Tucidide - Tecnica metodologica

Il capitolo metodologico è presente nel I libro, cap. 21-22 delle Storie.
In questo capitolo Tucidide spiega la tecnica metodologica che adotta:
Per Tucidide alla base del metodo scientifico è operante il concetto di causa-effetto.
Egli inoltre parla della soggettività degli eventi e di quanto è difficile essere oggettivi. L’oggettività viene corrotta da due elementi la “mneme” (memoria), e la “doxa” (opinione personale).
Nella sua opera Tucidide riporta ciò che gli è stato riferito “attendendosi al senso generale”, senza parlare di elementi che potrebbero corrompere la storia. Si rifà al concetto di “eikos” (verosimiglianza), caro ai greci.
Pur riprendendo dei concetti erodotei (“autopsia”, “gnome”) prende la distanze da Erodono non riportando eventi mitici e fantastici.
A Tucidide ciò che interessa è comporre un’opera indirizzata a coloro che vogliono scoprire la verità dei fatti, non vuole scrivere una storia per chi ha intenzione di fare una lettura piacevole.
La sua opera, inoltre, deve insegnare a leggere le leggi umane che regolano il presente per comprendere il futuro in modo da permettere un "possesso perenne" della storia.
Questo aspetto del “possesso perenne” conferito dalla comprensione delle leggi umane che regolano il presente si nota particolarmente nel tratto riguardante la “peste di Atene”. Per redigere questo brano Tucidide scansa l’opinione dei cittadini riguardante la causa della peste, data dalla superstizione e si occupa solo dei sintomi, aspetto che sarà utile nel futuro.

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