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Isocrate - Orazioni Epidittiche

Tra le orazioni Epidittiche di Isocrate troviamo le seguenti opere.

Panegirico: scritta verso il 380 a.C. prende il nome dal termine greco ''πανεγυιρις'' che indicava la Festa di tutte città greche. Quindi probabilmente questo discorso era stato scritto in occasione di una di queste feste (da ricordare che in Latino il Panegirico è noto come sinonimo di Lode. Su questo esempio ritroviamo il Panegirico di Traiano di Plinio il Giovane)
E' un opera molto importante, in quanto esprime il concetto della grandezza di Atene attraverso il principio dell'Anteriorità. Atene ha il primato su tutte le altre città greche (solo secondo Isocrate, nella realtà Atene stava subendo un forte declino. Era infatti la prima a dare esempio alle altre città greche. Questo Τοπος, però, era gia stato sfruttato da Tucidide, che nel secondo libro delle Historiae faceva pronunciare un discorso simile sulla grandezza di Atene. Il Τοπος, superato ormai, rende quest'opera superata e del tutto acronica. Isocrate infatti era persuaso dell'idea che Atene doveva spingersi in una spedizione contro i Persiani, incoraggiato anche dagli avvenimenti storici, che vedevano Atene a capo della Lega Marittima.

Tra le opere epidittiche troviamo anche un triade, A Nicocle, Nicocle, Evagora.
La triade è ispirata ad Evagora, re di Salamina di Cipro, e a suo figlio Nicocle.
Tra le tre, quella di maggiore spicco è l'orazione A Nicocle, in cui Isocrate spiega in maniera parenetica i compiti del buon govenatore (la parenesi è una ammonizione). L'opera, scritta sotto forma epistolare, appare molto simile all'opera ''De Clementia'' di Seneca.
Nicocle invece è un opera che Isocrate immagina pronunciata dal re, mentre Evagora è una laudatio funebris al re defunto.

Plataico: scritta verso il 475, è un opera molto lungimirante, dal carattere quasi profetico. Infatti nell'opera un cittadino di Platea giunge ad Atene, lamentandosi del fatto che la sua città era stata rasa al suolo due volte da Tebe, quindi incita la città ad allearsi con Sparta.

Archidamo: si tratta di un orazione fittizia. Archidamo era il figlio di Agelisao, ed era portavoce della politica di concordia tra le città greche.
Tale politica presupponeva il passaggio da στραθεια ad ομονοια. Praticamente Isocrate non voleva che dopo la sconfitta di Leuttra i greci si arrendessero al nemico.

Sulla Pace: questa orazione, del 355, fa un resoconto della gestione degli alleati. Nel passato c'era stata un ottima gestione degli alleati, mentre negli ultimi tempi tale gestione era così fallace che aveva portato alla rottura della lega Marittima.

Aereopagitico: orazione che tratta della politica interna di Atene.
L'Aereopago era la collina di Ares, con lo stesso nome Solone aveva denominato il tribunale che aveva funzioni giuridiche ,e sopratutto teneva conto della vita morale dei cittadini. Con Efialte diventò, invece, il tribunale per le questioni di sangue.
In questa orazione Isocrate esalta l'Aereopago come organo, mentre illustra il modello politico ideale, che Isocrate vede nella Democratia. Ciò può risultare una contraddizione, in quanto era un conservatore e si rifaceva alla costituzione di Teramene, ma in realtà dietro il suo concetto di Democratia c'era l'Oligarchia, che in quel periodo poteva essere confusa con l'approvazione del governo dei trenta tiranni.

Antidosi: orazione in cui si illustra l'uso giudiziario dello scambio dei beni.
Era una pena utilizzata contro coloro che pur risultando ricchi non pagavano le liturgie. Consisteva o nel pagare il doppio della tassa, o scambiare i beni con colui che aveva scoperto il mancato pagamento.
In questa orazione Isocrate parte da un avvenimento biografico: Lisimaco l'aveva citato in giudizio. Nonostante il pretesto economico, l'orazione riprende i temi dell'invettiva contro i sofisti.

Filippo: scritta nel 346 subito dopo la pace di Filocrate. Isocrate comprende che Atene non può essere a capo di alcuna spedizione punitiva contro i Persiani,e scrive a Filippo di aiutare i greci a difendersi.

Panatenaico: tipico elogio di Atene

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