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Isocrate

Isocrate è il massimo rappresentante dell’oratoria epidittica ossia di quel genere di oratoria che si utilizzava in discorsi solenni e celebrativi. Isocrate nasce nel 436 e si lascia morire nel 338, anno della battaglia di Cheronea, per il dolore e la delusione per la sconfitta dei greci. Ebbe una vita lunga (98 anni) coronata dal successo. Isocrate fu discepolo di Gorgia con il quale fu in Tessaglia durante l’ultima fase della guerra del Peloponneso. Nel 390 fonda una scuola di retorica che si contrappone all’Accademia e che prepara gli studenti a una carriera politica; dalla sua scuola escono infatti intellettuali come Eforo, politici come Timoteo, e oratori come Iseo e Licurgo. Isocrate fonda la scuola perché si era dedicato a pieno all’oratoria e per necessità economiche. Aristotele a proposito dice: “Le librerie ateniesi sono piene delle sue orazioni” perché le orazioni sono invendute. Isocrate non fa politica e ne “Il Filippo” di sé dice “riguardo alla carriera politica nacqui meno dotato dalla natura di tutti i miei concittadini; non avevo infatti voce sufficiente ed ero fragile e timido; quanto al senno (fronein) non ero inferiore ai miei concittadini ma mi pongo tra coloro che sono superiori agli altri”. Decide di dedicarsi alla retorica epidittica perchè vuole giovare alla città da intellettuale. Isocrate compone orazioni come modello per i suoi alunni e perché fossero lette nelle scuole. E’ assente l’irruenza tipica invece di Demostene. I periodi di Isocrate sono lunghi, levigati e simmetrici e con la calma che richiede l’epidittica. Isocrate abbandonò la logografia, professione per cui si scrivono discorsi per gli imputati.

La scuola di Isocrate è in contrasto con l’Accademia di Platone. Per Platone il dono della scrittura è ambiguo perché la parola scritta risponde con il silenzio quando viene interrogata a differenza di un interlocutore; la parola scritta può essere anche fraintesa. Anche per Socrate ci deve essere una dimensione di pura oralità. Isocrate fonda la sua scuola poiché crede nell’attività didattica mentre Platone è convinto che l’educazione (paideia) sia destinata ai pochi che si intendono di filosofia. Isocrate è più democratico e comprensibile con i profani che spesso basandosi sull’opinione(doxa) e non sulla verità arrivano in modo concreto e più pratico di coloro che si perdono in astratte conclusioni. Per Isocrate la filosofia è una formazione culturale che pone al suo centro l’eloquenza. Gli Ateniesi furono da sempre diffidenti nei confronti dell’eloquenza perché era un prodotto straniero sintomo di spregiudicatezza. Isocrate vuole restituire all’eloquenza dignità morale. Isocrate è un oratore, leader spirituale, educatore della comunità e prestigio degli aedi. Nell’orazione contro i sofisti il suo programma si ricava da una pars destruens. La filosofia isocratea è diversa da quella dei sofisti e di Socrate, Isocrate pensa alla salvezza, al riscatto, alla grandezza di Atene che per lui deve essere perseguita con mezzi diversi e con una politica diversa da quelli di Platone. Deve essere salvata la grecità e la nazione ellenica. Popolo è un insieme di cittadini con leggi in comune; la nazione è un insieme di persone che vivono insieme perché hanno in comune la stessa lingua e la stessa cultura. Per Isocrate è greco chiunque sia imbevuto di cultura greca. Per Isocrate lo scontro con i Persiani è inevitabile perché la Persia è un’antagonista culturale e i greci devono rendersi conto di questa inevitabilità e rimanere uniti. Per Isocrate, Filippo di Macedonia è una figura carismatica che può radunare le forze del mondo greco e guidarle verso la Persia. Isocrate è filo-macedone mentre Demostene è ostile a Filippo. Per Isocrate la sconfitta di Cheronea è lo sfacelo dei suoi ideali.

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