Meriggiare pallido e assorto

Commento
La poesia Meriggiare pallido e assorto è stata scritta da Eugenio Montale nel 1916 e fa parte della raccolta di poesie Ossi di Seppia.
Il poeta descrive il paesaggio estivo in cui si trova in un giorno di calura: la luce accecante del sole, il calore, le file di formiche rosse che camminano, il mare in lontananza e le montagne spoglie. Egli cerca di trovare nel calore di quel paesaggio la tranquillità interiore, ma non ci riesce a causa dei suoi tormenti. Paragona la vita ad una muraglia, che in cima ha pezzi di vetro di bottiglia taglienti e che quindi è difficile da varcare.
Quest’immagine rappresenta la sofferenza e la difficoltà della sua vita, rappresenta il mare come un insieme di scaglie di vetro, pronte a colpirlo. La poesia è composta da tre strofe composte da diciassette versi liberi. Il poeta utilizza il modo infinito per la maggior parte dei verbi, per generalizzare e non individuare una specifica persona, e dare un senso di attesa. La poesia è ricca di allitterazioni, la più frequente è quella della R che da un senso di calore. Nel quarto verso sono presenti due onomatopee (fruscii/schiocchi) e nel quinto è presente un’assonanza. Nell’undicesimo verso si trova un’altra onomatopea (scricchi) mentre nel quattordicesimo verso è presente anche una sinestesia (sentire/ tutta la vita).