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Ipponatte di Efeso

Le notizie giunteci sul suo conto non sono molte, le uniche sono frammenti autobiografici. Forse di origine aristocratica (Ipponatte > ιππος αναξ = signore di cavalli), nacque ad Efeso e per motivi politici lasciò la città natale e andò a Clazomene. Si dice che fosse brutto, zoppo, in pessime condizioni economiche e la sua vita era fatta di elemosina e accattonaggio. Ci è giunta poca parte della sua produzione: 200 versi in giambi e trimetri scazonti. Ipponatte è nemico della tradizione e del linguaggio ricercato, predilige infatti il dialetto e il linguaggio gergale di strada, che esprime bene l’ambiente di miseria che descrive. La poesia di Ipponatte infatti, ci porta nel mondo che conosceva, fatto di donne di malaffare, di ladruncoli, di balordi e approfittatori che si aggirano come topi di fogna nei vicoli bui e luridi. Un bersaglio della sua aspra satira è Bùpalo, uno scultore che si prendeva gioco di Ipponatte ritraendolo troppo realisticamente nella sua bruttezza. Come per Archiloco, pare poi che l’aggressività dei versi del poeta indussero Bùpalo al suicidio. Ipponatte risulta poi estremamente incoerente nel suo sentimento verso le donne, infatti, prima dice di sognare una bella donna da avere in sorte e amare, poi dimostra invece una forte misoginia alla pari di Focilide e Simonide. Ipponatte non ha rispetto neanche per gli dei, i quali devono solo essere per lui fonte di utilità; odia Pluto, il dio della ricchezza, perché non ha interesse per lui e vorrebbe da Ermes qualche dono, come se il dio non avesse di meglio da fare che esaudire i suoi desideri.

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