Euripide e le tragedie

Mal considerato al suo tempo e pesantemente criticato. Fortemente influenzato dal pensiero sofistico.
Accusato di empietà e di misoginia. L’accusa di empietà nasce perché i suoi dei sono forze capricciose che agiscono sempre a danno dell’uomo e a loro arbitrio.
Le tragedie in cui emerge questo pensiero di Euripide sono l’Ippolito e le Baccanti.
Altra caratteristica di Euripide, è la rivalutazione dei personaggi tradizionalmente negativi come Clitemnestra. Invece, gli eroi vengono “vestiti di stracci” da Euripide. Esempio è Elettra, figlia di Agamennone, che viene data in sposa da Clitemnestra ad un pastore e quando la si vede apparire coperta di stracci, il pubblico si rivolta.
Egli libera la tragedia da ogni approccio idealizzante e ridiscute l’immagine classica dell’eroe.

Ippolito

Ippolito è figlio di Teseo e dell’amazzone Ippolita, alla morte della quale Teseo si risposa con Fedra, sorella di Arianna.
Ippolito ha consacrato la sua vita alla dea Artemide, la dea della caccia e casta per eccellenza.
Afrodite, avendo in odio Ippolito, escogita un piano ai danni del giovane. Fa invaghire Fedra di Ippolito e le fa scrivere una lettera in cui esprime il suo amore per lui, imponendogli di giurare di non dirlo a nessuno. Ippolito si allontana sdegnato da palazzo e Fedra, per la vergogna del suo amore incestuoso, si impicca. Lascia, però, una lettera per Teseo in cui dice che Ippolito ha tentato di fare violenza su di lei. Teseo trova la lettera e attacca il figlio, cacciandolo dall’Attica e maledicendolo. Teseo si reca, poi, dal padre Poseidone e gli chiede di punire il figlio. Ippolito stava transitando col carro sulla spiaggia quando un mostro marino appare. I cavalli si imbizzarriscono e l’asse del carro si spezza, facendo cadere Ippolito, che viene schiacciato dai cavalli e trascinato via. Il giovane muore durante l’impatto. Appare Artemide a Teseo e gli rivela la verità e l’inganno di Afrodite. Ma non poteva dirglielo prima? Artemide risponde che non poteva interferire con le decisioni di un altro dio, ma che in compenso avrebbe vendicato Ippolito, uccidendo Adone, l’amato di Afrodite.
Euripide dice, qui, che l’eusebeia di Ippolito non è servita a nulla e non l’ha salvato, anzi. Essa è lo strumento di cui si servono gli dei per colpire gli uomini.

Baccanti

Penteo, re della Tessaglia, si oppone ai culti dionisiaci e vuole eliminarli. Dioniso, allora, escogita un inganno tremendo. Si traveste da uomo e si reca da Penteo, dicendogli di sapere dove si riuniscono le baccanti alla notte e si offre di condurlo lì. Penteo, non subodorando l’inganno, accetta e si reca nella grotta indicatagli. Lì trova le baccanti mentre sono in preda al delirio orgiastico. Allora Dioniso rivela loro la presenza di Penteo ed esse si scagliano su di lui, sbranandolo vivo. Il massimo della tragedia si ha quando si scopre che la madre di Penteo, Agave, era una baccante e che è stata lei stessa a dilaniare il figlio. Quindi la devozione di Agave non ha risparmiato il figlio.

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