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Estetica Flaubertiana

Flaubert appartiene all’ultima generazione romantica. Esiste una sua estetica che conosce due momenti separati:

• Riflessione sull’arte con caratteri romantici senza proporre niente di nuovo;

• Evoluzione estetica avvenuta con la stesura della prima edizione del 1945 dell’“L’Education Sentimental”, pubblicata postuma la vita di Flaubert. Rappresenta una reazione al romanticismo dichiarandone il fallimento.

Non vi è un vero e proprio testo estetico in cui Flaubert ne delinea ed elenca i tratti essenziali ma è evidente dalla lettura di questo romanzo, da una prefazione e da una corrispondenza.
Dal 1845 Flaubert ha totalmente focalizzato la propria estetica. Tutto il pensiero è già fissato, definito in tutti i suoi elementi.

I concetti onnipresenti nella riflessione flaubertiana sono il panteismo e lo scettiscimo.

• Panteismo: presenza del divino in tutta la natura, vitalità unitaria. Tutto è manifesto delle stesse divinità, tutto è sullo stesso piano. Da questo punto di vista Flaubert è forgiato dal pensiero di Spinoza e Montaigne. L’autore deve essere in ogni punto del romanzo, è immanente in tutta la sua creazione.

• Scetticismo: sentimento di vanità dello sforzo umano di conoscere ogni cosa davanti all’infinito. Fede cieca nelle capacità dell’uomo. Flaubert si oppone a quest’ondata romantica affermando che l’uomo ha capacità limitate, non può conoscere tutto, la sua vanità non può essere in grado di giudicare e conoscere il mondo in tutta la sua totalità. Si oppone quindi alla sopravvalutazione delle facoltà dell’uomo il quale non deve avere nessuna pretesa di conoscere l’infinito. Montagne nel 500 aveva come motto “ cosa so?... poco e quindi devo studiare di più”. Flaubert dice “ Non concludere, non trarre conclusioni di valore universale su tutto”.

Altro motto è l’invito ad "osservare e saper osservare".

Tutte queste sono premesse filosofiche che stanno alla base del pensiero flaubertiano. Attinge anche da premesse artistiche e letterarie soprattutto dalla tradizione classica . Legge a proposito classici come La Bruyère e L’arte Poetica di Boileau testo in versi in cui si adottano le norme su come scrivere, ordinate fisse e immutevoli come l’idea stessa del Bello. Nell’Arte Poetica si ricorda la funzione didattica dell’arte per il lettore e il pubblico. L'artista per Flaubert deve lavorare per la gloria personale e non per il denaro, deve avere un amico fidato con il ruolo di censore. Un’altra idea classica che Flaubert riprenderà da Montaigne è “pensa bene per scrivere bene”. Lo stile è essenziale, c’è un modo solo per esprimersi e l’autore dovrebbe trovarlo. Per questo bisognerebbe riflettere, rileggere lentamente. Il romanticismo scrive nell’immediato per lasciare esprimere la passione che sgorga dall’animo del genio il quale può parlare sempre e comunque all’uomo non rispettando regole. "Non hanno bisogno di fare nulla nello stile”.

Flaubert crede che vi sia solamente un modo per esprimere un’idea. Unicità dell'espressione che delinea un rapporto neccesario tra pensieri ed espressione. Un pensiero lontano dal classicismo è l’idea dell’arte per l’arte. Nasce con il movimento artistico e letterario della fine dell’800 “ Parnasse” i cui esponenti furono Theodophile Gautier e Theodore de Bonville. Per i classici l’arte è sempre stata considerata come strumento necessario a veicolare un insegnamento. Mentre i Parnassiani sostengono che l’arte è un valore in sé e per sé. L’arte non ha bisogno di essere la servizio di qualcosa d’altro. Si insiste sulla sua autonimia che non è ancella di nient’altro, è solo un valore autonomo e assoluto. L'arte è primariamente formale ed anche in essa si ritorna sul problema dello stile. Un elemento che trattiene dalla cultura romantica è la concezione stessa dell’arte come momento superiore della gerarchia dello spirito, esperienza completa e totalizzante. Flaubert dice: “l’arte avendo la sua propria ragione in se stessa non deve essere un mezzo ”.

L’arte ha un valore eterno, ha un valore di trasmissione a tutti gli uomini, non deve essere utile ma inutile, forma lo spirito umano poiché lo scopo dell’arte è il bello, non deve essere sociale perché contraddirrebbe le radici stesse dell’arte”. In questo c’è un disprezzo profondo della società, dell’umanità in generale. Madame Bovary ne avrà esperienza diretta.


La concezione dell’arte

• L’arte è un valore
• L’arte è autonomo, autosufficiente, un valore intrinseco.
• L’arte è rappresentazione oggettiva della realtà
• Si parla di Arti che differiscono dal punto di vista tecnico
• Lo scopo dell’arte è il Bello, “far sognare”, “un’esaltazione vaga”
• Tutto può essere oggetto e materia dell’arte, è l’artista che decide, non c’è aristocrazia degli argomenti.
• L’arte partendo dalla realtà arriva al Vero ( sintesi media del reale) attraverso il bello
• L’artista compie 2 operazioni: scegliere ed esagerare
• L’arte e la scienza si raggiungono nel punto più alto della conoscenza del reale.
• Non ci sono contraddizioni tra ciò che fornisce il reale e l’arte del vero, senza il reale non c’è il vero.
• Principio dell’impersonalità dell’autore poiché l’opera d’arte deve solo rappresentare (impassibilità)

• L’opera d’arte non si lega a nessun evento storico, deve essere impersonale. Opera d’arte transitoria e non eterna.
• L’arista non deve manifestarsi ma non deve essere assente. Onnipresente ed visibile in nessun luogo.
• L’artista deve saper raggiungere il vero stile in cui la parola esatta risulta armoniosa.
• L’artista è colui il quale possiede le virtù creatrici dell’opera d’arte: la pazienza ed il lavoro.

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