CONTESTUALIZZAZIONE E INTRODUZIONE

Callimaco è considerato uno dei maggiori poeti ellenistici, e lo si può collocare all’interno del periodo alessandrino [323 a.C. e 31 a.C.]

In questo periodo il mondo letterario presenta delle novità:
- L’intellettuale non era più considerato come membro della “polis”, che componeva le sue opere in occasioni precise (feste, riti…) . Ma le pubblicazioni divennero esterne agli avvenimenti cittadini e non si componevano più di manoscritti singoli ma di veri e propri libri.
- Il genere letterario diventa aperto. La mancanza di occasioni sociali per cui realizzare le opere, portava una maggiore libertà all’autore che diventava arbitro del suo lavoro; non era più limitato quindi da canoni e codici letterari se non quelli che autoimponeva.

Callimaco può essere considerato anche editore di sé stesso. Egli infatti esercitava un controllo serrato sulle sue opere, caratterizzate da un’attentissima costruzione e da un ordine interno.

Egli provava forte avversione per il genere epico, ma, anche se la letteratura greca era in fase di rinnovamento, esso ne rimaneva tuttavia una colonna portante.


VITA

Le maggiori informazioni le ricaviamo dalla Suda bizantina, se non anche da alcuni epigrammi, la Chioma di Berenice, negli Inni e nei versi encomiastici per i Tolomei.

* Nasce a Cirene (Africa) nel 300/310 a.C. ca da una famiglia che si vanta di discendere dal fondatore della città (Batto).
* Visse ad Alessandria sotto i regni di Tolemeo II Filadelfo e Tolemeo III Evèrgete, di cui fu poeta e letterato di corte. Da essi fu incaricato di certi lavori all’interno della biblioteca.
* Muore intorno al 270 a.C, l’ultima opera da lui redatta è la Chioma di Berenice (246 a.C.)


OPERE

* Pinakes – lavoro bibliografico
* 6 Inni
* 63 Epigrammi
* Aitia
* 13 Giambi
* Carmi lirici
* Idillio di Ecale
* Poemetto Ibis (andato perso)
(Questo è probabilmente l’ordine che Callimaco assegnò alle sue opere, ne siamo al corrente grazie al ritrovamento di un manoscritto)
INNI: (Riassunti NO all’esame…spero!)
(A Zeus, ad Apollo, a Pallade, a Delo, a Demetra, ad Afrodite)
* Di datazione incerta

A ZEUS:
Nascita del dio – digressione sui fiumi fatti sgorgare da Rea al momento del parto – discussione sul luogo di nascita del dio – elogio a Tolemeo II Filadelfo.
AD APOLLO:
Mimesi di una funzione cultuale (non la svolge) – analisi delle funzioni del dio – digressione sulla fondazione di Cirene – introduzione dell’Invidia personificata respinta da Apollo.

AD ARTEMIDE:
scena di vita quotidiana, dove Artemide bambina parla con Zeus sedendo sulle sue ginocchia – descrizione sull’armamentario della dea – elenco di luoghi e ninfe più amati dalla stessa.
A DELO:
fuga di Latona da Era e ricerca di un luogo dove partorire Apollo – encomio a Filadelfo e celebrazione del suo luogo natale – fine del vagabondaggio per mare dell’isola di Delo.
A PALLADE:
mimesi del rito del “bagno” della dea Pallade – digressione sulla storia di Tiresia accecato dopo aver visto la dea nuda alla fonte – uso del distico elegiaco in funzione del tema portante.
A DEMETRA:
altra mimesi di un rito di processione – digressione sul mito dell’abbattimento del pioppo sacro alla dea punito con la fame perenne – mancanza dell’usuale mito del rapimento di Proserpina (figlia della dea), sviato con una recusatio: “non parliamo di queste cose che portano lacrime alla dea”

* Gli “Inni omercici” venivano declamati prima delle opere epiche come proemi, facevano quindi parte dell’epica che Callimaco tanto odiava, tuttavia prediligeva in particolar modo il genere dell’Inno per due motivi:

- Erano caratterizzati da una forte brevitas. E i poeti ellenistici, specie Callimaco, apprezzavano più le opere concise ma intense a quelle estese.
- Erano un perfetto spunto per l’eziologia, definita come genere in cui vengono analizzati e spiegati i motivi e le circostanze che portano alla nascita di qualcosa (un culto, una festa, un dio….) [L’opera callimachea “Aitia” sarà interamente dedicata a questo genere.]

Anche qui è presente la fusione di temi, registri e generi, in quanto l’opera non è creata per un’occasione specifica. Avviene inoltre una mescolanza dell’Inno omerico, a cui si rifanno, al simposio, richiamato nell’inno a Zeus, e l’elegia, che troviamo specialmente all’interno del mito di Pallade con la digressione su Tiresia.


AITIA: (dal greco “aition” – causa)
* Raccolta di elegie in distici elegiaci in 4 libri.
* Ci è rimasto purtroppo ben poco.
* E’ l’opera che apre la raccolta di opere di Callimaco allestita dall’autore stesso.
* I primi due libri trattano le risposte delle Muse che sono apparse in sogno al poeta.
* E’ anticipato da un proemi di 40 versi dedicato ai demoni Telchini, maligni e accusati dal poeta di non sapere ben giudicare la poesia in quanto guardano solo all’estensione di essa. Nel proemio C. si di difende per non aver scritto un poema epico “unitario e continuato” e si professa amico delle Muse e di Apollo.
* In realtà era presente un primo prologo andato perduto che si rifaceva a Esiodo. C. narra di essere stato portato in sogno sul monte Elicone dalle Muse per poi ricevere risposte alle sue domande.
* Il III libro, oltre a un encomio a Berenice (moglie di Tolemeo F.) presenta la storia di Aconzio e Cidippe. (mito del giuramento sulla mela, termina con le nozze dei due)
* Il IV libro tratta la storia della Chioma di Berenice, data in voto dalla donna perché il marito T.III tornasse vincitore dalla Siria. La ciocca fu ritrovata trasformata in costellazione dall’astronomo Conone.
* L’opera sembra divisa in due parti (nei primi 2 libri le elegie sono frutto di risposte date dalle Muse, negli ultimi due si susseguono senza alcun nesso. Pfeiffer ipotizzò una variatio voluta dal poeta. Ma l’ipotesi più accreditata è quella che i due blocchi siano stati scritti in due fasi della vita di Callimaco (giovinezza e maturità) per poi essere unite.

* Il proemio ai Telchini può essere considerato proemio di tutto il corpus callimacheo e rappresenta una dichiarazione letteraria ed esistenziale, con lunghe digressioni sul genere dell’epos e sulla vita dell’autore che, non a caso, conclude il corpus con l’Eecale, con cui il poeta promuove il suo modello di epos.


GIAMBI:
* Segue gli Aitia (entro nel pascolo pedestre delle Muse)
* 17 carmi
* Mescolanza di metri (trimetro giambico, metri lirici, coliambi ecc.), di dialetti (ionico, dorico), temi, anche distanzi dal solito genere del giambo, come molti casi di “aition”. [mescolanza dovuta alla nuova concezione di composizione letteraria e intellettuale.]

ECALE:
* E’ un idillio (piccolo epos) in esametri – ci è pervenuti frammentato.
* Narra il mito di Teseo che combatte contro il toro di Maratona. Colto da un temporale T. è ospitato dalla vecchia Ecale che dopo la lotta col toro muore; T. quindi erige un tempio a Zeus Ecalio in onore della vecchia.
NOVITA APPORTATE ALL’EPOS DALL’ECALE: (!!!)
* qui appare l’epos secondo Callimaco! Egli infatti non narra un’intera Teseide (come il solito epos) ma solo un episodio marginale della storia dell’eroe. Inoltre viene introdotto anche un “aition” e cioè la spiegazione dei motivi che portarono alla nascita del culto di Zeus Ecalio in Africa. Vi è quindi una mescolanza dei generi dell’epos e degli aitia, che mantengono le loro caratteristiche nel nuovo contesto.

* L’eroe di questo “epos” è la vecchietta.
* La narrazione si concentra non tanto sull’azione eroica di T., ma sulla cura reciproca fra lui e la vecchietta.
* Entra in gioco la brevitas.
* E la raffinatezza formale che non prevede più le espressioni auliche tipiche dell’epos, ma nuove espressioni più semplici e quotidiane.


ALTRO:
* Trascrizione metrica in distici elegiaci di un epinicio, forma lirica da sempre destinata al recitativo.
* Gli epigrammi non sembrano tutti scritti da Callimaco a causa di alcune anomalie stilistiche e metriche. Inoltre in alcuni epigrammi è presente una dichiarazione poetica. (Odio per il poema ciclico, orgoglio personale, principio della brevitas).

POETICA E STILE


* Consapevolezza di trattare una nuova poetica, atteggiamento agonale nei confronti dei predecessori, e continua sottolineatura del proprio codice poetico.
* Ripetute polemiche verso il poema epico di grande estensione (es. Inno ad Apollo, epigramma 28, proemio ai demoni Telchini)
* Rifacimenti a Esiodo
* Lingua mista, di dialetti e epico “modernizzato”
* Mescolanza di metriche. Uso privilegiato del distico elegiaco con cui traduce anche un epinicio propriamente lirico.
* Brevitas
* Labor limae
* Presenza di un dio ispiratore
* Doctrina (non scrivo nulla che non sia attestato)
* Arte come filosofia.

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