Il metodo storiografico di Erodoto

Il metodo storiografico erodoteo è importante in quanto testimonia la volontà dello stesso Erodoto di allontanarsi dall’opera dei logografi. Questo metodo viene presentato nel secondo libro delle “Storie” e si fonda su tre elementi:
1) ofis: azione del vedere. Esprime l’assoluta oggettività di uno storico, in quanto si fonda sulla visione diretta degli avvenimenti.
2) Akoè: connessa al verso greco akuo. Quando lo storico non è stato presente all’avvenimento, tramite l’ascolto della narrazione della vicenda è in grado di narrare il fatto storico, ma con un gradi di oggettività inferiore rispetto all’autopsia.
3) Gnome: raziocinio, applicare la ragione a qualcosa. Questo criterio viene adottato quando lo storico è in possesso di varie narrazioni dello stesso avvenimento. In tal caso si avvale del proprio intelletto per discernere quali sono le informazioni più attendibili, per garantire una maggiore oggettività.
Questi tre elementi sono alla base di un primo metodo storiografico, che verrà in seguito perfezionato da Tucidide.

Questo metodo porta quindi alla nascita della storiografia, un genere che si distanziava notevolmente da quelli fino ad ora composti. Fino a quel momento era la poesia epica ad avere il compito di fungere da contenitore di tutte le conoscenze della cultura greca (anche se nell’epica non c’era distinzione tra mito e storia).
I primi racconti in prosa nascono in Ionia ad opera dei logografi, le cui composizioni avevano carattere cronachistico. Per cronaca si intende una narrazione, spesso non scientifica, che a volte sconfina nel favolismo e nel mitologico. Grazie al metodo erodoteo, cominceremo ad avere la differenziazione tra mito e storia, quindi tra fantasia e realtà.

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