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Archiloco, frammento 13 West, Elegia a Pericle

L’Anonimo del Sublime (X 7) ricorda e menziona in più punti, anche diametralmente opposti, un componimento di Archiloco “in occasione di un naufragio”; Plutarco conferma che Archiloco compose un’elegia allorché molti suoi concittadini (tra cui il marito di sua sorella) morirono in un naufragio.
Il poeta, rivolto a Pericle (suo amico o forse parente), descrive l’immenso dolore che colpisce tutti in seguito al disastro: “abbiamo i polmoni gonfi per le pene”; unico rimedio che gli dei hanno concesso agli uomini è “la forte sopportazione”, basata sull’alternanza delle umane sorti. La sventura, infatti, colpisce ora gli uni, ora gli altri: ora si è abbattuta sulla comunità cui appartiene Archiloco, che piange “la piaga sanguinosa”; ma domani toccherà ad altri. Bisogna dunque sopportare, senza indulgere al “pianto femmineo”.

L’elegia, che apparteneva ad un carme ben più lungo, è caratterizzata da numerosi richiami interni a livello lessicale e concettuale. Molto forti ed efficaci sono gli enjambements, non mancano altre figure retoriche (iperbati, tmesi, allitterazioni). Anche a livello metrico la costruzione è sapientissima. Come risulta da numerosi rimandi testuali, inoltre, risulta chiaro che l’elegia sia in gran parte modellata sul genere omerico.

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