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Giovanni Verga - Vita

Sotto la guida di Antonio Abbate si dedica ai romanzi patriottici e a quelli di appendice.
Durante il soggiorno a Firenze conosce la letteratura filantropico sociale della Percato.
A Milano entra in contatto con gli scapigliati.
Dalle opere milanesi emerge gia una condanna per i ceti industriali, con vicende passionale e situazioni estreme.
Già in queste prime opere si prende atto della marginalità dell’autore nella società moderna e l’arte è diventata un lusso da pochi, e il senso comune si preferisce alle cose volgari.
Lo scrittore ha perso il ruolo di guida ideologica del Romanticismo.
L’unica cosa che può fare ora è registrare la realtà così com’è.
Dopo il soggiorno a Milano, nasce un senso di nostalgia per Catania e la Sicilia, luogo di sentimenti puri.

Scrive Nedda e Fantasticheria in cui al mondo borghese contrappone il mondo dei pescatori.
Verga non esercita la funzione correttiva e rinuncia ai parametri del giudizio.
Utilizza il discorso indiretto libero e quello meta indiretto senza virgolette.
A confermare la posizione verista si incontra la tecnica dello straniamento.
I componimenti di Malpelo risultano strani, poichè la voce narrante rappresenta un sentire della comunità popolare.
In Rosso malpelo si riflette il pessimismo verghiano.
Tuttavia in altri racconti si manifesta ancora l'elemento romantico dellla passione d'amore "cavalleria rusticana".
In tutti compare il tema dell'interesse economico e quello dell'esclusione sociale.
L'ultima raccolta Novelle Rusticane si ispira ai valori e i sentimenti contrapposti della logica e della lotta della vita.

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