Commedia Nea

I periodi della commedia nell'Antica Grecia possono essere divisi in questo modo:
- Commedia arkaia (V sec. a.C.) --> Aristofane
- Commedia mese (V – IV sec. a.C.)
- Commedie nea (IV sec. a.C.) --> Menandro, Difilo, Filemone

La riscoperta delle opere di Menandro è recente; prima era perduto per noi e avevamo solo le Gnomai monostikoi, cioè una raccolta di aforismi di Menandro.
Nella commedia nea possiamo notare la progressiva sparizione delle parti liriche, cioè cantate. Le commedie di Menandro sono integralmente recitate, non come quelle di Aristofane. Forse ciò risponde a criteri di verisimiglianza. Di conseguenza, sparisce anche il coro.
Sparisce totalmente la satira politica, che aveva tanto caratterizzato le commedie di Aristofane. Questo è segno del mutamento dei tempi. La satira politica non ha più senso, dato che le polis non esistono più e la politica si è trasferita lontano dai cittadini. Si passa, allora, alla satira sociale. Questa prende di mira difetti personali o malcostumi sociali. Ciò sta a simboleggiare il disagio sociale dell’Atene dei tempi.

Le trame della commedia nea presentano situazioni e personaggi ricorrenti: la neonata esposta che, da adulta, diventa una prostituta, la cortigiana di cui si scopre che è una ragazza di buona famiglia, il soldato spaccone, il parassita, il vecchio spilorcio, l’ubriacone…
Tutti questi personaggi riflettono il disagio della popolazione ateniese. L’alcolismo e la prostituzione erano piaghe sociali diffuse come la violenza sessuale. L’esposizione delle neonate indica le difficoltà economiche delle famiglie per cui avere una figlia femmina era una sciagura, dato che bisognava provvedere alla loro dote e non portavano a casa soldi. Infine, c’è il soldato spaccone che vanta avventure mirabolanti quando, invece, è un fallito che nessuno assume come soldato mercenario.
Le opere di Menandro si collocano in questo panorama politico – sociale e ne sono fortemente influenzate.

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