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Elegia

I contenuti delle Elegia sono in genere lamentazioni funebri (molto esplicite nell’Ars poetica di Orazio). L’élegos, infatti, è un luttuoso canto di lamento, ma riguardo ciò vi sono alcune obiezioni, infatti, le più antiche iscrizioni funerarie erano Esametriche e non elegiache. Da ciò si deduce che già l’elegia arcaica del VII sec. aveva una tematica ampia e complessa. Il distico elegiaco è il metro delle lamentazioni non esclusivo della trenodia. Plutarco, tra gli autori élegoi trenodici nomina solo poeti che operarono nel Peloponneso. I teorici alessandirni diedero comune origine all’epigramma e all’elegia trenodica, cui allude Orazio nell’Ars Poetica. La poesia elegiaca dunque ha origine da una pluralità di temi e funzioni. L'"legeìon" non riguarda il contenuto trenodico del carme, ma solo il mtro: assume valore di lamentazione solo nel distico elegiaco (Clona e Sacada). Quindi se ne deduce che l’”elegeìon” non è la forma esclusiva della lamentazione.
Due esempi di thrênos elegiaco sono:
* La "Lamentazione di Andromaca"
* "L’aria del fico" (nòmos kradìas) di Mimnermo.
La forma elegiaca esprime contenuti realistici. Lo strumento musicale è escluso dal mondo dell’epica.

Poesia Elegiaca

È pragmatica quanto alla funzione e agli scopi paretetici e didattici; cresciuta nell’ambiente del simposio o tra le vicende della vita militare e politica; impiegata in problemi sociali della collettività (Tirteo), anticonformista nelle scelte dei valori (Archiloco), incline a meditare sul senso della vita (Mimnermo), attenta a riflettere sui fatti storici del passato e sui presenti per trovare una connessione prospettica del presente con il passato (Callino).
In Solone la poesia elegiaca è utilizzata come strumento politico.
L’origine della poesia elegiaca è di pretesa IONICA (dato l’ampio uso del dialetto ionico ), ma ci sono pervenute alcune iscrizioni elegiache della Grecia non ionica che erano state scritte nei dialetti locali. Anche di ciò esiste una eccezione con Tirteo.
Si presume una originaria forma laconica (dalle elegie per esortare i soldati spartani) sopravvissuta solo se il processo di ionizzazione ateniese (V – IV sec.) comprometteva il metro.
A Salamina è stata rinvenuta un’iscrizione per i morti corinzi in due dialetti: dorico (epigrafica) e ionico- attico (letteraria).

Esametro e Giambo
Forma aperta e continua. La forma Elegiaca, conchiude nella misura epodica qualsiasi messaggio tramite una forma chiusa.

La forma chiusa del distico elegiaco permette una maggiore autonomia e la poesia compare condensata in 2 versi; una FORMA IDEALE, quindi, per epigrammi ed iscrizioni in rapporto a contenuto pragmatico e scopo pratico. In un minimo spazio vi era la massima concisione ed esaustività. Vi può essere contiguità tra giambo ed elegia data dall’occasione cui destinati e contesto sociale.
Aristotele attesta che il “ìambos, iambikòs” ha anche contenuti dell’elegia.

Elegia
Il poeta stesso cantava e suonava l’aulo giameo L’esecuzione era affidata al recitativo ( come la moderna opera lirica di cui Archiloco è l’ “inventore”)
I contenuti del giambo racchiudono una vasta gamma di temi e motivi civili, politici, didattici ed autobiografici.
La POESIA GIAMBICA per la struttura metrica è uguale a quella trocaica o epodica.

lirica
In senso tecnico la lirica indica la poesia cantata con l’accompagnamento musicale della lira.
Il Canone alessandrino divide i lirici in monodici e corali ed esclude la poesia giambica ed elegiaca, poiché queste sono accompagnate dall’aulo.
I nove principali poeti lirici sono:
1 Pindaro,
2 Bacchilide,
3 Saffo,
4 Anacreonte,
5 Stesicoro,
6 Simonide,
7 Ibico,
8 Alceo,
9 Alcmane.

Poesia Lirica
è mcaratterizzata dalla dinamica dei diversi generi melici e il livello pragmatico, Il canto si qualificava in rapporto alle diverse circostanze della vita sociale e al tipo di esecuzione vocale e strumentale richiesta da ogni singola occasione.

Platone: "la Mousiké è divisa in generi e modi definiti":
* inni agli dei;
* thrênoi (lamentazioni funebri);
* nòmoi citadorici;
Vi erano poi altre forme di canto:
* Peana, in onore di Apollo
* Ditirambo in onore di Dioniso
come doveva essere l'autorità politica: essa era garante del rispetto della tradizione poetico-musicale, mentre il pubblico doveva ascoltare in silenzio senza intervenire
Platone, invece, lamentava una situazione completamente differente:
i nuovi poeti, desiderosi di riscuotere successo presso un pubblico turbolento nella presunzione di saper giudicare la poesia, rimescolavano i caratteri propri dei generi nelle loro esecuzioni.
E il pubblico interrompeva le esecuzioni.
Il vero obbiettivo polemico di Platone era nei riguardi dello stile composito del “nuovo ditirambo”.
Per Platone, l’articolazione in generi (operata nella cultura greca in età arcaica e classica) andava usata pure all’interno dell’inno. In Platone assume il significato specifico di PREGHIERA AGLI DEI contrapposto al canto in onore degli uomini (enkòmion) eseguito in simposio o in cerimonie solenni per gli atleti. Vi era uno stato di crisi (V – IV sec. a. C.) delle forme tradizionali dei generi sul piano delle forme meliche e dei contenuti.
Platone a livello teorico elabora una tipologia di racconto che consente di dividere la produzione poetica in tre categorie fondate sulla struttura interna del discorso:
1. Semplice in 3° persona, il ditirambo, canto del coro e narrazione di eventi mitici
2. Narrazione mimetico-dialogica, la poesia che è drammatica, tragica e comica
3. Narrazione mista o “epos” ed altri generi che associano e alterano racconto e dialogo
Per Diomede vi è un’ulteriore ripartizione dei 3generi platonici in sottogeneri.
1. Epesegetico Narrativo
2. Drammatico Attivo
3. Comune, oltre all’epos c’è anche la poesia lirica esemplificata (Archiloco; Orazio)
la teroia dei generi degli Alessandrini segue quella di Platone ma è classificata non in base ai criteri originari di ordine pragmatico, bensì è fondata sulla struttura del discorso e dei suoi ocntenuti: individuazione astratta di generi e sottogeneri
La classificazione dei generi in età alessandrina ha lo scopo della catalogazione razionale dei testi antichi. Platone fa una teoria della poesia e va ocntor la “poesia della mimesi” ( POESIA = MIMESI ).
La poesia è un’arte imitativa, come la pittura. L’ imitazione non crea la realtà vera, ma solo l’apparenza o la parvenza di essa. L'arte del verosimile è un'arte ingannevole qui per poeta s’intende di ciò che appare, se avesse conoscenza della realtà creerebbe piuttosto che imitare, preferirebbe essere l’oggetto più che l’autore di un elogio. La poesia è intesa come “pura e semplice parola”. Il poeta imita la parte ingannevole, insensata e vile che non ha niente di sano e vero. Tutti gli appetiti dolorosi e piacevoli dell’anima che accompagnano ogni azione e si prestano a molte e svariate imitazioni. La poesia Imitativa è l'arte nociva dell'inganno, quindi lo stato può ammettere solo l’ inno eclettico agli dei e il canto alla lode per gli uomini valenti, perché sono le sole forme poetiche che non comportano un processo imitativo della realtà e non recano danno al cittadino. L’ insistenza polemica di Platone sul fine edonistico della poesia è comprensibile in rapporto alla comunicazione orale. La poesia orale ècrea un rapporto diretto con il pubblico che ascolta. I modi di espressione e gli atteggiamenti mentali ddiversi sono incitati dall'attività del poeta dalla poesia di lettura. La "performance" coinvolge il pubblico e porta ad una completa immedesimazione dello spettatore con i personaggi.

Poesia Epica (cantore epico)
La poesia epica tramite i cantori trasmetteva al pubblico tutto il sapere giuridico, religioso, scientifico e tecnico del tempo esponendolo nel tessuto del racconto.
L’Epos Omerico è infatti considerato l’ “enciclopedia in cui era organizzata tutta la saggezza della società greca”. Qui la nozione di “mimesi” (il rapporto tra fare poetico e realtà e la compartecipazione di poeta e pubblico ad uno stesso stato emozionale tramite lgi Elegia, il Giambo e la Lirica) sollecitava nel pubblico una ricezione edonistica e mnemonica dei messaggi, quindi acritica.
L’”acriticità” era effetto e causa del consolidarsi di una opinione sociale (dòxa). --> e ciò era proprio quello che Platone non vuole.
Durante il periodo dei sofisti (“Medea” di Euripide) vi è la condanna della poesia del passato perché non ha adempiuto alla funzione di lenire le pene degli uomini.
Tucidide è contrario al fine edonistico del racconto orale, perché non indaga sul “vero”. La tendenza omerica al soliloquio tra persona e una parte di essa è presente nella lirica arcaica. (es. Archiloco)
L’atteggiamento mentale, ovvero, la psicologia della performance poetica mira a pubblicizzare il personale ed il soggettivo per renderlo subito percepibile, inevitabile è quindi il rapporto di emozionalità con il pubblico.

Poesia D'Alceo
È “nata dall’azione per l’azione”, destinata al ristretto uditorio di nobili. Palese è la partecipazione viva, diretta, immediata agli eventi che l’hanno ispirata (vita tumultuosa nello scontro armato tra fazioni avverse). La poesia d’Alceo è in carme, i quali sono utilizzati come strumento di lotta politica.
Le espressioni di stati d’animo di gioia e dolore sono in rapporto all’esito della contesa:
* Il linguaggio (movenze nervose e sussultorie; aggressività nelle violente invettive contro i rivali)
* Le reazioni Emotive dell’uomo di parte agli esiti alterni della guerra civile.
Nella poesia di Alceo sono frequenti le espressioni aforistiche (“l’uomo è denaro”; “il povero non è mai valente e stimato”).
I carmi di Alceo sono sopravvissuti nei simposi ateniesi del Vsec. per il linguaggio aforistico e allegorico e sono entrati nel repertorio del canto conviviale. Da ciò deriva l’allegoria della nave di Teognide. (un parlare di allegorie intelligibile solo a chi partecipa alla vita comunitaria di una consorteria politica (eteria) o di un più ampio gruppo sociale.), Dìke rappresenta sempre la giustizia

Anassimandro
"L’apeiron è sovrano al modo di legge comune che impone a tutti i singoli una stessa dìke, che mantiene ogni potenza entro i limiti del suo campo d’azione, che fa rispettare, contro ogni usurpazione, contro ogni abuso di potere, quella che Alcmeone chiamerà ISONOMI’A TÔN DYNA’MEON"; per Anassimandro l’ universo è fondato sull’equilibrio reciproco degli elementi che lo compongo.


Solone

“mare aequatum, aequor” ovvero “il mare giusto”, tale metafora del mare è ispirata dalla tradizione poetica il più giusto e stabile degli elementi naturali quando non lo sovvertono i venti
ha la funzione di raffigurare la condizione di immobilità ed equilibrio del popolo quando non vi è chi lo sommuove dal suo stato naturale. Si tratta di una metafora politica : il popolo, come il mare, assimila la natura di chi lo domina e lo governa. La “dìke” ha la funzione di raccordo tra il mare ed il popolo

Metafora ed immagine nella sfera amorosa
Sono strumenti di oggettivazione di idiosincratici stati psichici ed emozionali. Eros è paragonato al vento, ad un fabbro, ad un pugile, ad un cacciatore, ad un fanciullo alato…indicando così la varietà e qualità degli aspetti di una faccenda amorosa.
La metafora e la similitudine nella sfera socio-politica semplificano attitudini morali e comportamenti politici. Entrambe sono molto utilizzate le metafore animalesche: es. la “volpe” (in Solone ed Alceo) indica la vana furbizia degli Ateniesi o l’abilità manovriera di Pittaco.

Mito
Esso è il tessuto connettivo della cultura orale e lo strumento sociale d’interazione fra passato e presente, tradizione e attualità, poeta e uditorio.
L’episodio mitico è l’esemplificazione di una norma / vicenda esemplare di un’azione lodevole o nefasta in rapporto all’occasione e alla situazione del canto. Tema dell'“aikìa” amorosa ovvero di colui o colei che fugge chi l’insegue che rifiuta la richiesta d’amore e non corrisponde a chi l’ama. Un singolare aspetto strutturale dell’epica e della lirica è la paratassi. Essa è un procedimento comune al linguaggio della lirica (Saffo,Anacreonte,Alceo). La parateassi è un modo di formulare emozioni e pensieri per aforismi e affermazioni perentorie, è una gradazione di effetti visivi e uditivi per climax e anticlimax , rigido di figure di polarità e analogia.

Figure di struttura nella composizione di un Carme
1. giustapposizione di parti assolutamente autonome;
2. giustapposizione non “statica”, ma per così dire “dinamica” con un procedimento di raccordo tra le parti contigue;
3. giustapposizione con parti intercalari o parentetiche che tendono a stabilire una gerarchia tra i vari elementi, on una formula ciclica: ripetere alla fine di una parte della composizione l’idea iniziale che era servita ad introdurla.;
4. trasposizione degli elementi giustapposti rispetto all’ordine cronologico e logico
5. preambolo, esordio, proemio (più raramente “epilogo” che riassume il contenuto della composizione);
6. giustapposizione di elementi rappresentanti per lo più da un singolo verso o da una strofa, distinti l’uno dall’altro tramite un refrain (verso ricorrente).
La ripetizione intercalare non variata conferisce al canto un carattere unitario di ordine psicologico, non razionale, scatenando una situazione emozionale. Il poeta arcaico non si poneva il problema dell’unità organica della composizione: la finalità della performance era pratica. Questa finalità gli imponeva di adattare il canto nella forma e nel contenuto alle esigenze concrete dell’occasione e alle richieste del committente e dell’uditorio.

Valore dell'Io

Nella poesia di Archiloco l'"io" locutore si identifica con la persona stessa del poeta. Una differenza sostanziale tra epos e lirica è sul piano della comunicazione.
Nell’epos l’aedo esecutore è il portavoce della Musa che l’ispira, mentre nella lirica viene meno lo schema tradizionale imperniato sulla memoria come dono della divinità e sulla rievocazione impersonale delle vicende del mito.
* Nel poema epico il poeta si “spersonalizza” nella voce di una divinità à Musa
* Nel poema lirico, Il poeta si nasconde nelle vesti di un personaggio fittizio o anche in persone reali (es.Archiloco)
* Nella poesia corale IO e NOI hanno una funzione polivalente: gli enunciati in prima persona sono da riferirsi al poeta e non al coro.

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