Montale

Quale scrittore o poeta del Novecento ti ha particolarmente colpito? E, soprattutto, perché?

Scaletta

1) Introduzione: Eugenio Montale, un poeta che mi ha particolarmente colpito.
2) In primo luogo, perché è ligure, come me.
3) I suoi ritratti accurati del paesaggio ligure.
4) Montale e il “male di vivere”, comune a molti adolescenti.
5) Esprime le inquietudini dell’uomo moderno.
6) Le sue angosce, che sono anche le nostre.
7) I suoi versi, asciutti e concisi.
8) Il suo e il nostro mondo, così privo di significato.
9) Conclusione: un poeta che, secondo me, ci ha lasciato molti spunti di riflessione

Fra i tanti scrittori e poeti dell’ultimo secolo che abbiamo studiato quest’anno a scuola, quello che mi ha particolarmente colpito è stato Eugenio Montale.
Il motivo è semplice: il poeta non è solo una delle massime “voci” della letteratura mondiale di tutti i tempi, ma proviene anche dalle aspre terre della Liguria, che sono pure le mie. Di conseguenza, descrive questi luoghi con versi molto precisi e i “suoi” paesaggi io li vedo e li vivo quotidianamente.

Infatti, Montale nasce a Genova nel 1896 e trascorre la sua infanzia alle Cinque Terre, a Monterosso, dove la mia nonna, proprio come i genitori di Montale, ha una piccola casa.
Nella poesia “Meriggiare pallido e assorto”, forse una delle più famose, Montale ci fa un ritratto accurato del paesaggio ligure nelle ore più calde dell’estate. Ed è proprio così, ancora oggi: le serpi, i merli, le formiche, le cicale, il mare e il sole che abbaglia.
Comunque devo dire che Montale non mi ha colpito solo perché è ligure, come me, e perché ha lasciato a tutti noi dei versi immortali sulla nostra splendida terra: lui è anche il cantore di quel “male di vivere” che è una malattia comune a tanti ragazzi e ragazze della mia età.
Quale adolescente non ha forse mai avuto l’impressione che la vita sia, davvero, un muro coperto da cocci di bottiglia, impossibile da superare? Secondo me, Montale, grazie alla sua cultura e alla sua straordinaria sensibilità personale, è riuscito ad esprimere, sia pure in versi estremamente stringati, tutte le inquietudini dell’uomo dei suoi tempi, di una società che vive periodi storici estremamente drammatici.
La prima guerra mondiale, la dittatura fascista, poi la tragedia del secondo conflitto mondiale: tutti eventi angoscianti e, infatti, è proprio l’angoscia la vera, grande protagonista delle liriche di Montale.
Penso che noi, anche se per fortuna non abbiamo vissuto e sperimentato di persona delle tragedie “storiche” paragonabili a quelle nominate poco sopra, possiamo ugualmente provare sentimenti e angosce simili a quelle di Montale. Anche l’uomo contemporaneo, in particolare noi giovani, fatica a trovare punti di riferimento e spesso si sente travolto dagli eventi, proprio come se si trovasse sotto un bombardamento. Come sostiene Montale, possiamo dire solo”ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”, perché il resto ci è ancora misterioso e arcano.
Sarà per questo che il poeta utilizza dei versi che mi piacciono molto: asciutti e concisi, senza troppi giri di parole, una lirica difficile, perché ricca di figure retoriche, ma nello stesso tempo immediatamente comprensibile. A me, pur essendo una ragazza, non sono mai piaciuti troppo i sentimentalismi e nemmeno i giri di parole, quindi apprezzo particolarmente la poesia di Montale, definita non a torto “scabra ed essenziale”.
Il mondo, per Montale ma anche per me, almeno al momento è del tutto privo di significato e per esprimere questo, in fondo, non servono tanti discorsi. Siamo davvero come gli “Ossi di seppia”, gettati dal mare sulla spiaggia e utili solo agli uccelli per arrotarsi il becco…
Non deve essere un caso se, nel 1975, hanno assegnato a Montale il Premio Nobel per la letteratura: penso che un poeta non si “misura” per la difficoltà dei suoi versi ma per quello che riesce a esprimere, per quello che lascia nel lettore. Concetti senza tempo i suoi, perché i problemi e le domande che si pone l’uomo, in fondo, sono un po’ sempre quelli e trovare una risposta è ancora oggi molto difficile, se non impossibile.

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