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QUALE IDEA HAI TU DELLA SOLIDARIETÀ'? QUALI POSIZIONI A RIGUARDO HANNO GLI AUTORI I CUI BRANI ABBIAMO LETTO NELL'ANTOLOGIA?
La solidarietà è quel sentimento, quell'emozione che spinge gli uomini a convivere tra loro, ad accendere la fiaccola dell'aiuto reciproco la cui luce è indispensabile per la vita umana sulla Terra. La solidarietà non è un'azione precisa da fare solo in un determinato luogo e momento; la solidarietà è una serie di azioni che possono variare a seconda dell'età e delle possibilità: ad un bambino di sei anni non si può chiedere di aiutare l'esercito a riparare gli edifici distrutti dal terremoto a L'Aquila, ma gli si può chiedere di donare un giocattolo che non gli piace ad un bambino bisognoso che non ha niente con cui giocare. Lo stesso vale per un pompiere che, mentre un palazzo è in fiamme, compierebbe un atto di solidarietà a spegnerle, ma anche a donare una caramella ad un bambino che sta piangendo. Naturalmente, entrambe le azioni sono solidali, però ha la precedenza spegnere il fuoco e salvare gli inquilini del palazzo. Ma ci sono atti di solidarietà che tutti - ma proprio tutti - possiamo compiere. Fare compagnia ad un anziano che vive sempre solo e abbandonato da tutti, anche dalla famiglia, aiutare un disabile o incoraggiarlo e rallegrarlo, donare una monetina che magari per noi non rappresenta niente, ma per un barbone o un povero che vive per strada è un lusso, e potrei fare un elenco infinito di questi piccoli gesti che possono fare grandi cose. Vi faccio un esempio: una città devastata da un terremoto o da un'eruzione vulcanica, migliaia di sfollati, servono aiuti; se ognuno di noi donasse un euro, un solo euro, considerando che nel mondo ci sono sei miliardi di persone (meno un miliardo tra poveri, vittime stesse del disastro e persone che non vogliono contribuire) si raccoglierebbero cinque miliardi di euro! Una bella cifra, eh? "centinaia di giovani in tutto il mondo stanno lavorando nelle zone più disastrate della Terra. Ma c'è ancora tanta gente che ha bisogno di solidarietà: coloro che apparentemente non hanno gravi problemi e vivono nella normalità, i cosiddetti ricchi, chi è ai primi posti nella vita e vanta sistemazioni e soddisfazioni. E' lì, fra le persone che hanno tutto […] che occorrono volontari decisi a piantare l'albero della solidarietà" (Don Luigi Ciotti).

La società si comporta da emarginante verso le persone più deboli, incapaci di essere autosufficienti, bisognose di affetto. E' questo il caso degli anziani. Il problema è sorto con la trasformazione della nostra società da contadina a industriale. Prima il vecchio rimaneva fino all'ultimo nella famiglia, anzi ne era il capo, anche perché depositario della cultura e delle tradizioni che venivano tramandate oralmente di padre in figlio. Al giorno d'oggi tutto è cambiato: la famiglia si è ridotta ad un piccolo nucleo di persone che vivono in piccoli appartamenti e che lavorano o studiano, passando quindi molto tempo fuori. Il vecchio ha perso la sua funzione. Non ha più neanche quella di educatore: la sua cultura è ormai sorpassata. Non è più "utile" in nessun piano, anzi, grava economicamente. Che cosa fare quindi? Rinchiuderlo in una terribile Casa di Riposo dove l'unica possibilità è quella di attendere la morte?
Chiara Beria di Argentine nel brano "38 m2 di solitudine" ci evidenzia questo problema in un quartiere a sud - ovest di Milano (Baggio). Qui 25 volontari della Caritas Ambrosiana, in accordo con il Comune, hanno creato nel loro quartiere un'incredibile rete di sostegno agli anziani più fragili, malati e soli. Lo chiamano "servizio di prossimità", ovvero entrare con un pasto caldo nelle case ed avvicinare così chi è più isolato, per migliorarne la qualità di vita. A Baggio, intanto, Anna (la direttrice) ed i suoi amici hanno fatto di questo esperimento un servizio permanente, garantito dalla valorosa pattuglia di pensionati "giovani anziani" (60 – 70 anni) che si prende cura dei "grandi anziani" (da 80 anni in su) e dei più fragili.
Purtroppo non tutti affrontano la vita nelle stesse condizioni. Alcune persone, più sfortunate, incontrano maggiori difficoltà sul loro cammino a causa di menomazioni fisiche dovute a malattie, a incidenti o a malformazioni congenite. Per loro anche i gesti più consueti della vita quotidiana possono costituire ostacoli difficilmente superabili. Gli handicap che queste persone portano addosso arrecano un duplice danno perché, oltre a vietare o a rendere difficilissime le azioni che "gli altri" compiono normalmente, senza alcuno sforzo, espongono il soggetto menomato all'isolamento e quindi alla solitudine. Eppure queste persone che soffrono possiedono molto spesso una forza d'animo straordinaria, che permette loro di affrontare la vita con amore e con energia indomabili, sviluppando ed affinando le doti di cui la natura li ha forniti. E' Fabrizio Macchi, che con la sua testimonianza autobiografica, ci fa conoscere questa realtà. Egli narra che grazie all'aiuto dell'allenatore Moreno Martinelli riesce, dopo un faticoso allenamento, a vincere le Paraolimpiadi di New York. Ciò evidenzia la grande forza d'animo che ha dovuto usare sia per fronteggiare i duri allenamenti, ma soprattutto per fronteggiare il parere della madre e dei parenti che lo invitavano a restare a casa e a non partecipare.
La donna è stata da sempre discriminata nella società. Oggi nei paesi industrializzati la donna e l'uomo hanno gli stessi diritti, ma nei paesi da "Terzo Mondo" la situazione è disastrosa. Ida Magli lo spiega chiaramente. In India la nascita di una bambina è accolta con le lacrime. Priva di qualsiasi diritto civile, la figlia femmina viene "data" in matrimonio fin dalla più tenera età. Dato che una vedova non può risposarsi ed è considerata praticamente già morta, è costretta, quando non si uccide al funerale del marito, ad una severissima vita ascetica con un'alimentazione di pura sopravvivenza. La società ripudia la donna e la considera un non – essere. Questo disprezzo fa sì che ogni crimine commesso contro di lei risulti perdonabile, anzi "una buona azione". Di solito il marito ha interesse ad avere più mogli (uccidendo ogni volta quella precedente) in modo da prelevare le doti di ognuna di esse e di racimolare un bel po' di soldi. Questa situazione persiste ancora in questi paesi, anche se notevolmente diminuita.
Michele Ainis evidenzia una situazione non meno problematica delle altre: i clochard, gli homeless, i barboni, diverso nome ma stesse condizioni di vita disastrose. L'ONU ne ha contati più di cinque milioni nei paesi industrializzati. In Italia si nutrono alle mense della Caritas o in altri centri d'assistenza e dormono per strada, nelle hall delle stazioni o nei depositi di sfasciacarrozze. E' gente che non ha diritti ed è vittima del vandalismo e del freddo.
Un ruolo importante nell'educare alla solidarietà è svolto sicuramente dalla scuola nell'accogliere i figli degli extracomunitari, bambini disadattati o con altri problemi (handicap). La scuola inoltre deve agire nell'eliminare quei preconcetti e falsi atteggiamenti che ci fanno ritenere certe persone diverse e di conseguenza allontanarli dagli uomini "normali"; perché l'emarginazione e l'esclusione non fanno altro che aggravare le loro condizioni di disagio. Sul ruolo della scuola sono per esempio da tenere presente le esperienze raccontate da Pino Quartana che ha rilevato l'importanza di incentrare i rapporti tra i suoi alunni con sentimenti di amicizia, lealtà e fiducia. E' questo il ruolo che la scuola rappresenta perché il luogo dove i giovani possano frequentarsi, confrontarsi, rispettarsi e formare i futuri cittadini consapevoli del rispetto altrui.

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