Fabbian di Fabbian
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Charles Baudelaire

Poeta e prosatore francese. È uno degli esponenti più significativi della letteratura mondiale del XIX sec. Restò orfano a sei anni d'età e con la morte del padre finì il suo "paradiso innocente", gli crollò addosso il mondo felice di quell'infanzia cui tornerà con nostalgia profonda nel corso di tutta la sua desolata, solitaria esistenza. La madre, soltanto trentatreenne alla morte del marito, si risposò dopo un anno e mezzo di vedovanza, col brillante ufficiale Aupick; è innegabile che da questo fatto, interpretato come un abbandono sentimentale, il bambino ricevette una forte scossa che si ripercosse traumaticamente sul corso intero della sua vita. Nella sua sensibilità morbosa, infatti, B. s'era aggrappato alla madre con tutte le sue forze e serbò, quindi, rancore al patrigno. Illuminanti, a questo proposito, le pagine che Sartre ha dedicato, nel suo studio su B. apparso nel 1947, alla giovinezza del poeta: "il suo masochismo di fondo lo spingeva a volere la propria disgrazia, a godere della propria maledizione, a rispettare l'ordine borghese e Dio stesso per assaporare sottilmente, anche se con una buona dose di cattiva coscienza, il piacere di ribellarsi contro simili costrizioni". Trasferitasi la famiglia a Lione nel 1830, B. venne messo come alunno convittore nel Collège Royal; poi, ritornato a Parigi, vi frequentò il liceo, dal quale venne allontanato per il suo carattere bizzarro, nonostante avesse per tre anni consecutivi ottenuto il primo premio in versi latini. Continuati privatamente gli studi e superato con successo l'esame finale, si iscrisse alla facoltà di Legge e cominciò a frequentare gli ambienti letterari parigini. Fu questo il periodo in cui andarono sempre più accentuandosi la ribellione alle convenzioni della società borghese, il sentimento di una compiaciuta solitudine, il gusto per il raro e il raffinato che ne fecero un giovane signore eccentrico (un dandy); e fu questo, anche, il periodo in cui cominciò a soffrire crudelmente delle "due postulazioni simultanee" della natura umana, "una verso Dio, l'altra verso Satana", e in cui si convinse che l'arte richiede una conoscenza completa dell'uomo, e che quindi non si può essere artisti senza peccare. Allarmato dalla piega che prendevano le cose, il patrigno si affrettò a imbarcare il figliastro, ormai ventenne, sul Paquebot des Mers du Sud, che nel giugno 1841 salpò da Bordeaux per Calcutta. Fu un viaggio di dieci mesi, intrapreso senza entusiasmo, ma che doveva marcare profondamente lo spirito di colui che era destinato a diventare uno dei maestri della poesia esotica. Ritornato a Parigi e diventato maggiorenne, entrò in possesso dell'eredità paterna e ruppe i rapporti col patrigno, andando a vivere da solo nell'Isola Saint-Louis. Quasi subito avvenne il suo incontro con la Duval, nome d'arte della mulatta Jeanne Lemer, che recitava in un piccolo teatro del Quartiere Latino; ebbe così inizio una relazione che durò per tutta l'esistenza del poeta e che ne segnò profondamente l'opera: è la Duval, infatti, la Venere nera cantata nei Fiori del male, anche se altri versi d'amore furono ispirati da Apollonie Sabatier (La Muse et la Madonne) e altri ancora da una terza donna, l'attrice Marie Daubrun. Al 1842 risalgono le prime relazioni letterarie e artistiche: B. cominciò a frequentare Balzac, Gautier, Sainte-Beuve, il pittore Delacroix (di cui divenne un ammiratore entusiasta: lo ammirava per la sua intelligenza critica, per l'eleganza del tratto e anche per la facilità con cui sapeva creare, e finì per esaltarlo a tal punto da compromettere la fama di altri pittori contemporanei, quali Courbet e Manet). Nel 1843 vide la luce una raccolta collettiva intitolata semplicemente Versi e ad essa B. partecipò, a quanto pare, firmandosi Prarond. Gli anni che vanno dal 1842 al 1845 furono relativamente sereni; ma conducendo una vita fastosa, comprando bei quadri, mantenendo un'amante di classe, l'eredità paterna andava assottigliandosi. La famiglia si allarmò, il patrigno ne convocò il consiglio e B. venne interdetto; dal 1845 in poi, i suoi beni vennero amministrati dal consigliere giudiziario Arcelle, notaio a Neuilly. Affronto, questo, mal sopportato da B., che se ne disperò al punto di tentare il suicidio; successivamente si caricò di debiti e, fino alla morte, visse in continue difficoltà finanziarie. La prima pubblicazione firmata col proprio nome fu il Salone del 1845, cui ne seguì un'altra nel 1846. Nel 1847 uscì La Fanfarlo, il solo racconto che B. abbia mai composto; ne è protagonista una ballerina intrigante che irretisce un giovane poeta, il quale riesce sì a giungere al successo, ma perde per sempre la sua libertà (evidente, qui, lo spunto autobiografico, svolto in chiave ironica e deformante). Del 1848 è l'incontro con l'opera di Poe; subito B. se ne dichiarò entusiasta, sentendolo affine nelle idee, nei sentimenti e nell'infelicità; e alla traduzione delle opere dello scrittore americano dedicò ben 17 anni. Nel 1855 si tenne la grande esposizione universale e l'incarico di stendere la critica delle mostre di pittura venne affidato proprio a B.; fu così che videro la luce tre studi magistrali, uno dei quali dedicato al prediletto Delacroix. Nello stesso anno uscirono, nella "Revue des Deux Mondes", 18 poesie: la prima di esse, Al lettore, sarà mantenuta come prologo nel volume I fiori del male, che verrà pubblicato di lì a due anni. Attaccato con violenza dal "Figaro", il libro subì un processo, e sia l'editore che l'autore vennero condannati (rispettivamente a 300 e a 200 franchi di ammenda) "per oltraggio alla morale"; si ingiunse inoltre di sopprimere sei poesie, evidentemente le più scandalose (sia detto per inciso che solo nel 1949 la Corte Suprema fece ammenda, cassando il giudizio di quasi cent'anni prima; praticamente, però, tutte le edizioni che si succedettero dal 1911 già contenevano le liriche condannate). La seconda edizione dell'opera (1861) e la terza (1868, postuma) furono accresciute da numerosi altri componimenti, mentre non pochi di quelli vecchi vennero profondamente rimaneggiati. È in questa raccolta che B. si rivela veramente unico nel quadro della letteratura del suo tempo, contribuendo a formare l'originalità della poetica romantico-simbolista: la poesia Le corrispondenze divenne il "manifesto" della poetica e della ideologia dei Simbolisti, fondata com'era sulle leggi dell'analogia, delle corrispondenze segrete tra le cose. Voleva, il poeta, rinnovare gli schemi retorici ormai lisi del suo tempo, e vi riuscì con classico rigore, cantando le passioni, gli odi e gli amori, sia spirituali che fisici, sia "naturali" che "perversi". I sogni, le illusioni, le delusioni, i vizi (che sono intesi come il tentativo dell'uomo di vincere la noia e la morte, di vivere insomma), la ricerca dei paradisi artificiali; con questo e con altro ancora nei suoi Fiori del male, B. crea suggestioni e atmosfere, forgia quegli specchi magici in cui si riflettono i mali oscuri dell'uomo. Una sorta di ripresa critica e meditativa dei temi già trattati in poesia è avvertibile nei Poemetti in prosa del 1866 (pubblicati postumi nel 1869), che per la loro epigrammatica incisività e per una certa arbitrarietà grammaticale erano destinati a esercitare una notevole influenza sia sui Simbolisti che sui Surrealisti. Un altro volume postumo, Curiosità estetiche, comprendente tutti gli articoli scritti per giornali e riviste in occasione delle mostre di pittura, gettò le basi della moderna critica d'arte. Ugualmente valida è da considerarsi la critica letteraria di B., raccolta nel volume L'arte romantica (1868). Luminosa infine, sempre nel campo critico, l'illustrazione dell'estetica wagneriana, contenuta in un coraggioso panegirico che uscì in un momento in cui il genio di Wagner era deriso. B. andava intanto scrivendo il suo diario intimo, Il mio cuore messo a nudo, apparso solo nel 1909: sorta di angosciosa confessione in cui si trovano tutti i temi cari all'infelice poeta. Amari gli ultimi anni della sua vita: nel 1864, stanco dell'insensibilità della Francia ai suoi valori troppo arditi, scappò a Bruxelles, salvo poi ritornare indietro deluso (le sue conferenze non avevano avuto alcun successo) e pieno di rancore, al punto di mettersi a raccogliere materiale per un pamphlet contro il Belgio (però, mai ultimato). Soggiornò brevemente presso la vecchia madre, sempre amata e sempre maltrattata, poi, improvvisa, la paralisi: nel febbraio 1866 cadde a terra durante una visita a una chiesa di Namur e di lì a poco venne colpito da emiplegia e da perdita della parola. Riaccompagnato a Parigi, agonizzò per più di un anno in una casa di salute, curato dalla madre e circondato dai suoi migliori amici (Parigi 1821-1867).

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