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Le Baccanti. Prologo

L'azione si svolge a Tebe: l'edificio di sfondo (la σκηνή) rappresenta il palazzo reale, sede del nuovo re, Penteo: poco lontano, al centro della scena, si scorgono le rovine di un palazzo più antico, dalle quali si leva un sottile filo di fumo.
Il personaggio, unico, di questo prologo costituito da una sola scena, è Dioniso, il quale si presenta in forma umana (e, probabilmente, per questo motivo fa il suo ingresso da una delle due εἴσοδοι laterali, ossia le vie d'accesso normalmente utilizzate dal coro e dagli attori, anzichè presentarsi sul θεολογείον, la piattaforma superiore della σκηνή utilizzata per le apparizioni divine). Il suo aspetto è quello di un giovane straniero, proveniente dall'Oriente: carnagione chiara, gote rosse, capelli lunghi e biondi, un abito lungo fino ai piedi, che nel complesso gli conferiscono un aspetto decisamente effeminato. Convenzionalmente si ritiene che l'εἴσοδος di sinistra identificasse lo spazio extra-scenico del "lontano", e quindi è da qui che proviene il dio, appena giunto a Tebe da un lungo viaggio.

Nei vv. 1-12 Dioniso presenta se stesso e descrive brevemente la scena, fornendo le prime indicazioni sui precedenti dell'azione: la morte della madre Semele, incenerita dalla folgore di Zeus quando il dio, per esplicita richiesta della ragazza (istigata dalla gelosa Era), le si mostrò nel suo aspetto divino, e la conseguente decisione del pio Cadmo di rendere sacro e inaccessibile il luogo che era divenuto il sepolcro della figlia.
Nei vv.13-22 Dioniso rievoca le proprie peregrinazioni attraverso le regioni orientali allo scopo di diffondere il proprio culto.
Nei vv.23-42 il dio espone il motivo del proprio ritorno a Tebe: la sua città natale non ha ancora voluto riconoscere la sua natura divina nè accogliere il suo culto, ed egli intende punirla. Anzitutto ha spinto alla follia le invidiose sorelle della madre, che ne calunniano la memoria, e quindi ha costretto tutte le donne della città ad unirsi a loro in uno sfrenato baccanale sul monte Citerone.
Nei vv.43-54 si specifica il principale bersaglio della vendetta del pio: Penteo, il nuovo re, empio spregiatore della divinità, deciso ad osteggiare con ogni mezzo il culto dionisiaco.
Nei vv.55-63 Dioniso rivolge un'esortazione alle fedeli baccanti che l'hanno seguito dall'Oriente perchè giungano a far risuonare i propri tamburelli presso la reggia, danzando e mostrandosi apertamente in città, mentre egli si prepara a raggiungere le donne di Tebe che soggiornano sul Citerone.

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