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Esiodo

Esiodo visse ad Ascra, in Beozia, dopo che il padre, a causa della miseria, fuggì da Cuma. Ascra era una città agricolo-pastorale nella quale la famiglia di Esiodo si diede da fare. Infatti, si sa che il padre lasciò ai suoi due figli una eredità. Lo sappiamo per la lite che Esiodo ebbe col fratello Perse per motivi di eredità. Il contesto politico, invece, è sicuramente corrotto (come il poeta afferma nelle Opere) composto da aristocratici, definiti "re mangiatori di doni".

L’evento più importante della sua vita avvenne quando si recò a Calcide per partecipare ai giochi funebri in onore di Amfidamante. Vinse questa gara poetica e consacrò il premio alle Muse sul monte Elicona. Qui avviene l’incontro e l’investitura poetica grazie alla quale assumerà ruolo non solo il ruolo di poeta, ma anche di guida morale e intellettuale. Questo episodio avviene sicuramente nella giovinezza dell’autore.

Grazie al dato storico su Amfidamante, nobile di Calcide, ricaviamo che sia vissuto a cavallo tra la fine dell’VIII e l’inizio del VII secolo a.C. Pertanto si pensa, addirittura, che per la datazione probabile delle opere omeriche, Omero sia stato contemporaneo di Esiodo, il primo più anziano del secondo.

Esiodo rientra sicuramente nel modello epico perché con lui si parlò di "poesia didascalica", ovvero quella poesia che condensa un insegnamento e vede il poeta come un educatore. Anche se l'aspetto pedagogico si ravvisa anche nei filosofi del VI secolo che già scrivevano in versi gli insegnamenti filosofici (es.: Parmenide). Tuttavia, solo con Aristotele ci sarà la netta distinzione teorica della poesia didascalica.

Esiodo è il primo aedo che esce dall’anonimato, si nomina, parla di sé e della sua vita nelle sue opere. All’epica adatta l’esametro e la lingua codificata introdotte nelle sue opere principali: la Teogonia e I. A queste si possono aggiungere il Catalogo delle donne, che ci è giunto in frammenti e, solo per degli elementi in comune con la Teogonia, si ritiene che l’opera Lo scudo sia anche di Esiodo.

Teogonia


L’opera ha come obiettivo quello di descrivere dettagliatamente la storia dell’universo con il mondo divino e umano. Si apre con un Proemio costituito dall’inno alle Muse durante il quale il poeta racconta l’episodio dell’investitura divina. Le Muse affidarono a lui il compito di dire la verità.

Inizia il racconto cosmogonico: dal Caos si arriva all’affermazione delle divinità olimpiche. Racconta le vicende di Urano e Gea che generarono i Titani. Uno di loro, Crono, evira il padre e dai sui genitali, gettati in mare, si crea una schiuma: è Afrodite.

Segue la discendenza della Notte tra cui c’è Eris, la Discordia. Si parla degli esseri marini e della continua discendenza dei Titani. Da Crono e Rea nascono numerosi figli, ma Crono li divora ad eccezione di uno: Zeus, nascosto dalla madre. Cresciuto spodesterà il padre.

Attraverso il mito di Prometeo che ruba il fuoco, introduce la figura della prima donna: Pandora. Avendo esposto per intero la cosmogonia e genealogia dei Titani, Esiodo passa a raccontare della guerra fra Titani e Dei olimpici: la Titanomachia che vede il trionfo degli dei e la punizione nel Tartaro (Inferi) dei perdenti. Infine si parla delle semi-divinità generate dall’unione di un mortale con una dea.

Le opere e i giorni


Quest’opera si presenta con fondamenti antropologici e legati all’etica in quanto il vero fine è l’uomo e la quotidianità stessa. Sin dal Proemio, nel quale viene esaltato Zeus come garante della giustizia nel mondo, notiamo come quest’opera metta in stretto rapporto la divinità con l’uomo.

L’opera è destinata al fratello Perse, al quale il poeta si rivolge per affermare la sua veridicità (lui dice la verità, la stessa poesia è verità). Nella prima parte (in cui è stato difficile trovare un filo conduttore che garantisse l’unità all’opera), il poeta si corregge su un aspetto della Teogonia. Egli distingue una buona Eris (volontà) da una cattiva Eris (discordia).

Segue il mito di Prometeo e Pandora soffermandosi sul furto del fuoco, il mito delle cinque età (oro, argento, bronzo, eroi, ferro) e delle razze umane. Poi, il racconto dell’usignolo e lo sparviero secondo cui tra gli animali, l’unica legge è la forza.

Rivolgendosi al fratello Perse lo invita a seguire la giustizia e non la violenza. La giustizia proviene da Zeus, infatti i compiti degli uomini sono quello di lavorare e seguire la giustizia. Offre una serie di consigli al fratello attorno alla giustizia vista come fondamento di vita. Segue una sezione ampia dedicata al calendario agricolo, alla navigazione e ad altri aspetti etico-comportamentali.

La seconda parte è una breve sezione che molti non attribuiscono ad Esiodo perché tratta temi del tutto diversi dai precedenti: infatti, tratta dei giorni fausti e infausti.

Molti attribuiscono a quest’opera un ruolo utile al mondo contadino, in quanto i temi affrontati sono quelli. Ma in realtà il vero ruolo era quello di dare un significato etico e morale riguardo al lavoro e la presenza di fonti contadine è legata all’esperienza e al mondo dell’autore stesso.

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