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Archiloco - Modestia di Carone

Un personaggio, che Aristotele identifica con il falegname Carone, proclama di non aspirare ai “beni del ricchissimo Gige”, di non provare alcuna ambizione né invidia e di non mirare al potere assoluto. Tutte queste cose sono per lui “ben lontane dagli occhi”.
Il frammento è importante sia per il dato cronologico (Gige fu il re di Lidia nel periodo 687-652 a.C., costituendo così un terminus post quem per la cronologia archilochea), sia per il messaggio etico, sia, infine, per l’espediente narrativo della persona loquens che ha suscitato un vasto dibattito critico in epoca recente.
Secondo Aristotele, quando ad un autore sembrava inopportuno esprimere determinate opinioni in prima persona, le “delegava” ad un personaggio che parlasse in sua vece; questo, appunto, sarebbe avvenuto in due frammenti archilochei. Per quanto concerne in particolare il frammento 19 West, ci si è chiesti in base a che cosa Aristotele affermasse che il parlante fosse “il falegname Carone”, ed è stata formulata la facile ipotesi che il nome del locutore fosse esplicitato nel corso del componimento. Nella sua personalissima recusatio, Carone respinge la ricchezza, la realizzazione di imprese degne degli dei e il potere. A Roma il frammento fu tenuto presente da Orazio nel suo Epodo II.

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