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ERODOTO: LA FORTUNA

Già subito dopo la sua morte i giudizi sull’opera di Erodoto furono molto divergenti e questa divisione rimane ancora oggi: da una parte infatti il tragico a lui contemporaneo Sofocle mostra di conoscerlo molto bene e di apprezzarlo a tal punto da far intuire un’amicizia tra di loro; dall’altra il comico Aristofane mette in ridicolo alcuni passi delle sue opere sulle scene e lo stesso Tucidide proclama la superiorità della sua opera storiografica che doveva essere un possesso per sempre e quindi non doveva essere semplicemente divulgata oralmente ma letta e preservata. Addirittura lo storico greco di età ellenistica Plutarco lo definisce “ filo barbaro “ mentre invece nel mondo latino non mancano le lodo di Cicerone, che gli riconosce di aver saputo elevare la storia a magistra vitae, e di Quintiliano. In seguito invece in età bizantina venne realizzato un compendio della sua opera da Fozio e in età umanistica venne tradotto da Matteo Maria Boiardo ed ancora oggi è oggetto di studi e di particolari attenzioni. Particolare attenzione verso la sua figura mostra anche Francesco Petrarca che, non potendo leggerlo in quanto non conosceva il greco, si affida ai giudizi di Cicerone e li riprende nelle sue epistole.

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