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Al paradiso delle signore

Al Paradiso Delle Signore è un’opera di Zola del 1883, che gli portò molti consensi, ma anche critiche dalla borghesia e dalla parte più conservatrice dell’epoca. In questa opera l'autore analizza minuziosamente il mondo delle nuove imprese commerciali, a cavallo tra la prima e la seconda Rivoluzione Industriale, in particolare descrive un moderno (per i tempi) grande magazzino destinato al mondo femminile.

Trama: Mouret, giovane commesso di un piccolo negozio di Parigi, riesce in pochi anni a sposarne la proprietaria, rimane poi vedovo e inizia delle ristrutturazioni imponenti tanto da trasformare il negozio in un grande magazzino "Il paradiso delle signore", straordinaria novità del commercio francese. Quando già il Paradiso ha una fama diffusa a Parigi, la piccola Denise, rimasta orfana, arriva in città dal sud della Francia con i fratellini, in cerca dello zio. Il negozio dello zio si trova proprio di fronte al grande magazzino e, come tutti i commercianti vicini, sta attraversando una fortissima crisi, poiché con i prezzi stracciati del Paradiso, la clientela sta pian piano scomparendo. Denise, impossibilitata a lavorare dallo zio proprio per questa crisi, è costretta ad andare a chiedere lavoro come commessa al Paradiso, luogo che inquieta e allo stesso tempo affascina la ragazza. Grazie alla sua grazia e fierezza, conquista l'ammirazione degli uomini e l'odio delle donne ma continua a combattere con coraggio per sé e per i suoi fratelli.

Il pericolo maggiore per Denise è però la natura dei suoi sentimenti. Infatti ella si sente attratta fin dall'inizio da Mouret che, a sua volta, è rimasto attirato dalla grazia scontrosa ma determinata della ragazza. Ma quando Mouret le si rivolge avanzando proposte, Denise trova la forza per allontanarlo perché non sopporterebbe di essere per lui solamente un'avventura.
Denise intanto riesce ad affermarsi sempre di più nell'azienda fino a raggiungere un posto rilevante. Cederà poi alle lusinghe di Muoret a patto che questo la sposi e contribuirà al miglioramento delle condizioni dei lavoratori del paradiso.

Temi trattati:

Il grande magazzino Al paradiso delle signore è il simbolo della nuova società industriale, in cui ogni desiderio, ogni capriccio di moda, è sollecitato e alimentato da mille stimoli, provenienti sia dalla città, ormai grande metropoli dalle proporzioni epiche, sia dai magazzini che si stavano diffondendo, fonti inesauribili di sollecitazioni all’acquisto. Il magazzino è polo d’attrazione dei consumatori, stregati, imbrigliati nel nuovo ed accattivante gioco di luci e colori delle merci, delle vetrine fastose e volutamente esagerate nelle scelte cromatiche e negli addobbi.

Per quanto riguarda la nuova e innovativa organizzazione del commercio, gli elementi principali che emergono nel romanzo sono:
• il fatto che il grande magazzino non si specializza nella vendita di un solo genere di articolo, ma vende tutto quel che può interessare una donna
• il fatto che non si specializza nella vendita di articoli indirizzati a uno strato sociale, ma ne vende di tutti i prezzi e le qualità
• il nuovo rapporto con il personale che prevede un coinvolgimento nei profitti delle vendite
• la rivoluzione dell’esposizione nelle vetrine: lo scopo della disposizione della merce è di far perdere le clienti e di farle vagare per tutto il magazzino, il Paradiso punta quindi sui colori vivi e sull’eccesso di merce
• l’uso sistematico dei saldi e degli sconti per invogliare la clientela dando l’impressione dell’affare e per vendere merce che in un primo momento non attira
• il permettere di rendere gli acquisti se non soddisfano il cliente, in modo da invogliare a comprare anche se il cliente non è completamente certo dell’acquisto
• l’uso sistematico della pubblicità (manifesti, palloncini colorati regalati ai bambini), che è l’anima di questa grande e pervasiva rivoluzione socioculturale, la pubblicità è la luce che illumina gli oggetti, che li rende unici e apparentemente irraggiungibili, seppur prodotti in serie e distribuiti in massa
• l’uso dell’architettura moderna: la struttura interna del Paradiso è organizzata in modo da abbattere suddivisioni interne e divisioni troppo marcate degli spazi così da mostrare il magazzino in tutta la sua grandezza ai clienti che entrano

«… Sotto la luce diffusa c’era un’esposizione a colori vivaci e allegri d’un effetto mirabile. I banchi disposti in simmetria parevano aiole di fiori, la sala un giardino alla francese cui sorridesse la gamma di tutta una flora. Sul legno, nelle scatole aperte, fuori dagli scaffali troppo pieni, un fiorire di sete armonizzava il rosso acceso dei gerani col bianco latte delle petunie, il giallo oro dei crisantemi con l’azzurro celeste delle verbene; e più su, dagli steli metallici, pendevano a ghirlande stoffe lasciate andare, nastri penzoloni che si allungavano e si avvinghiavano alle colonne moltiplicandosi dagli specchi».

«… Non erano più le vetrine fredde della mattina; ora sembravano riscaldate e rese vibranti dalla trepidazione interna. C'era gente a guardarle; alcune donne stavano ferme a ridosso dei cristalli; era una folla sospinta dal desiderio. Le stoffe parevano prendere vita da questa passione che partiva dai marciapiedi. Ma il fervore che riscaldava il magazzino, come fosse un'officina, proveniva soprattutto dalla vendita, dal pigia pigia lungo i banconi, che si percepiva attraverso i muri. C'era il rombo della macchina in moto, che portava dentro i clienti, li ammassava nei vari reparti, li stordiva con mille mercanzie, per poi gettarli alle casse. Tutto questo regolato e organizzato con la precisione di un meccanismo: una folla di donne spinta dalla forza e dalla logica di un ingranaggio».

«… Il palazzo era costruito come fosse il tempio della follia scialacquatrice della moda. Dominava; con la sua ombra copriva l'intero quartiere. Un immenso cartellone giallo annunciava, a lettere cubitali, la grande vendita. Nessun magazzino, sinora, aveva scosso la città con un tal fracasso pubblicitario. Ogni anno si spendevano in cartelli, annunci, richiami di ogni specie, circa seicentomila franchi. Oramai questa facciata, davanti alla quale si restava incantati, era diventata essa stessa una réclame vivente».


«… Ma soprattutto s’arrabbiava di non aver avuto la bella idea di Bouthemont: quel buontempone s’era fatto benedire il magazzino dal curato della Madeleine col seguito di tutto il clero! Una cerimonia bellissima, una pompa religiosa di prim’ordine, dalle sete ai guanti. Il Signore capitato fra le mutande e i corsetti da donna; la qual cosa non aveva impedito il rogo del tetto, ma che valeva di per sé un milione di annunci, tanto la cosa aveva fatto colpo sulla clientela di rango. Mouret, da quel momento, stava argomentando di far venire l’arcivescovo».

Incarnazione delle nuove logiche di mercato è Mouret, protagonista maschile del romanzo, nonché padrone del magazzino, che vive freneticamente e vorticosamente l’avvento del nuovo successo, lui stesso si occupa dell’allestimento delle vetrine e degli spazi espositivi del magazzino, del posizionamento della merce e degli incessanti lanci pubblicitari. I suoi tremilaquarantacinque dipendenti e gli edifici imponenti del Paradiso sono la sua personale torre Eiffel, e lui ne è fiero e affascinato.

Mouret cerca di convincere il proprio socio del vantaggio di mettere in vendita una stoffa, Parigi-Paradiso, ad un prezzo inferiore al costo.
«… Se noi attiriamo le donne e le teniamo alla nostra mercé, sedotte, strette nella folla davanti allo straboccare delle nostre mercanzie, vuoteranno il loro portafoglio senza fare più conti! Tutto, caro mio, sta nell'abbacinarle, e per far ciò occorre un articolo che le lusinghi, che faccia epoca. Dopodiché, voi potete vendere gli altri articoli allo stesso prezzo degli altri negozianti, ma loro crederanno di pagarlo a più buon mercato. (….) Sentirete il furioso lamento dei nostri concorrenti. Il piccolo commercio ci lascerà ancora le penne. Che vadano alla malora, tutti questi commerciantucoli che crepano di reumatismi, nelle loro cantine! ».

«… Mouret aveva la singolare passione di assoggettare la donna: la voleva regina, ma nel suo magazzino. Così, volendo evitare alle signore la fatica delle scale, aveva fatto installare due ascensori, di velluto imbottito. Poi aveva pensato di aprire un buffet, dove si servissero gratuitamente sciroppi e biscotti, una sala di lettura, una galleria nella quale arrischiava perfino un'esposizione di quadri. Ma la sua idea più acuta era quella di conquistare la madre con il figlio; non perdeva nessuna leva, speculava su tutti i sentimenti, creava reparti per bambini e giovanette e fermava le mamme al varco, offrendo ai piccoli figurine e palloncini. Un'idea geniale quel premio dei palloncini rossi che portavano scritto a grosse lettere il nome del magazzino».

«… Mouret si fermò in alto, accanto alla scala centrale per guardare il suo popolo di donne. Era lui che le possedeva in questo modo, che le teneva alla sua mercé, col suo continuo strabordare di merci, con gli sconti e i resi, con la pubblicità. Aveva conquistato anche le mamme, regnava su tutte come un despota, il cui capriccio rovinava le economie familiari. La sua creatura portava una nuova religione, le chiese e la fede vacillante nelle anime ormai vuote erano rimpiazzate dal suo bazar. La donna veniva a trascorrere da lui le ore vuote, le ore frementi e inquiete che un tempo viveva nel fondo di una cappella».

L’anima vera del romanzo non è quindi la storia d’amore tra Denise e Mouret, che non è che uno sfondo necessario a seguire il filo narrativo della vicenda. L’inaugurazione della nuova éra del consumo, interpretata con energia e dinamismo da Mouret, si lascia però dietro una lunga scia di vittime:
• catastrofe dell’arcaico commercio artigianale, travolto e ingoiato dal commercio a dimensione industriale. I dettaglianti del quartiere, a partire dallo zio Baudu e dal vecchio ombrellaio burbero Bourras, fedeli alla loro idea ormai antica di piccolo commercio.

zio Baudu «… Ma guardiamo bene la cosa, tu che sei del mestiere, dimmi se ha senso che un magazzino si metta a vendere ogni genere di merce. Ecco quello di cui si lamenta il quartiere; i piccoli commercianti incominciano a risentirne terribilmente. Questo Mouret li manda in rovina. Guarda i Bedoré, cappellai in rue Gaillon, hanno già perso metà della clientela. Nel negozio di biancheria Tatin, in galleria Choiseul, lottano con Mouret a chi vende a più buon mercato. (…) Non è mostruoso? Ha osato aprire anche un reparto solo per i guanti. Ieri ho visto Quinette, sulla soglia del suo negozio di guanti, con un'aria così triste che non ho osato chiedergli come andassero gli affari. E gli ombrelli? Questo è il colmo».

• febbre feticistica che ha per oggetto le merci in cui si perde l’immaginario femminile e che coinvolge tutte le "Signore" a cui il Paradiso è dedicato: le compere si trasformano presto in una trappola dorata, un riempitivo delle loro giornate vuote di borghesi benestanti, che non riescono più a fare a meno della gratificazione momentanea del "levarsi qualche sfizio". La donna è in preda al sogno sfavillante della modernità metropolitana e in questo si vede come il disagio dell’individualista Baudelaire dentro la folla e l’inferno della città tentacolare abbia ceduto il passo, in Zola, a un atteggiamento di oscura ammirazione verso le trasformazioni in atto. Quella dell’autore del Paradiso delle signore è la borghesia della Parigi affaristica e industriale, certa della sua forza e in continua crescita.

«…Avevano svegliato [nella donna] desideri nuovi, circuendola in una tentazione immensa dov’essa fatalmente soccombeva, cedendo dapprima alle compere necessarie, poi vinta dalla civetteria, poi divorata. Decuplicando la vendita, democratizzando il lusso, i magazzini diventavano un temibile incitamento alle spese, sconvolgevano i bilanci familiari, sollecitavano la follia sempre più costosa della moda.»

Zola esalta le capacità della nuova borghesia commerciale, ma è dotato comunque di un ammirevole coraggio civile: si fa illustratore e interprete delle piaghe prodotte dai grandi magazzini e fa della sua protagonista Denise portavoce delle necessità di quelle classi inferiori senza le quali la borghesia non avrebbe raggiunto questi mirabili risultati. Denise riesce infatti a superare le perplessità e rigidità di Mouret, che inizialmente a sentire le sue idee finalizzate al miglioramento delle condizioni dei lavoratori e alla diminuzione del loro brutale sfruttamento, la accusa di socialismo.

«…Quando arrivò la morta stagione, nel "Paradiso delle Signore" soffiò un vento di panico. Era il terrore dei licenziamenti in massa con cui la direzione spazzava il magazzino, vuoto di clienti durante i calori di luglio e agosto. Ogni mattina, quando faceva con Bourdoncle il suo giro d'ispezione, Mouret prendeva da parte i capireparto, che l'inverno egli aveva spinti, perché la vendita non venisse intralciata, ad assumere più commessi che non ne occorressero, salvo a scremare poi il personale. Si trattava ora di diminuire le spese, rimettendo sul lastrico un buon terzo degl'impiegati, i deboli che si lasciavano divorare dai forti(...) E se il capo reparto esitava, non sapendo quali sacrificare, egli aggiungeva:
- Arrangiatevi, sei commessi vi devono bastare. Ne riprenderete in ottobre, ce n'è sempre sui marciapiedi.»

«…La sorte dei commessi migliorò a poco a poco; si sostituì al licenziamento in massa, un periodo di ferie nei periodi di stagione morta, si arrivò a creare una cassa di mutuo soccorso, che metteva gli impiegati al riparo dai periodi di inattività forzata e assicurava una pensione. (…) In seguito, per occupare gli intervalli di riposo, si installò una sala da gioco per i commessi, con due biliardi, tavoli di trictrac e scacchi. Ci furono dei corsi serali, nello stesso edificio, corsi di inglese e di tedesco, di grammatica, di geografia; si arrivò perfino a dare lezioni di equitazione e di scherma. Fu creata una biblioteca con diecimila volumi messi a disposizione degli impiegati. Si aggiunse anche un medico fisso che dava consulti gratuiti, bagni, bar un parrucchiere».

Zola si avvale dell’uso di metafore per descrivere l’assoluto protagonista del suo romanzo: il magazzino
• metafora industrialista: il magazzino è una macchina vivente, i cui meccanismi sono basati e regolati sulla sfrenata voglia di compere delle acquirenti del Paradiso
• metafora religiosa: comprare è una nuova forma di culto e il magazzino è la nuova cattedrale, in cui ciò che si adora è la merce
• metafora militare: c’è lotta tra il personale per avanzare di grado, c’è lotta tra i piccoli commercianti e il gigante del magazzino, in più la folla che si accalca fuori e dentro il magazzino assomiglia a quella di una rivolta di piazza
• metafora medica: la passione per le merci è una malattia, che si esprime anche in forme estreme come la cleptomania

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