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Umberto Saba nacque nel 1883 a Trieste da una madre ebrea, abbandonata dal marito prima della nascita del figlio. Per questo motivo l'artista rifiutò il cognome paterno, assumendo uno pseudonimo: saba, in ebraico, significa infatti
"pane". Tale situazione familiare e l'appartenenza all'ambiente semita segnarono la vita del poeta.
Dopo aver intrapreso gli studi commerciali, senza però terminarli, Saba lavorò come mozzo su una nave e, scoppiata la Prima guerra mondiale, si arruolò nell'esercito italiano. Nel dopoguerra aprì a Trieste una libreria antiquaria e si sposò . Con l'avvento del fascismo e delle leggi razziali, Saba fu costretto a fuggire; soggiornò a Parigi , Roma, Firenze, Milano, accolto e protetto da altri intellettuali antifascisti. Alla morte della moglie, avvenuta nel 1956,
Saba tornò a Gorizia , dove morì l'anno successivo. Sempre attenta alla nostra tradizione , l'opera di Saba è aperta alle varie influenze della cultura europea, e soprattutto di quella tedesca, più intensamente sentita a Trieste. Nei suoi versi (raccolti nel Canzoniere , che raduna poesie composte nell'arco di un cinquantennio) è evidente l'amore per la

sua città , per le persone care, per la semplicità , per la vita colta nei suoi aspetti più naturali.
Alla base della poesia di Saba, come egli stesso ebbe a precisare, sta il desiderio di "vivere la vita di tutti, d'essere come tutti gli uomini di tutti i giorni". I motivi della sua ispirazione scaturiscono pertanto da esperienze umili e domestiche , autobiografiche. Le inquietudini , lo smarrimento della solitudine, la tristezza di certi stati d'animo si alternano alle delicate e limpide visioni paesaggistiche della sua Trieste o ai vivaci e affettuosi ritratti dei familiari. Nello stile di Saba , semplice e quasi prosastico, la quotidianità e la facilità del lessico contrastano con la raffinatezza del metro e del ritmo.

Ritratto della mia bambina - Umberto Saba

La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo
e dell’estiva vesticciola: "Babbo
-mi disse – voglio uscire oggi con te"
Ed io pensavo : Di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull’onde biancheggia, a quella scia
ch’esce azzurra dai tetti e il vento sperde;
anche alle nubi, insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo;
e ad altre cose leggere e vaganti.

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