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L'EPICA ELLENISTICA

Nel corso del periodo ellenistico (323 a.C.,morte di Alessandro Magno-31 a.C.,conquista romana dell'Egitto) si divulga un tipo di epica molto diversa rispetto quella tradizionale: si tratta infatti di un genere breve basato adesso più sulla lettura che sull'ascolto, trasformazione dovuta alla scomparsa dei rapsodi, coloro che si spostavano di villaggio in villaggio a promulgare i componimenti. Si assiste inoltre alla quasi totale scomparsa del linguaggio formulare e dei versi ripetuti mnemonicamente: ciò permane solamente in alcuni poeti che riutilizzano questa tecnica come vezzo letterario, come prova di erudizione o per riecheggiare antichi cantori.
Il poeta ellenistico può attingere ad un patrimonio geografico, storico, culturale molto più vasto rispetto al passato: lo scopo dello stesso è mostrare di saper fondere tutti questi elementi nella creazione della propria opera (la cosiddetta paradossografia). Si parla inoltre di due tipi di epica: epica mitico-eroica, che ha come protagonisti eroi mitici, le cui vicende sono sempre trattate con carattere eziologico, ed epica storica, con la trattazione degli eroi e delle storie locali, legate alle tiseis, le fondazioni delle città. Ricordiamo a questo proposito Antimaco di Colofone, autore della "Tebaide",che ricorre al mito di Cadmo, o Euforione di Calcide, creatore di poemi epici in esametri, tra cui "Esiodo" e "Alessandro".

Le nuove caratteristiche dell'epica sono evidenziabili soprattutto in Apollonio Rodio: nelle sue "Argonautiche" si assiste infatti ad un vero e proprio capovolgimento dei valori tradizionali: l'assenza dell'ἀρετὴ viene compensata con la tematica amorosa, trattata in maniera psicologica (influenza del dramma attico); gli Argonauti, rispetto agli eroi del passato, hanno gli dèi a favore; rispetto all'epos tradizionale, inoltre, l'eroe è dominato da un profondo senso di incertezza e inadeguatezza.

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