Verlaine, Paul - Se la speranza brilla come un filo-


Vedi, da qualche buco filtra sempre
la polvere del sole. Perchè dunque
tu non dormivi, il capo sulla panca?

Povera anima pallida, quest'acqua
del pozzo ghiacciato, bevila almeno.
Poi dormi, dopo. Via, tu vedi, io resto,
e i sogni assopirò della tua siesta,
tu canterai come un bimbo cullato.

Di grazia, allontanatevi signora.
Mezzogiorno suona. Egli dorme. È strano
come suonano i passi di una donna
nel cervello dei poveri infelici.

Analisi e commento

Nel luglio del 1873 la convivenza di Verlaine con Rimbaud in Inghilterra si concluse drammaticamente: in preda all'alcool, Verlaine colpì l'amico con due rivoltellate. Arrestato fu condannato a due anni di prigione. Fu proprio in quel periodo che Verlaine dal doloroso bilancio del suo passato riuscì ad approdare ad una malinconica e rassegnata saggezza e ad una accettazione di un cristianesimo non esente spesso da toni sentimentali ed estenuanti.
Questa lirica è esemplare testimonianza di quel particolare momento dell'esperienza umana di Verlaine. E' un dialogo che si svolge nella coscienza del poeta che si è come sdoppiato e rivolge al se stesso, stanco e deluso, incitamento e conforto: perchè temere ancora la passione o il rimorso? Tutto invita alla pace: l'acqua del pozzo ghiacciato é lì per placare l'arsura, un raggio di sole illumina la stanza ordinata e colma di silenzio, la visitatrice sarà allontanata perchè l'infelice non sia turbato dal ricordo del passato.
Sul piano formale la lirica è una perfetta realizzazione di quella musicalità che Verlaine pose come esigenza fondamentale della poesia: ma una musicalità dolente, di estenuato languore, sottolineata dalle freuenti cesure che scandiscono le fasi di questo interiore e faticoso percorso verso la serenità.
Dalla poesia di Verlaine che non ha la straordinaria rarefazione di Mallarmè, ne il fantasmagorico gioco analogico di Rimbuad, si dipana un filone che, con varie mediazioni, arriva sino ai nosrti crepuscolari.

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