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La storiografia greca e latina

Cenni generali

La storiografia greca nacque nel periodo compreso tra il VI e il V secolo a.C. dalle ricerche dei primi logografi. I due maggiori storici furono Erodoto e Tucidide: in Erodoto si faceva ancora sentire il peso della tradizione logografica soprattutto nell’impostazione per singoli logos, sezioni su base etnica e territoriale, anche se appare giustificata dall’esigenza di presentare la guerra tra Greci e Persiani nel contesto di una visione generale dell’uomo e della storia.
I suoi testi rendono l’idea di una ricerca condotta in preparazione all’opera che abbracciava tutti i campi ( dagli avvenimenti alle notizie geografiche) ma che prendeva le distanze dall’oralità dei rapsodi e dei poeti lirici. Al contrario dei rapsodi la memoria tramandata da Erodoto è frutto di una indagine razionale che non esclude la dimensione religiosa del mito, inserendo anche notizie stravaganti, ma mette in salvo una enorme quantità di materiali per lo studio delle guerre persiane. Erodoto viene anche ricordato per essere stato imparziale nel narrare gli avvenimenti.

Il definitivo superamene della tradizione logografica si ebbe con Tucidide, che scrisse un opera dettagliata sulla guerra del Peloponneso comprendente una breve introduzione sulla storia greca e un ampia trattazione delle cause del conflitto. Tucidide ricostruiva i fatti in maniera molto rigorosa dopo un’indagine e rifiutava il soprannaturale e gli abbellimenti retorici, fatta eccezione per i discorsi fittizi. Fu definito il fondatore della storiografia pragmatica che oltre a fornire una interpretazione del passato si autoproclamava acquisizione per sempre ossia un mezzo valido per comprendere ogni realtà futura e agire di conseguenza.
Come accadde negli altri generi letterari i primi storici letterari si confrontavano con i modelli greci. Gli annalisti della prima generazione: Quinto Fabio Pittore e Lucio Cincio Alimento si ispirarono agli Annales pontificum, nelle cronache annualmente compilate dal pontefice massimo per informare la comunità sui principali avvenimenti. Usarono il greco come lingua poiché desideravano farsi capire da popoli di altre nazioni , poiché il greco era ritenuto la lingua franca, era usato in tutti i paesi ellenizzati.
Alimento e Pittore operarono al tempo della seconda guerra punica: entrambi scrissero in greco una storia di Roma dalle origini e dalla fondazione fino alla seconda guerra punica inserendo anche riferimenti autobiografici e esponendo i fatti anno per anno.
L’opera di Fabio Pittore, chiamata Annales, trattava più dettagliatamente il periodo recente ed esaltava la gens aristocratica dei Fabii, facendo diventare una storiografia filopatrizia e individualista in cui la storia era vista come il prodotto di singole grandi persone nobili.
Di entrambe le opere ci sono pervenuti pochi frammenti: pochissimi di Cincio Alimento; in numero maggiore quelli di Fabio che furono utilizzati anche da Livio.
Marco Porcio Catone si oppose all’impostazione filopatrizia e all’uso della lingua greca. Scrisse le Origines, una storiografia in lingua latina in cui la storia di Roma era vista come il risultato dell’agire di un intera comunità. Con Catone nasce un genere di assoluta importanza poiché la storiografia fa si che rimangano a noi conoscenze riguardanti il periodo antico. Dopo Catone gli altri storici rifiutarono di scrivere in greco e scrissero in latino.
Tra la fine del II e l’inizio del I secolo si manifestò una tendenza a ridurre la trattazione entro limiti cronologici o tematici più ristretti usando la tecnica dei commentarii a metà strada tra autobiografia memorialistica e storiografia, utilizzati da Cesare.

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