimo dialetto attico, caratterizzato dall'essenzialità e dalla precisione.

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