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Asianesimo e Atticismo

Dall'Asia si diffuse una nuova eloquenza, l'asianesimo, dovuta all'infelice tentativo di un ammiratore di Lisia (Egesia di Magnesia) di ricrearne le movenze, che finì in uno stile frammentato e lontano dal modello. I suoi discepoli diedero un ruolo centrale al pathos prodotto; si crearono così tendenze moderate e altre radicali. A causa del ruolo centrale delle suggestioni emotive, l'asianesimo ebbe giudizi negativi, ma incontrò subito il favore del pubblico.

In risposta allo stile asiano, si sviluppò una prosa sobria, chiara ed elegante, che prese per modelli gli scrittori e gli oratori attici del IV secolo (si chiamò per questo 'prosa attica'). Nacque a Roma e ivi si affermò, grazie anche all'opera di Dionisio di Alicarnasso.

Asianesimo e atticismo risultarono pertanto inconciliabili, anche e soprattutto per la nuova visione della cultura. Il dibattito oratorio voleva unificarsi stilisticamente per conciliare tradizione e innovazione. L'opposizione tra

Anomalistie Analogisti, la teoria dei tre stili (Tenue, Medio e Sublime), le infinite polemiche sull'educazione: queste le cause che crearono la contesa tra Apollodorei, seguaci di Apollodoro di Pergamo e
Teodorei, seguaci di Teodoro di Gadara.

Apollodorosostenne il principio dell'analogia, ritenne la retorica una scienza soggetta a norme rigide e non modificabili in quanto conseguenza di un ordine naturale: un oratore è quindi persuasivo se ha padronanza di certe norme (tecnè). Appartenne per questo alla corrente attica.

Teodoro seguì invece il principio dell'anomalia: per lui la retorica non è affatto una scienza, ma un'arte, influenzata dalla soggettiva qualità dell'oratore e quindi non rapportabile a leggi universali. Appartenne per questo alla corrente asiana.

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