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Meleagro


La vita


Meleagro considerato l’Ovidio greco appartiene alla scuola fenicia. Nacque nel 130 a.C. a Gadara e in gioventù aderì al Cinismo probabilmente influenzato da Menippo. Visse a Tiro la sua vita e in vecchiaia si trasferì a Cos dove morì attorno al 60 a.C.

Mondo concettuale


Appartiene alla scuola fenicia, infatti è ricco di pathos e l’amore e le tematiche epicuree sono sempre presenti. Il pathos è intenso ma è espresso con un linguaggio sofisticato e per alcuni rindondante, per questo è paragonato ad Ovidio e Catullo.

La cornice degli epigrammi di Meleagro è il simposio, gli elementi simposiali sono infatti coppe, ghirlande e vino, e la selezione dei contenuti vede l’invito a bere, l’eros, l’amicizia.
Ciò fu influenzato dalla vita che il poeta condusse in zone periferiche dell’impero, infatti nella società mista e pluralizzata nella quale si trovava, l’ambiente del simposio rappresentava il luogo in cui si costruivano le tradizioni culturali della civiltà greca e quindi essere introdotti nell’ambiente del simposio significava custodire gli antichi valori della civiltà greca e della propria identità culturale.

Meleagro parla dell’amore in tutte le sue sfaccettature: parla della passione, della gelosia, della delusione al rifiuto, dal dispetto alla tenerezza.
L’attenzione dei personaggi è rivolta a due etere conosciute a Tiro : Zenofila ed Eleodora.
Sembra che Eleodora, definita anima dell’anima abbia suscitato nel poeta un amore molto profondo.
Per Zenofila invece, il poeta rappresenta l’amore in modo più convenzionale e le dedica epigrammi scherzosi come l’invettiva contro le zanzare.
Un’altra etera, Fanio, fu amata da lui in vecchiaia. Non manca anche l’amore omosessuale nei confronti di Miisco.
Altrettanto caro al poeta è il tema della memoria: celebra il ricordo di luoghi, persone care, e momenti vissuti.

Lingua e stile


Il poeta è dotato di mezzi espressivi, ma è anche virtuoso nella forma. Fu creatore di vari hapax costituiti da composti verbali aggettivali, per questo, come ricorda il Perrotta è definito “l’Ovidio greco”. Il poeta è incline alla teatralità che si manifesta nelle scene dialogate e nei monologhi interiori, a volte però diventa stucchevole. In un epigramma crea un gioco di parole sull’ambivalenza della parola "Psiuchè", "anima", che significa anche falena.
Le sue composizioni sono estese, rinunciano all’essenzialità tipica dell’epigramma, anticipando la retorica dell’età imperiale. Utilizza delle tecniche retoriche e si avvicina allo stile dorico-epico.

Testi


Ad Eleodora


Questa etera è il grande amore di Meleagro a cui dedica tre epigrammi:
immagina di intrecciare per la sua amata una ghirlanda, enumerando i fiori con cui l’allestirà; Il poeta attinge al repertorio botanico, per offrire un tripudio di fiori all’innamorata. Il componimento trasmette una sensazione di tenerezza languida, che avvolge tutto come fosse un manto che è testimonianza di una sensibilità fragile e raffinata, con una sapienza nuova che sa cogliere le sensibilità più sottili. Più volte il poeta associa la bellezza femminile ad immagini floreali. La simbologia floreale è alla base dell’elegia di Meleagro.

Formato solo da un distico, il poeta definisce l’etera anima della sua anima; insolito per la sua brevitas è il componimento che esprime con intensa liricità i sentimenti del poeta in un solo distico.
la persona loquens esprime il proprio dolore per la morte prematura della donna, ricorda l’amore e la passione che prova per lei. Si rivolge alla terra chiedendo che accolga l’amata da tutti compianta; l’epigramma si può dividere in due parti:

- nella prima piange Eleodora, ricordando il suo amore intenso a cui viene associato il dolore del presente;
- nella seconda invoca la terra affinché accolga la donna.

Il componimento affronta un tema topico: il rapporto tra Eros e Thanatos come dimostra la presenza di numerosi termini riferiti alla morte e al dolore. L’epigramma è stato variamente interpretato: alcuni lo definiscono un capolavoro, altri un componimento convenzionale che non trasmette l’intensità del dolore, in realtà viene fuori un pathos intenso e nuovo che ha fatto pensare a Catullo, per il suo stile enfatico e rindondante.

A Zenofila


Affida alla zanzara la missione di recapitare il messaggio d’amore alla sua amata che dorme accanto al suo amante, raccomandandole di agire con discrezione; se l’insetto riporta la donna al poeta questi gli darà una pelle di leone e una clava. Vi è una impronta ironica, rivolge un’apostrofe alla zanzara: sintagma che Omero utilizza per connotare un falco o un aquila. L’ironia raggiunge il culmine nel distico finale dove la zanzara viene antropofomormizzata e assimilata ad Eracle. Abbiamo una ricercatezza lessicale. Vi sono accorgimenti retorici.

Zenofila dorme e il poeta vorrebbe sostituirsi al sonno per essere l’unico ad averla; l‘incipit si rivolge alla donna dormiente paragonata ad un germoglio. Si ha il parallelo tra la donna e il virgulto risale ad Omero (Nausica- palma). Omerico è anche il riferimento al sonno alato che incanta Zeus. (Iliade-Era-aiuta gli Achei- addormenta Zeus). Tuttavia i richiami dotti non appesantiscono il componimento, riesce a creare un’atmosfera da sogno. La mancanza dei dettagli esteriori sopratutto fisici della donna aumenta la dimensione onirica.

I due epigrammi sviluppano il tema della gelosia.

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