Neorealismo


In Italia, già verso la fine degli anni ’30 si avvertiva un atteggiamento di insofferenza e di critica verso la chiusura mentale fascista contemporanea. Si avverte inoltre la sensazione di dover uscire dall’ambiente chiuso e dai continui isolamenti, caratteristiche dell’Ermetismo. Questo movimento si affermerà dopo la Seconda Guerra Mondiale, un’esperienza tragica, e prenderà il nome di Neorealismo, avendo la sua massima affermazione dal 1945 al 1955. Il Neorealismo si rifà per certi versi al Realismo, con l’unica differenza, però, che gli scrittori non si limitano a denunciare i fatti, ma bensì, a dare dei consigli per porre rimedio. Gli scrittori si sentono quindi in dovere di ricostruire la società contemporanea, e farsi interpreti dei problemi sociali e non solo. I temi più frequenti sono la guerra, la fame, la miseria e le condizioni dei ceti più umili, trascritti attraverso un linguaggio semplice e popolare. Tra i più significativi scrittori ricordiamo : Elio Vittorini, Alberto Moravia, Primo Levi, Italo Calvino, Cesare Pavese, ecc..
Nell'ambito del neorealismo si sviluppa anche un filone poetico, che però non riesce a mettere in discussione i modelli diffusi negli anni del fascismo. Nella poesia neorealista, la lingua deve essere spontanea e immediata, e ancora una volta si guarda al dialetto e alla parlata popolare, di cui si cerca di riprodurre le cadenze. Si sperimentano anche misure epiche e narrative. I risultati raggiunti non sono però duraturi.
Anche il cinema diventa un mezzo per dibattere problemi umani e sociali, dando spettacolo di evasione e divertimento. I film più rappresentativi sono quelli dei registi Roberto Rossellini (Roma Città Aperta, Paisà), Vittorio De Sica (Sciuscià, Ladri di Biciclette) e Luchino Visconti (La Terra Trema, Rocco e i suoi Fratelli).
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