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Esiodo è la prima persona reale, storicamente esistita, della letteratura europea (sebbene gli antichi, sbagliando, credessero che anche Omero lo fosse, al punto da attribuirgli diverse patrie e una personale biografia). Esiodo è dunque il primo poeta della cui esistenza siamo certi, il primo che metta in primo piano, nelle sue opere, un “io” storico, fornendoci al riguardo notizie e particolari di cui non abbiamo ragione di dubitare. È possibile ricostruire una, seppur scarna, biografia esiodea, a partire dai riferimenti lasciati dal poeta nei testi, in particolare ne Le Opere e i giorni. Sappiamo così che suo padre era migrato da Cuma Eolica in Beozia, ad Ascra, definito da Esiodo “villaggio miserabile, cattivo d’inverno, d’estate tremendo, mai propizio”. Esiodo sarebbe nato a Cuma, anche se questo contraddice ciò che lui stesso afferma e cioè di aver fatto un unico viaggio, nella sua vita, da Aulide a Calcide in Eubea. Qui Esiodo si reca in occasione dei festeggiamenti in onore dell’eroe locale Anfidamante, caduto nella guerra tra Calcide ed Eretria per il possesso della pianura di Lelanto. Questa evenienza ci consente di datare la fioritura di Esiodo, ma con meno certezza di ciò che ci si aspetterebbe, poiché la stessa guerra lelantina ha una cronologia incerta ed è collocata dai più nella seconda metà dell’VIII secolo. Possiamo dunque solo ipotizzare che Esiodo visse tra la fine dell’VIII e il VII secolo a.C.

Probabilmente, Esiodo recitò in quell’occasione proprio la Teogonia e ne ricavò la vittoria e un tripode. Altro elemento biografico è il suo conflitto col fratello Perse per questioni concernenti l’eredità paterna. Pare che Perse avesse dissipato la sua parte d’eredità e che attentasse a quella del poeta attraverso operazioni giudiziarie volte a defraudarlo, tramite la corruzione dei giudici (“i re divoratori di doni”). Nelle Opere, Esiodo esorta il fratello a lavorare con dignità e vivere secondo giustizia. Esiodo è dunque un piccolo proprietario terriero, di condizione tutto sommato agiata: ciò gli consente una certa indipendenza non solo economica, ma anche intellettuale, che è una delle cifre della sua produzione poetica. Da una parte, infatti, essa consente al poeta di cantare la verità, e non le menzogne che i rapsodi sono costretti a restituire agli aristocratici che li pagano (cfr. discorso delle Muse al poeta nel proemio della Teogonia); dall’altra, non essendo un poeta di professione, Esiodo deve rivendicare a se stesso questo ruolo e deve farlo in modo inequivocabile (cfr. investitura poetica proemio Teogonia). L’esempio esiodeo rimarrà, in questo senso, isolato: dal VI secolo a.C. in poi si affermerà l’idea di una poesia intesa come ηέρλε.

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