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Hikmet Nazim è un poeta turco, nacque nel 1902 a Salonicco, in Grecia, e soggiornò per un certo periodo a Mosca, dove entrò in contatto con la cultura sovietica e l'ideologia marxista. Nel 1938 fu condannato a 28 anni di carcere per la sua propaganda comunista e per l'opposizione al regime di kemal Ataturk. Dopo dodici anni di prigione fu liberato e si trasferì a Mosca, dove morì poco dopo nel 1963. La sua poesia , caratterizzata da un'intensa liricità e malinconia , ha come temi privilegiati quelli della nostalgia per la propria patria e dell'amore per la donna e per la famiglia . Tra le sue raccolte : Le lettere dal carcere (1942-1946), Il duro mestiere dell'esilio (1955), Poesie d'amore (1933-1962). Scrisse anche il poema epico In quest'anno 1941, diverse opere teatrali e un romanzo autobiografico pubblicato postumo.
Profondo conoscitore della cultura orientale e di quella occidentale , il poeta turco, pur correndo a modalità espressiva al quanto varie, compone i suoi versi avvalendosi sempre di un linguaggio molto semplice e diretto . Il suo

intento è quello di far comprendere a tutti sia quale profonda saggezza può albergare nel cuore umano, sia la tragicità della condizione storica del suo popolo. In una delle sue poesie, l'autore si rivolge al figlio per esortarlo ad
amare in modo pieno e responsabile la terra, la natura e le sue creature, ma soprattutto l'umanità e a trarre da essa la ragione più profonda della gioia.

A mio figlio da Poesie d'amore (1933-1962) Hikmet Nazim
Non vivere su questa terra come un inquilino
Ragazzo mio, io non ho paura di morire.
Tuttavia, ogni tanto mentre lavoro
nella solitudine della notte, ho un sussulto nel cuore,
saziarsi della vita vita, figlio mio, è impossibile.
Non vivere su questa terra come un inquilino,
o come un villeggiante stagionale.
Ricorda: in questo mondo devi vivere saldo,
vivere come nella casa paterna.
Credi al grano, alla terra, al mare
ma prima di tutto all'uomo.
Ama la nuvola,il libro, la macchina,
ma prima di tutto l'uomo.
Senti infondo al tuo cuore
il dolore del ramo che secca,
della stella che si spegne, della bestia ferita,
ma prima di tutto il dolore dell'uomo.
Godi di tutti i beni terrestri, del sole,
della pioggia e della neve,
dell'inverno e dell'estate, del buio e della luce,
ma prima di tutto godi dell'uomo.

Dopo un'attenta lettura della lirica è possibile dividerla in tre parti distinte, unite tuttavia dal tema dell'amore verso l'umanità e la natura. La poesia esordisce con un toccante invito del poeta al figlio a vivere la sua vita con consapevolezza come l'uomo che ama la casa del padre e sa di appartenere a essa, ben diversamente da un inquilino o da un viaggiatore distratto.
La prima parte della poesia , in cui il mondo è definito attraverso le immagini suggestive del grano, del mare e della terra, si conclude con l'esortazione ad amare soprattutto l'uomo , non a caso ripetuta due volte per sottolineare il valore. Il medesimo invito ritorna nella seconda parte del componimento, dove il poeta richiama immagini di tristezza, rappresentate efficacemente dalle figure simboliche del ramo secco , del pianeta che si spegne, dell'animale infermo. In

questi versi l'invito al figlio si fa più forte e vibrante, in quanto volto a condividere il dolore, soprattutto quello dell'uomo. Nella terza parte , lieta come un inno scandito da un verso più volte ripetuto (ti diano gioia), il poeta, attraverso immagini evocatrici di felicità, esorta il figlio a gioire di tutte le bellezze della natura , ma , ancora una volta, a ricevere gioia soprattutto dall'uomo.

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