Ominide 943 punti

Poesie di Giovanni Pascoli

Mare
M'affaccio alla finestra, e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l'onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde.
Ecco sospira l'acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d'argento.
Ponte gettato sui laghi sereni,
per chi dunque sei fatto e dove meni?

Commento
: è notte il poeta si affaccia alla finestra e contempla il mare. Lo vede vivo, partecipe del mistero dell'universo. Le onde, le stelle, il vento dialogano nell'armonia della natura. La luna, che riflette sul mare, sembra costruire un ponte di luce che invita verso un mondo sconusciuto

L'assiuolo
Dov'era la luna? ché il cielo

notava in un'alba di perla,
ed ergersi il mandorlo e il melo
parevano a meglio vederla.
Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù;
veniva una voce dai campi:
chiù . . .
Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare,
sentivo un fru fru tra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
com'eco d'un grido che fu.
Sonava lontano il singulto:
chiù . . .
Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento:
squassavano le cavallette
finissimi sistri d'argento
(tintinni a invisibili porte
che forse non s'aprono più? . . .);
e c'era quel pianto di morte. . .
chiù . . .

Commento:il protagonista della poesia è un uccello notturno, il cui grido si perde nell'incerto chiarore dell'alba fra fremiti, rumori, luci, improvvise di lampi.
Quel verso, in un emozione, da semplice voce della natura si trasforma in un richiamo a una realtà oscura e dolorosa.

Inserisci qui il titolo dell'appunto

Registrati via email