Oratoria greca

L'oratoria è l'esercizio attivo dell'arte del discorso.
La retorica, invece, è lo studio dell'arte del discorso.

Origini

Gli antichi greci ritenevano che la retorica fosse nata in Sicilia alla metà del V secolo a.C. quando Corace e Tisia composero un manuale per chi doveva sostenere i propri diritti in una delle numerose cause promosse per rientrare in possesso dei propri beni dopo la cacciata del tiranno Trasibulo. In realtà, il sistema politico e giudiziario greco richiedeva il possesso di capacità oratorie molto prima di quella data.

Evoluzione
Nel V secolo, con il successo del teatro, si diffonde l'uso di discutere sui più vari argomenti; anche il δεμος ("demos") partecipava.
Tra la fine del V e il IV secolo a.C. l'oratoria finisce per sostituire il teatro.

La capacità oratoria era indispensabile agli uomini politici; si pensi alle qualità di Pisistrato, Temistocle e Pericle, maestri dell'oratoria politica.

L'oratoria epidittica, invece, ha un fine soprattutto propagandistico. Il termine deriva da επιδέικνυμι ("epideiknumi") “metto in mostra”; si origina dall'uso di celebrare pubblicamente le virtù di un defunto con un'orazione sostitutiva dell'antico canto funebre, il ϑϱηνος.

L'oratoria giudiziaria si articola nelle orazioni recitate, a memoria, in tribunale.

Scuole e maestri

Gorgia di Leontini (483-380 a.C.) è il primo di cui si abbia notizia riguardo all'insegnamento retorico.
Alcune figure stilistiche tipiche dell'oratoria, infatti, sono dette “figure gorgiane”.
Egli sostiene l'inconoscibilità e l'incomunicabilità del vero. Perciò, l'obiettivo della persuasione è il verosimile, o plausibile, εικος.
Si instaura uno stretto rapporto tra oratoria e Sofistica.

Protagora di Abdera, invece, indaga sulla struttura delle parole (morfologia) e sulla loro disposizione (sintassi).
Appaiono i primi manuali di retorica.

Oratoria giudiziaria
Il logografo è l'esperto retore che scrive discorsi per altri.

In realtà la logografia è un genere letterario nato in Ionia tra il VII e il VI secolo a.C.
Non ne restano testimonianze scritte, ma sappiamo che si trattava perlopiù di racconti di viaggi, e ne fanno parte l'etnografia, ovvero, le tradizioni dei popoli, e l'aneddotica, ovvero, racconti che veicolano insegnamenti morali.

Solo in seguito questo genere si sviluppa approdando all'oratoria.

Il discorso giudiziario di difesa si compone in genere di cinque parti:
1. esordio (πϱοοιμιον, exordium), in cui l'imputato cerca di ottenere la benevolenza dei giudici e anticipa le linee generali della difesa;
2. tema (πϱοϑεσις, narratio o expositio): narrazione dei fatti che hanno come protagonista l'imputato;
3. digressione (παϱεκβασις, o digressio), si può inserire per accrescere l'enfasi;
4. dimostrazione (πιστις, o argumentatio);
5. perorazione (επιλογος, epilogus), conclusiva e rivolta ai giudici.

Genere letterario

Tre stili
1. elevato: sovrabbondante di effetti armonici ritmici, ricco di figure stilistiche, stile tipico di Gorgia;
2. medio: psicagogico, mira alla mozione dei sentimenti nel pubblico, caratterizzato da una forte esuberanza espressiva, massimo esponente: Trasimaco di Calcedone;
3. tenue: prosa fluida, sobria ed elegante sul piano lessicale, priva di enfasi, ampollosità o concessione al gusto del pubblico, massimo esponente: Lisia.

IV secolo a.C. - contesto storico ad Atene
404 a.C – Atene viene sconfitta da Sparta; i Trenta Tiranni, filo - spartani salgono al potere.
403 a.C. - Ripristino della democrazia ad Atene, si cercano i “colpevoli” di questa decadenza, condanna della cultura laica e del libero pensiero.
399 a.C. - Condanna a morte di Socrate: fine di un'epoca, la polis si sgretola, insieme con la cultura che ne era stata espressione. Sviluppo dell'oratoria che non si rivolge più al πολιτης (cittadino), ma all'ανϑϱωπος (uomo).

Nel dopoguerra, oltre alla devastazione materiale, cresce la sfiducia nelle istituzioni politiche e religiose. Il teatro comico (Aristofane) ne è portavoce.
La democrazia è restaurata ma approda a scelte conservatrici: controsenso.

Lisia

Vita
Il più grande oratore giudiziario di cui si abbia notizia.
Nasce ad Atene nel 445 a.C., il padre Cefalo è un imprenditore originario di Siracusa e aveva ad Atene una grande “fabbrica” di scudi. Alla morte del padre (430 a.C. ca.) Lisia si trasferisce con il fratello Polemarco a Turi dove studiò retorica avendo come maestro Tisia. Dopo la sconfitta ateniese in Sicilia (415-14 a.C.) Lisia torna ad Atene, ma alla caduta della città rischia di essere ucciso nell'epurazione del partito democratico. Fuggito a Megara, contribuisce finanziariamente alla riscossa democratica guidata da Trasibulo. Torna ad Atene, ma non si sa se abbia ottenuto la cittadinanza. Muore intorno al 380 a.C.

Opere
Si tramandano sotto il suo nome 425 orazioni, ma solo 233 sono sicuramente sue. Di seguito le più rilevanti, si possono dividere in:

Discorsi su temi politici:
-”Contro i mercanti di grano”: un componente della Boulè è accusato di non aver saputo impiegare la necessaria energia per frenare gli illeciti commerci di alcuni meteci che avevano fatto incetta di grano, danneggiando gli abituali fornitori;

Discorsi sui delitti contro la persona:
-”Per l'olivo sacro”: un proprietario terriero è accusato di aver sradicato un olivo sacro dal proprio terreno. La difesa è dignitosa, l'accusato cerca di dimostrarsi persona religiosa e osservante delle leggi;

-”Per l'invalido”: un vecchio ateniese, titolare di una pensione statale a causa della sua infermità, vuole dimostrare la persistenza della menomazione e, quindi, del diritto al sussidio, messi in dubbio;
-”Per l'uccisione di Eratostene”: a difesa di Eufileto, marito tradito che scopre in flagrante adulterio la moglie e l'amante di lei, Eratostene, e lo uccide in presenza di testimoni che aveva portato. Lo stile è semplice ma elegante nella difesa dall'accusa di omicidio premeditato (i parenti del defunto sostengono che Eratostene sia stato ucciso in strada per vecchi rancori, e poi sia stato inscenato l'adulterio).

Contro Eratostene: difficile inserirla in una categoria particolare; pronunciata da Lisia in persona per l'uccisione del fratello Polemarco; il tono della narrazione è vibrante, ricco di tensione, privo di faziosità. L'orazione pone problemi giuridici in quanto Lisia era un meteco (straniero) con diritto di “isotelia” (parità tributaria). Per citare in tribunale un cittadino era necessaria la piena cittadinanza: in questo caso l'orazione è da collocare nel breve periodo in cui gli venne concessa. Tuttavia, Lisia è il parente più stretto dell'ucciso, e questo è sembrato spesso un elemento sufficiente.
Altra tesi: la riconciliazione tra democratici e oligarchici ha condotto ad un'amnistia di cui avrebbero usufruito anche i Trenta, a patto di essere sottoposti a processo.

*Dopo la sconfitta di Atene, erano saliti al potere i Trenta tiranni, filo - spartani. Il partito democratico era stato epurato, i beni degli uccisi confiscati.


Stile di Lisia

ηϑοποια (rappresentazione dei caratteri): capacità di adattare l'orazione ai caratteri sociali, culturali ecc. di chi la recitava;
stile colloquiale: vocaboli quotidiani, una novità nell'oratoria;
gusto del racconto;
atticismo: prosa misurata, fluida, pacata ma non priva di energia; proposizioni semplici e ben coordinate.

Nel V secolo a.C. i logografi erano diffusi ma l'oratoria diviene un genere letterario solo con Lisia.
Il IV secolo può essere definito il “secolo del discorso”: c'è consapevolezza letteraria, ovvero, una maggiore riflessione sulle potenzialità del genere: studio più profondo, l'oratoria si confonde con la retorica.
Coscienza della forza della parola che costruisce la realtà.

SECONDA STAGIONE DELL'ORATORIA

La politica è il nuovo tema oratorio.
Il retore è al servizio di un programma politico: guida della collettività.

Isocrate

Vita
Nasce ad Atene nel 436 a.C. da una famiglia benestante. È educato da Tisia, Prodico e Gorgia. Durante la guerra con Sparta la sua famiglia si impoverisce e dal 402 al 391 a.C. è costretto a svolgere l'attività di logografo. Apre una scuola ad Atene. Muore subito dopo la vittoria di Filippo a Cheronea (338 a.C.) per una malattia che aveva da tempo o, secondo una dubbia tradizione, lasciandosi morire di fame, amareggiato da quella vittoria che segna la fine della libertà ateniese.

Delle 60 opere che per la tradizione costituivano la sua produzione, ne rimangono 21: sei orazioni logografiche, anteriori alla fondazione della scuola, tredici discorsi pubblici, composti dopo l'apertura di quella, due orazioni di carattere scolastico e un gruppo di nove lettere.

Isocrate assiste al momento culminante di Atene e al suo declino, e tenta di dare soluzioni in politica interna ed estera : prima sostiene Atene come guida politica ed economica delle città greche, poi, come capo culturale per sconfiggere i Persiani, infine, propone Filippo il Macedone come guida militare nella guerra ai Persiani.

Isocrate e Platone
Isocrate sostiene che l'eloquenza politica è una scienza che insegna come esaminare, esporre, eseguire ciò che è utile.
Platone, invece, nel suo dialogo “Gorgia”, svilisce la retorica definendola “adulazione seducente”.
Per altri punti la visione isocratea converge con quella di Platone:
avversione verso i sofisti, e per Isocrate, verso gli eristici, che fanno discorsi inutili e speciosi;
rifiuto per l'oratoria nel senso professionale e avversione alle speculazioni dei filosofi fisici.

Nel 390 a.C., nell'opuscolo “Contro i sofisti” Isocrate polemizza con questi ultimi in quanto hanno l'assurda pretesa di insegnare felicità e saggezza, e con i maestri dell'oratoria politica e giudiziaria in quanto sostengono che l'arte oratoria consista in procedimenti automaticamente applicabili; Isocrate, invece, crede che l'eloquenza non possa essere insegnata ma affinata (deve esserci un talento già presente).

Orazioni del periodo ateniese
Si tratta di orazioni la cui idea di fondo è che Atene debba tornare ad essere la guida dell'Ellade, onore che le spetta per via dei suoi meriti passati.

Panegirico: primo dei grandi discorsi politici (380 a.C.). Il nome viene dalle grandi feste religiose collettive (πανηγυϱεις); elogio di Atene per ciò che ha fatto nel passato antico e recente per l'intera Grecia. L'egemonia spartana, invece, è giudicata negativamente in quanto responsabile della pace di Antalcida (386 a.C.). Isocrate propone che Atene e Sparta si alleino contro la Persia. Non sappiamo se sia stato effettivamente pronunciato o se si tratti di un discorso “immaginario”. Le argomentazioni sono ben costruite, la prosa è fluida e musicale; tuttavia, abbondano i luoghi comuni filo - atenesi e antispartani;

Areopagitico: discorso epidittico nel quale si insiste sulla necessità che Atene ritorni alla costituzione dei padri (Solone e Clistene), ritenuta da Isocrate la sola capace di ridare tranquillità allo Stato; quindi, all'Areopago (tribunale “aristocratico” che a quell'epoca giudicava solo delitti di sangue e lesa maestà), dovevano essere restituiti i vecchi poteri; celebrazione di un simbolo aristocratico, e quindi dei tempi antichi; le cariche erano assegnate non per estrazione ma per elezione; di difficile collocazione cronologica: alcuni la collocano nel 357 a.C., altri nel 347 a.C.

Orazioni del periodo filo - macedone

Sulla pace: Isocrate esorta ad abbandonare l'imperialismo per costruire una pace duratura: datata 355 a.C., mentre Atene combatte le città della sua seconda Lega, ribellatesi; maggior realismo, abbandono del “sogno ateniese” a favore di soluzioni più concrete alla crisi.
Isocrate punterà le sue speranze su Filippo di Macedonia; questo nuovo atteggiamento è dovuto alla guerra sociale e all'assenza di personaggi carismatici in grado di affrontare i particolarismi. Abbandona l'idea che Atene possa essere una guida; la pace risolleverebbe l'economia, insieme con la ricerca di nuove colonie in Tracia.

Filippo: del 346 a.C. Si tratta di una lettera aperta; Filippo è l'unico che può e deve riorganizzare la Grecia contro la Persia; Isocrate non capisce le reali intenzioni del Macedone.

Sullo scambio di beni: del 354 a.C arringa giudiziaria fittizia in cui Isocrate finge di difendersi da un'ipotetica accusa in tribunale. Due anni prima aveva dovuto affrontare un processo per essersi rifiutato di sostituirsi ad un cittadino che, essendogli stata addossata la liturgia dell'allestimento di una trireme, lo aveva indicato come più abbiente di lui. Venne sconfitto.

Il Panatenaico è la sua ultima orazione (339 a.C.). È il suo testamento spirituale e summa dei suoi ideali politici; celebrazione di Atene. Isocrate ignora la realtà e celebra un glorioso passato.

Stile
Lingua attica pura. Periodo fluido ed ampio, musicalità tra prosa e poesia; impiego delle figure di Gorgia, in particolare le antitesi, le assonanze e le isocolie. L'eccesso di tecnicismo può provocare una scarsa partecipazione emotiva.

Demostene

Vita
Nato ad Atene nel 387 a.C. da una famiglia della ricca borghesia, a sette anni perde il padre. I tutori a cui è affidato si impossessano di gran parte dei suoi beni. Assistito da Iseo, specialista nelle cause d'ereditarietà, Demostene recupera buona parte del suo patrimonio. Dopo aver scritto da logografo, comincia a parlare nelle assemblee pubbliche. Convinto antimacedone, viene inviato da Atene in ambasceria presso Filippo per trattare la pace detta “di Filocrate” (nel 347 e nel 346 a.C.). Nel 324 a.C. viene implicato nello scandalo di Arpalo: processato e imprigionato per non aver potuto pagare la multa inflittagli, fugge a Trezene. Alla morte di Alessandro è richiamato in patria, ma il generale Antipatro sconfigge a Crannon gli Ateniesi sollevatisi. Per non cadere nelle sue mani, si suicida nell'isola di Calauria nel 322 a.C.

Opere
È giunto a noi un corpus di 2 discorsi epidittici, 42 discorsi giudiziari per processi privati e politici, 17 discorsi deliberativi, 6 lettere, 56 proemi oratori e una Lettera di “Filippo agli Ateniesi”.

Demostene è il massimo oratore politico, era molto ammirato da Cicerone.

Prime orazioni antimacedoni

Prima filippica: (351 o 349 a.C.): ammonimento agli Ateniesi perché si rendano conto del pericolo che viene da Filippo. Nella chiusa del discorso Demostene chiede che siano formati un esercito e una flotta, indicando poi la copertura di spesa. Non ebbe il successo sperato.
*Filippo annetteva città lontane da Atene ai suoi territori grazie ai consensi che Eubulo, pacifista, riscuoteva ad Atene.

Le Olintiache: tre orazioni del 349 a.C., unico motivo, convincere gli Ateniesi a soccorrere la città di Olinto, assediata da Filippo.

Dopo la conquista di Olinto ad Atene si stabilisce di inviare un'ambasceria per trattare la pace (347 a.C.). Della delegazione fanno parte sia Eschine, filomacedone, sia Demostene, al primo incarico ufficiale. Una volta davanti a Filippo, non riesce a pronunciare il suo discorso: lo testimonia Eschine in “Sulla corrotta ambasceria”.

Lotta contro Eschine e Filippo

Seconda filippica: del 344 a.C. Demostene accusa Filippo di aver violato la pace e denuncia l'indirizzo filo - spartano della città e la presenza di traditori filo - macedoni (Eschine e Filocrate) responsabili dell'andamento negativo della politica interna ateniese.

Sulla corrotta ambasceria: 343 a.C. Demostene accusa Eschine di aver condotto le trattative di pace con lentezza per favorire Filippo e, quindi, di essere corrotto. Eschine risponde con un'orazione omonima.

Terza filippica: 341 a.C. Demostene afferma che Atene deve fermare l'espansione di Filippo. Il suo discorso più veemente.

Dopo Cheronea
Nel 338 a.C. a Cheronea Filippo sconfigge Atene. Dopo l'omicidio del macedone, Demostene riceve denaro dal re di Persia per finanziare l'insurrezione contro la Macedonia, ma Alessandro distrugge Tebe quando si solleva.
Nel 324 a.C. scoppia il caso Arpalo: costui, tesoriere di Alessandro, avendo mal amministrato le ricchezze, fugge ad Atene con dell'oro rubato. Arrestato, il denaro viene confiscato ma con la fuga evita l'estradizione. Alla sua evasione avevano contribuito gli uomini che lo sorvegliavano, tra i quali c'era Demostene, che viene accusato di corruzione.

Stile
La lingua è l'attico puro, lo stile vario, adattato alle diverse circostanze, vivace, veemente e appassionato.

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