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Il rapporto delle orazioni di Lisia con le vicende storiche contemporanee

- Lisia nasce ad Atene nel 444 a.C. e muore nel 380 a.C.; vive dunque direttamente il periodo della storia ateniese durante il quale avvenne il passaggio dal regime democratico al regime oligarchico, chiamato il governo dei Trenta Tiranni. Lisia era figlio di Cefalo, un meteco, un imprenditore molto ricco a capo di un'officina d'armi; la tirannide oligarchica, con l'obiettivo di confiscare i beni dei Meteci e impossessarsi quindi anche del patrimonio familiare di Lisia, lo accusò insieme al fratello Polemarco di avere propensioni democratiche e di tramare contro lo Stato. Mentre il fratello fu condannato a morte, Lisia riuscì a fuggire a Megara e, quando fu restaurata la democrazia, tornò ad Atene. Non essendogli stato restituito il suo patrimonio, al suo ritorno dovette guadagnarsi da vivere esercitando il mestiere di logografo.

- Dal momento che le vicende storiche l'avevano coinvolto personalmente, intrise le sue orazioni di argomento politico di una forte passionalità. Particolarmente rilevante è l'orazione “Contro Eratostene”, l'unica che Lisia recitò personalmente in tribunale, accusando quest'uomo coinvolto nel governo dei Trenta di aver causato la morte de fratello. Un'altra orazione in stretto rapporto con le vicende storiche è “Contro Agorato” (in cui accusa Agorato di esser stato una spia dei Trenta, responsabile della morte di molti cittadini) e vi sono anche due orazioni di genere epidittico, ovvero “L'Epitafio” (per i caduti della guerra di Corinto) e “L'Olimpico” (in cui esorta i Greci a combattere contro i tiranni).

La paideia di Isocrate come cultura politica

- Il termine paideia deriva da pais, paidos e indica comunemente l'educazione, il processo di formazione integrale dell'individuo fondato sul logos (discorso, pensiero). Per Isocrate assume un significato ancora più profondo, riferito all'acquisizione di conoscenze che determinano un comportamento in ambito sociale; lo intende quindi come “cultura”. La paideia costituisce per Isocrate il criterio fondamentale per definirsi Elleni; assumendo una posizione panellenica, egli pensa ad un progetto politico rivolto all'affermazione di Atene come culla dell'ellenismo, in quanto città dell'arte e del pensiero, incontestabilmente superiore alle altre città dal punto di vista culturale. A quest'affermazione di Atene si accompagna anche il superamento del particolarismo delle poleis in vista della costruzione di una koinè. Proprio sulla base di questa sua personale visione, Isocrate vede dunque in Filippo il Macedone non un nemico che distruggerà la libertà di Atene, come invece farà Demostene, ma una figura importante, un futuro alleato di un progetto culturale che supera le poleis.

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