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Nella parte introduttiva del romanzo "Se questo è un uomo", Primo Levi invita in modo perentorio a non dimenticare le condizioni disumane dei campi di concentramento, di cui fu lui stesso testimone.
L'autore si rivolge a noi, con i primi quattro egli indica alcuni aspetti che per lui caratterizzano la vita degli uomini liberi quali: la sicurezza nelle proprie case, il cibo caldo e l'affetto dei familiari. Poi il poeta elenca alcuni aspetti che disumanizzano i detenuti nei campi di concentramento quali: il lavoro massacrante, la mancanza di pace, la lotta per un pezzo di pane, l'impossibilità di esprimere i propri pensieri per paura di essere uccisi, la donna senza capelli, senza nome, senza speranza.
Il poeta ci esorta a riflettere su queste cose che sono successe e dice di non dimenticarle mai e di raccontarla alla generazione futura affinché nulla sia dimenticato di quella spaventosa esplosione di brutalità. La poesia si conclude con la maledizione di chi non adempie queste dovere. Primo Levi concepì la testimonianza dello sterminio degli ebrei nei lager nazisti come una missione per educare le nuove generazioni. Sopratutto i giovani devono sapere che certi fantasmi non muoiono mai e, magari camuffati, possono ricomparire se abbassiamo il nostro livello di attenzione, di osservazione, di studio, e di conoscenza.

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