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Anacreonte - Vecchiaia

Testo e commento

E io lo dico a Skuola.net
Anacreonte - Vecchiaia
Biancheggiano già le mie tempie
e calvo è il capo;
la cara giovinezza non è più,
e devastati sono i denti.
Della dolce vita ormai
mi resta breve tempo.
E spesso mi lamento
per timore dell’Ade.
Tremendo è l’abisso di Acheronte
e inesorabile la sua discesa:
perché chi vi precipita
è legge che più non risalga.

COMMENTO
La tematica
Anacreonte esprime con realismo e amarezza il timore per il sopraggiungere della vecchiaia, che priva l’uomo della bellezza e concede poco tempo alla dolce vita. Pur con i limiti della decadenza fisica (Biancheggiano... le tempie... calvo è il capo), la vecchiaia è comunque un bene: il poeta teme soprattutto la morte ed esprime sgomento per la paura del terribile baratro, da cui è stabilito che chi scende non risalga. Secondo la concezione della Grecia classica Ade e la sua sposa Persefone erano i sovrani delle anime dei morti:
dal baratro degli Inferi non c’era possibilità di ritorno; le anime, ombre cui è venuta meno ogni forza, conducevano nell’Oltretomba un’esistenza imprecisa, pallido e sfumato riflesso della loro vita terrena.
Le caratteristiche dello stile
Riflessioni dell’io lirico e descrizioni oggettive. Nella poesia si alternano gruppi di versi in prima persona e altri in cui c’è l’uso della terza persona verbale: nel primo caso l’io lirico esprime le proprie riflessioni sulla fugacità dell’esistenza (vv. 5-8); nel secondo sono descritti la decadenza fisica della vecchiaia (vv. 1-4) e il viaggio senza speranza nell’abisso della morte (vv. 9-12). In particolare gli ultimi due versi con l’antitesi dei verbi — chi precipita non risale — danno alla frase un andamento di proverbio.
Campi semantici. Nella lirica si contrappongono i campi semantici vita-morte, luce-buio, che rinviano rispettivamente ai significati morali di felicità e dolore.
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