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I promessi sposi

Il romanzo si apre con una ampia descrizione del paesaggio del Lago di Como. Da una inquadratura larga Manzoni restringe man mano il campo e focalizza l'attenzione su una stradina su cui sta camminando un prete con il messale in mano, assorto in preghiera: costui è Don Abbondio, il curato del paese. Egli, alzando lo sguardo, vede qualcuno, che mai avrebbe voluto vedere: due bravi stavano appoggiati al muretto e davano l'impressione di aspettare proprio lui.
Costoro dissero al curato che il matrimonio tra Renzo e Lucia non si doveva celebrare, perché così voleva Don Rodrigo, il signorotto del paese, usando la celebre frase: ”Questo matrimonio non s'ha da fare!”.
Come può fare don Abbondio a rimandare le nozze? Quale scusa inventare? Ma soprattutto come reagirà quella “testa calda” di Renzo? Su consiglio di Perpetua, decide che la cosa migliore è darsi malato, ma durante l'incontro che ha con Renzo gli sfuggono delle parole che fanno capire al giovane che dietro questa storia c'è don Rodrigo, da tempo innamorato di Lucia. Renzo si reca da un avvocato, tale Azzeccagarbugli, che all'inizio sembra volerlo aiutare, ma poi sapendo chi c'è dietro a tutta questa storia caccia via Renzo in malo modo.

Per risolvere la questione interviene anche Padre Cristoforo, un frate nonché il confessore e confidente di Lucia, da sempre nemico dei prepotenti che, senza timore, si reca al castello di Don Rodrigo e cerca di convincerlo a lasciare che i due giovani si sposino. Don Rodrigo non accetta l'interferenza di Padre Cristoforo e costui, prima di andarsene, lo minaccia, dicendogli che prima o poi sconterà le sue malefatte.
I due giovani, su suggerimento di Agnese, la mamma di Lucia, e come estremo tentativo, organizzano un “agguato” a don Abbondio: l'idea è di piombargli in casa con due testimoni, pronunciare le formule di matrimonio e costringerlo a benedire la loro unione. La cosa non funziona perché don Abbondio, preso dal panico, inizia ad urlare dalla finestra dicendo che in casa sua ci sono i ladri. Tutto il paese è in subbuglio e i due promessi sposi decidono di scappare: Renzo andrà a Milano presso un convento di frati e Lucia a Monza dalla Monaca di Monza.
Le loro strade si separano.
Lucia starà per un po' presso la Monaca di Monza (della quale Manzoni racconta tutta la storia dall'infanzia alla sua consacrazione come suora), poi un giorno, uscendo per fare una commissione per la Monaca, viene rapita da alcuni bravi che la portano nel castello dell'Innominato( anche di lui Manzoni racconta per esteso la storia). Costui era amico di Don Rodrigo e tristemente noto per la sua cattiveria e ferocia. L'incontro tra lui e Lucia però segnerà una svolta nella sua vita: non solo lascerà andare la ragazza, ma chiederà un incontro con Carlo Borromeo per chiedere scusa per tutte le malefatte commesse e per ottenere il perdono. Da questo momento egli diventerà un altro uomo, tanto da aprire il suo castello a tutti coloro che hanno bisogno di un rifugio.
Lucia verrà ospitata presso una nobile milanese e poi, quando si ammalerà di peste, verrà portata al lazzaretto dove incontrerà sia padre Cristoforo sia don Rodrigo.
Mentre Lucia vive tutte queste esperienze, Renzo si trova a Milano dove si stupisce perché crede di essere arrivato nel “paese della cuccagna”. Infatti in una piazzetta vede per terra della farina e delle pagnotte. Ingenuamente pensa che a Milano la gente sia così ricca da lasciare il pane per terra e lo prende, ripromettendosi di restituirlo qualora il legittimo proprietario lo avesse richiesto. In realtà a Milano è in corso l'assalto ai forni: il popolo è stanco dei prezzi troppo alti della farina e del pane e delle bugie dei panettieri che dicevano a tutti che c'era poca farina e quindi poco pane. Renzo si trovo coinvolto suo malgrado nei tumulti e ad un certo punto si mette “a predicare” contro i ricchi e i loro soprusi. Così viene scambiato per il capo della rivolta e tenuto d'occhio da un poliziotto, che la sera lo fa ubriacare e riesce a farsi dire i suoi dati. Renzo la mattina dopo viene portato in prigione ma riesce a scappare. Esce da Milano e corre cercando l'Adda: da lì potrà andare nel territorio di Bergamo e si farà ospitare da suo cugino.
Dopo alcuni mesi Renzo tornerà a Milano per cercare Lucia, ma la città ha cambiato aspetto: ovunque c'è sporcizia, monatti, che raccoglievano i morti delle strade e dalle case, e cadaveri. Renzo sa di cosa si tratta (la peste) ma resta sconvolto da questo clima di dolore e morte che grava sulla città. Tante sono le scene a cui assiste ma la più toccante è quella di Cecilia. Questa bambina viene portata in braccio dalla mamma e appoggiata con delicatezza sul carretto dei monatti: è l'unica scena di umanità in una situazione così sconvolgente.
Renzo viene a sapere che Lucia è al lazzaretto e va a cercarla: la troverà, ma incontrerà anche padre Cristoforo e don Rodrigo. Renzo concede il perdono al suo nemico e poi durante il dialogo con Lucia viene a sapere che non possono più sposarsi a causa di un voto fatto da Lucia quando si trovava imprigionata nel castello dell' Innominato. Padre Cristoforo annulla questo voto come non è valido. Così i due giovani possono finalmente tornare al loro paese e sposarsi, dopo aver constatato la morte di tanti amici e parenti.

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